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Si parla di...

 

Sul forum ASPICommunty, nella discussione Ai confini della realtà, si parla di “Sindrome da reality”. Secondo alcuni esperti i reality hanno un impatto negativo sui telespettatori, soprattutto sui giovani, spingendoli a porsi modelli irraggiungibili e negativi.

Florinda

La nostra epoca risente molto dell’influenza dei mezzi di comunicazione, soprattutto della televisione. È opinione comune il fatto che la tv, tramite i film, tenda a far diventare accettabili comportamenti ritenuti altrimenti disdicevoli.

Reality e serie tv sembrano più vere della realtà e telegiornali e dibattiti politici utilizzano il linguaggio dei film per destare l’attenzione del pubblico. Sfumano i confini tra realtà e finzione, che divengono sempre più rarefatti e si crea un miscuglio surreale.

Il problema, secondo molti psicologi, è l’effetto che i reality hanno su coloro che li guardano. Questi programmi avrebbero un impatto negativo soprattutto sui giovani, che tenderebbero a porsi modelli irraggiungibili e negativi. Questo porterebbe i ragazzi a vivere una forte frustrazione, andando poi incontro a cambiamenti di umore, comportamenti aggressivi e condotte alimentari sbagliate.

È possibile secondo voi parlare di “Sindrome da reality”? 

Anna

Purtroppo credo proprio che si possa parlare di sindrome. Il tuo messaggio mi ha fatto venire in mente Videocracy, un documentario molto interessante che mostra quanto potere ha la televisione in Italia. Quando ho avuto l'opportunità di vedere questo filmato mi hanno colpito molto le dichiarazioni di un ragazzo, il cui scopo nella vita è quello di diventare famoso e la massima aspirazione è quella di poter divenire un concorrente del Grande Fratello. Non credo sia da sottovalutare questo fenomeno, perché la televisione sta profondamente cambiando la società e forse non capiamo la portata di questi cambiamenti.

Schizotipo

Sono d’accordo solo in parte.

Io parto da un presupposto che per me è molto pessimista: questi tipi di programmi hanno successo proprio perché c’è una fetta molto ampia di popolazione che vuole vederli e quindi che vuole essere influenzata. Che ha dei desideri dal punto di vista socioculturale biasimabili ma che diventano accettabili quando cominciano a vedere che i propri desideri non sono solo propri ma che sono anche di altri e che un particolare sistema tende a renderli accettabili. È un concetto che si avvicina molto ad un discorso assimilabile al proibizionismo (ovviamente prendete tutto con le pinze).

Io penso che il telespettatore sia un bambino e che la tv tende a viziare i suoi desideri perché solo così ha un tornaconto economico.  La tv per essere guardata dovrebbe bilanciare questo aspetto con quello tipico del genitore che deve quasi “costringere” il telespettatore a vedere quello che è. Ovviamente il “costringere” è difficilmente metabolizzabile.

Rita

Indubbiamente c'è il tornaconto economico, ed è per questo che i programmi "critici" diventano programmi di nicchia. Credo che la vera pluralità dovrebbe prevedere programmi di cultura, informazione, intrattenimento, etc., e in questa ampia offerta indubbiamente possono rientrare programmi trash. Il problema è che in questo momento i programmi trash occupano la maggior parte dello spazio televisivo. La tv invece dovrebbe essere attenta a formare negli spettatori ad un senso critico. Mi spiego meglio: se ciò che vedo mi da informazioni varie e mi offre tanti punti di vista, allora potrò sviluppare una mia idea. Quindi se ho senso critico, se sono abituata a ragionare su ciò che vedo, allora posso guardare tutto, perché ho un mio punto di vista. Il problema nasce, secondo me, quando una persona assimila tutto senza metabolizzare e capire. Questo diventa lavaggio del cervello.

Schizotipo

Il problema principale secondo me è che i media partono dal presupposto che il trash sia una forte fonte di attrazione.  Dal mio punto di vista questo successo del trash è dovuto al fatto che la gente si ritrova ad essere “sedotta” da temi culturalmente “proibiti” oppure a criticare atteggiamenti e qualità di personaggi televisivi  illudendosi di sviluppare una sorta di senso critico personale, quando in realtà è un senso critico indotto dagli stessi media. Per esempio prendiamo “la pupa e il secchione”, non c’è niente di più facile che criticare le macchiette che fanno parte di questo programma e la trasmissione ha successo proprio per questa dinamica perversa.

È vero, la tv deve formare un senso critico e l’unico mezzo che ha per farlo è creare una pluralità di programmi che bilanci l’aspetto trash con quello serio. Purtroppo la tv ha un grande difetto: favorire un tipo di apprendimento passivo dove non è lo spettatore a scegliere quello che vuole vedere. Personalmente non guardo la tv e preferisco informarmi e svagarmi su internet dove la ricerca delle informazioni diventa più attiva. 

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