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Attacchi di panico

Negli ultimi due decenni gli attacchi di panico sono diventati manifestazioni estremamente diffuse a livello sociale.

L'articolo ASPIC di questo mese, scritto da Lino Fusco, affronta il tema dal punto di vista dell'integrazione e del pluralismo in psicoterapia.

Ogni approccio terapeutico ha un suo modo di concepire e affrontare il panico, più o meno condiviso e integrabile con altri approcci. La ricerca scientifica va nella direzione di validare maggiormente alcuni approcci (cognitivo-comportamentale, strategico breve, integrazione della farmacoterapia) focalizzati primariamente sulla risoluzione sintomatica del quadro patologico individuale, anche se poi in questi “casi risolti” sono frequenti “spostamenti” dell’area della sofferenza psicopatologica e relazionale, per cui una persona riduce certi aspetti sintomatici sicuramente invalidanti solo che la sua qualità della vita migliora in minima parte sul piano soggettivo-interpersonale.

Allora, secondo Fusco, appaiono più utili altri approcci terapeutici che integrino la riduzione sintomatologica con la possibilità di percorsi di miglioramento a livello esistenziale, relazionale e di qualità della vita globale.

Rappresentazione di sé nel mondo della persona che vive il panico

La persona assediata dal panico ha una visione del mondo come pericoloso e un senso di sé come debole e incapace di affrontare le potenziali esperienze minacciose; focalizza e ingigantisce esperienze e scenari catastrofici immaginati, ha difficoltà a dare la giusta rilevanza alle esperienze che vanno in una direzione contraria al pericolo.

La persona in preda al panico adotta uno stile comportamentale organizzato intorno all’azione ripetuta di evitamento, che non garantisce di fatto una sensazione di reale rassicurazione (nucleo centrale dell’ansia patologica rispetto all’ansia “normale” in cui la persona riesce a trovare e utilizzare fonti di rassicurazione) e finisce solo per restringere il proprio spazio vitale ed espressivo mentre la persona progressivamente si riduce a vivere una vita sempre più piena di limiti e angoscia, vuota di soddisfazioni, relazioni, realizzazioni di sé. È il paradosso: l’evitamento offre un beneficio a breve termine (placare l’ansia) che a lungo termine amplifica il circolo vizioso che alimenta l’ansia in quanto la persona non si espone a situazioni che potrebbero rassicurarla.

Tipicamente il panicato manifesta un certo grado di incapacità ad accogliere e interpretare le proprie emozioni e a tradurre le sensazioni legate all’attivazione psicofisiologica delle emozioni. La persona ha difficoltà a riconoscere e a definire adeguatamente le proprie emozioni fino a commettere un errore di significazione: legge l’emozione e i suoi aspetti fisiologici non come segnale del timore che qualcosa accada ma come prova che tale terribile minaccia sia effettivamente già in corso.

Oltre il sintomo. Dal curare al prendersi cura

Un approccio pluralistico integrato offre una lettura simbolico-relazionale sul senso dell’esperienza panico, propone una linea intervento orientata alla patogenesi e alla salutogenesi e traccia un percorso terapeutico specificamente adattato alla caratteristiche soggettive della persona: un modello di lettura simbolico relazionale esistenziale valido per gli attacchi di panico e più in generale per le forme del nostro mal-essere.

Il messaggio “esistenziale” fondamentale del mal-essere è: “guarda che qualcosa nella tua vita non va, qualcosa nella tua vita va messo in discussione, qualcosa nella tua vita va modificato”. Il panico è un richiamo alla propria liberazione: inizialmente può sembrare solo portatore di sofferenza, di fatto offre l’indicazione di una o più strade percorribili verso un rinnovato ben-essere, per uscire fuori da gabbie e prigioni auto-imposte, oltre vecchie norme e forme di sé, oltre vecchi ruoli, oltre vecchi imperativi interiorizzati sul dover essere e dover fare.

Trattamento pluralistico integrato del panico

Nell’approccio pluralistico integrato al mal-essere esistenziale del panico esistono diverse linee evolutive della cura sempre presenti, secondo un alternarsi dinamico figura-sfondo:

  • relazioni di attaccamento e rappresentazioni interne (patogenesi e ri-scrittura del copione esistenziale e relazionale): esperienza emotiva correttiva attraverso cui riparare ferite, ristrutturare nuclei di personalità e integrare la propria complessità esistenziale;
  • cura dei sintomi: integrazione del farmaco, tecniche di respirazione e rilassamento, esposizione graduale alla paura e alle situazioni temute;
  • cura dell’alessitimia e sviluppo dell’intelligenza emotiva;
  • ristrutturazione del dialogo interno e training dell’assertività;
  • approccio motivazionale focalizzato sull’azione: la persona è guidata più direttamente ad agire in maniera diversa dal solito, a modificare concretamente atteggiamenti, comportamenti e stili relazionali, a sperimentare specificamente nuove modalità di comportarsi.

Quest’ultima dimensione del trattamento richiama in particolare ad un approccio fondato sulla salutogenesi: promozione di stili di vita, di relazione e di comportamento maggiormente orientati alla cura di sé; verso la necessità, con cui prima o poi la persona si confronta, di nuovi comportamenti per costruire nuovi scenari relazionali.

Leggi l'articolo per saperne di più.

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