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Donna dell'anno

La psicologa uzbeka Bibisora Oripova è stata eletta la "Donna dell'anno 2010". La dr.ssa Oripova svolge la sua attività a Samarcanda, nel centro "Speranza", dove si occupa del recupero psicofisico delle donne che hanno tentato il suicidio dopo essere state maltrattate e picchiate dai mariti.

Il premio internazionale le è stato consegnato lo scorso 10 dicembre (fonte: 12vda.it), dopo essere stata scelta come finalista da una giuria presieduta da Umberto Veronesi. Alla vincitrice è stato assegnato un premio di 50.000 euro da destinare alle attività che hanno determinato l'attribuzione del riconoscimento stesso (ANSA).

L’assegnazione del premio è stata motivata dal continuo e coraggioso impegno della psicologa per salvare la vita di tante donne vittime di violenze, portate ad atti estremi a causa di situazioni e realtà oppressive. Il suo Centro ha permesso a molte donne di cambiare vita, reinserirsi nella società e sperare in un futuro migliore.

Donne vittime di violenza: la diade vittima-carnefice

Secondo Zur (1994), in passato, nell’ambito della ricerca scientifica sulle vittime di violenza si sono delineati principalmente due approcci. Da una parte, alcuni ricercatori sembravano puntare il dito sulle vittime (Brownmiller, 1975; Ryan, 1971; Walker, 1979), che si trattasse di mogli maltrattate o donne stuprate. Il secondo approccio, invece, ha cominciato a considerare gli uomini come gli unici responsabili della violenza (Hughes, 1993; Keen, 1991; Zur & Glendinnning, 1987). Questi due approcci, basati sulla ricerca di un colpevole, non riuscivano a cogliere la complessità delle dinamiche che si instaurano tra vittima e carnefice. Zur sostiene un terzo punto di vista cercando di descrivere la complementarietà tra i ruoli di abusato e abusante, focalizzandosi in particolare sulla relazione uomo-donna.

Aspetti rilevanti per gli interventi

È frequente che una donna con una storia di abuso alle spalle sia attratta da uomini violenti. Secondo Zur, queste donne hanno imparato ad associare l'amore con la violenza ed hanno esigenze complementari a quelle dei carnefici. Si tratta di un fenomeno complesso e qualsiasi terapia al riguardo dovrebbe comprendere molteplici prospettive. Zur presenta cinque aspetti importanti da tenere in considerazione, sia che si lavori con l'abusato che con l'abusante o con l'intero sistema familiare.

  1. Va valutata la natura delle interazioni tra carnefici, vittime e ambiente. È importante evitare di porsi nell'ottica valutante di chi cerca il colpevole. 
  2. Bisogna avvicinarsi con empatia alla persona maltrattata e tentare di comprenderne il comportamento autodistruttivo attuale alla luce del suo passato. 
  3. Vanno valutati il livello di consapevolezza delle persone coinvolte e le loro risorse
  4. Vanno presi in considerazione i fattori socio-culturali che influenzano il comportamento della diade vittima-carnefice. 
  5. Occorre valutare il contesto socio-culturale in cui è inserita la diade vittima-carnefice (sistema legale, educativo e politico, tendenze culturali, ruoli di genere, ecc...).

L'obiettivo immediato della terapia è quello di prevenire ogni violenza imminente. L'obiettivo a lungo termine, sostiene Zur, deve essere quello di aiutare i pazienti, che siano vittime, carnefici o spettatori, ad assumere un nuovo ruolo e dei nuovi comportamenti

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