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Quale Scienza per la Psicoterapia?

Scritto il 09 Aprile 2008 alle ore 09:32:44 da Alessia

Tratto dagli Atti del III Congresso Nazionale SEPI-Italia, Quale scienza per la psicoterapia?, 18-19-20 Aprile 2008, Roma

La barriera che attualmente separa i clinici dai ricercatori può essere compresa nei termini del rapporto tra "contesto della scoperta" e "contesto della giustificazione". Per la maggior parte dei ricercatori la logica della scoperta deve essere subordinata alla logica della prova, nel senso che qualsiasi scoperta ha valore solo nella misura in cui ha superato il vaglio della prova empirica. Per la maggior parte dei clinici, al contrario, la logica della prova è essenziale nelle scienze 'dure' ma trova un'applicazione solo marginale nel campo della psicoterapia, dove invece è centrale la logica della scoperta che si appoggia ad altri processi di giustificazione, come la coerenza interna delle teorie e il consenso dei pari.

Se ogni scuola, oltre a produrre le proprie teorie, produce anche i propri modi esclusivi di validarle, in mancanza di un criterio comune di validazione cui tutte debbano sottostare, o di un referente comune rispetto al quale giudicare della verità o falsità delle teorie, si perviene all'esito di frammentazione estrema del campo che è sotto gli occhi di tutti.

Proprio per reazione a questo esito di polverizzazione e anarchia, che giova poco tanto al prestigio dei terapeuti quanto all'interesse dei pazienti, è sorto il movimento delle pratiche basate sull'evidenza: evidenza empirica, appunto. Senza dubbio èquesto il terreno su cui avanza oggi impetuosamente il processo di integrazione delle psicoterapie. Le barriere tra scuole si abbassano o cadono di fronte al principio unificante della ricerca empirica. Questa unificazione del campo, peraltro, è ottenuta a un prezzo che molti, certamente la maggior parte dei clinici, non sono disposti a pagare: la subordinazione della pratica clinica alle indicazioni provenienti dalla ricerca empirica.

Il III Congresso SEPI-Italia si propone di esplorare delle vie di conoscenza della cosa psicoterapeutica in cui la subordinazione dell'esperienza all'esperimento possa essere superata senza per questo venir meno alle esigenze di oggettività, coerenza e rigore che sono irrinunciabili nella conoscenza scientifica.


Quale scienza per la psicoterapia?

Oggettività, in psicoterapia, significa accordo intersoggettivo. Ma quali  sono le evidenze su cui occorre trovare un accordo? La risposta cambia a seconda della logica che adottiamo, quella della prova o quella della scoperta. In questa prospettiva descriviamo invarianti o regolarità del campo: i fenomeni tipici o fattori comuni a tutte le psicoterapie. La validazione in questo caso non avviene mediante esperimenti, ma mediante il dialogo e il confronto con altri osservatori che raccolgono i loro dati nella prospettiva meta-teoretica. Il primo tipo di scienza potrebbe essere più adatto agli studi sull'esito, cioè alla misurazione di una serie di variabili prima, durante e al termine della terapia, per verificare l'efficacia del singolo trattamento indipendentemente dal metodo, piuttosto che di un metodo determinato (cosa che produrrebbe non molto di più del verdetto di Dodo). Il secondo tipo di scienza, metateoretico, è certamente più appropriato allo studio degli invarianti della terapia, per una mappatura del campo che faciliti l'orientamento della coppia terapeutica: vale a dire, la decisione se e quale sequenza interattiva tipica prendere come riferimento in un momento dato del processo, in alternativa a sequenze diverse o alla interattività spontanea, co-costruita e co-creativa, tra paziente e terapeuta (Giusti1, Carere-Comes2).

 

Riflessioni sul tema dell'approccio psicoterapeutico integrato e sul suo futuro

Partendo dagli scritti più o meno recenti di alcuni dei più importanti teorici e ricercatori (oltre che clinici), nel campo della psicoterapia integrata una riflessione sul tema dell'approccio psicoterapeutico integrato, sia dal punto di vista concettuale e dei modelli teorici, sia, soprattutto, riferendosi ai risultati della ricerca empirica e alle loro possibili letture, porta a porre i seguenti quesiti. È valida da un punto di vista argomentativo e in particolare appare sufficientemente supportata da evidenze empiriche la "filosofia" della psicoterapia integrata? È realizzabile il suo obiettivo? È davvero sostenibile che l'integrazione sia una sorta di "meta-psicoterapia"? È necessario procedere ulteriormente nella ricerca prima di far sì che si consolidi un consenso sufficientemente vasto su un insieme di nozioni e pratiche di base valido per qualunque psicoterapeuta? (Dazzi3).


Premesse per una scienza della coscienza

Mentre nella psicologia della coscienza non si è mai andati oltre a quelle serie lacunose di fenomeni, che palesemente dipendono da qualcos'altro, l'altra concezione, quella secondo cui lo psichico è di per sé inconscio, ha permesso di sviluppare la psicologia fino a farne una scienza naturale come tutte le altre (S. Freud, Compendio di psicoanalisi, 1938). Attraverso questo brano Freud sancisce come "Compendio" della sua intera esistenza di ricercatore l'ideale scientifico da cui è stato guidato nella costruzione della sua psicoanalisi.

Compare oggi un nuovo ideale scientifico a cui corrispondono concetti chiave quali complessità, emergenzialità, casualità, sistemi complessi, relatività come relazionalità strutturale e simili, e questa "rivoluzione" mette in crisi la spaltung tra res extensa e res cogitans e quindi la radicale dicotomia tra scienze della natura e scienze della cultura. Il ponte che si disegna tra le due sponde è l'esperienza vissuta (Erlebnis) del soggetto cosciente, dove co-scienza significa un sapere che comprende soggetto e oggetto in una inscindibile unità. L'interrogativo che si pone come una sfida agli psicologi e in particolare agli psicoterapeuti può essere così enunciato: Quale scienza può essere formulata per una integrazione tra atto empirico e atto empatico, senza ridursi nei parametri della misurabilità e senza dissolversi in una pura vocazione mistica? (Napolitani4).

 

Un'epistemologia per la clinica o non piuttosto una clinica per l'epistemologia?

L'amplissima messe di studi epistemologici sulla psicoanalisi in generale e sulla clinica psicoanalitica in particolare ha accompagnato lo sviluppo novecentesco dell'epistemologia, in un confronto di volta in volta con positivisti, neopositivisti, popperiani, post-neopositivisti ecc. Ma sia le severe e ancora recenti critiche di un Grnbaum, sia le epistemologie più"liberal" dei post-neopositivisti poco hanno sortito nella prassi clinica. Teorie e pratiche, per lo più sorde ai richiami al rigore scientifico degli epistemologi, hanno continuato a fiorire in maniera impressionante.

Se dunque l'operazione di filtraggio della psicoanalisi in toto attraverso quelle epistemologie si è rivelata in sostanza sterile, non è forse il caso di rovesciare il punto di vista e chiederci se e quale modello di scienza, se e quale epistemologia possa sortire dal vivo della prassi terapeutica (psicoanalitica e non)? (Fornaro5).

 

Daseinsanalyse e Gruppendaseinsanalyse: la svolta terapeutica della fenomenologia

La peculiarità dell'approccio fenomenologico-esistenziale (binswangeriano) incarnato in una più esplicita forma di psicoterapia, contestualizzata nella contemporaneità, tra operatori e utenti di Servizi sociosanitari pubblici, sul fronte della tossicomania (pura) e della tossicomania complicata da comorbilità psichiatrica, è la valorizzazione del vissuto gruppale condiviso quale modalità terapeutica principale di trattamento dei pazienti gravi e, al tempo stesso, di formazione degli operatori coinvolti nel discorso e nella pratica della cura.

Rispetto alla Daseinsanalyse, la decisa novità consiste nell'applicazione della fenomenologia, oltre e al di là della coppia classica terapeuta-paziente, ad un insieme di persone (Wirheit) definito gruppo, costituito da operatori (terapeuti) e da utenti (pazienti), all'interno del quale, per la peculiare atmosfera (Stimmung) che si viene a creare, si elidono le differenze di ruolo tra operatore e utente, tra medico e malato, tra tossico e lucido, tra psicotico e normale, in favore dell'emergenza delle loro proprie strutture esistenziali di presenze-al-mondo (in-der-Welt-sein).

Viene a mancare, quindi, nello scambio emotivo reciproco, in ottemperanza ad una messa tra parentesi radicale, il ruolo definito del terapeuta e, con esso, anche l'apparato metapsicologico e interpretativo che contrassegna il conduttore di gruppi di qualsivoglia altra formazione.

Questo significa, concretamente, che alle esperienze vissute (Erlebnisse), colte e contestualizzate nella loro essenza formale (Gestalt), viene data possibilità di ricombinarsi in maniera libera, secondo il puro e, solo apparentemente caotico, dispiegarsi dei propri reticoli intenzionali (Mit-erlebnisse).

Il modo fondamentale di questa del tutto nuova pratica terapeutica fondata rigorosamente sulla fenomenologia daseinsanalytica è l'incontro autentico (Begegnung), condizione (apriori) di possibilità della cura, avverantesi, al centro del gruppo, carne ed ossa della relazione intersoggettiva, come evento cruciale impregnato del massimo significato possibile (Di Petta6).

 

Una bussola per l'empatia

Sempre più attenzione suscita il problema della utilizzazione clinica dell'empatia. L'attenzione, più che sul difficile problema della definizione, si sposta sull'empatia come processo. In questa prospettiva è necessario delineare una sorta di bussola dell'empatia che consenta al clinico di muoversi tenendo conto delle diverse polarità e dei differenti livelli in cui l'empatia si può declinare nel rapporto terapeutico. In particolare emergono tre polarità: la polarità neurologico-esperienziale (passando per il livello corporeo); la polarità soggettivo-oggettivo; la polarità prossimale-distale (Rossi Monti7, Blasi8).

 

Per una psicoterapia fenomenologica

La pratica psicoterapeutica, non di rado, sembra condividere con l'etica di senso comune una serie di presupposti, essendo entrambe orientate dal precetto "Conosci te stesso". Questa massima è stata per secoli il paradigma della cura di sé, una prescrizione che suona: "Mettiti alla ricerca della tua identità nascosta!" e che ha incoraggiato una modalità di ricerca del proprio Sé rivolta a ciò che è assente piuttosto che presente.

Le metafore spazio-temporali che sottendono la cura intesa in questo senso sono quelle della ricerca orientata verso il lontano (non il vicino), l'inaccessibile (non l'evidente), il remoto (non il presente).

Una psicoterapia di ispirazione fenomenologica ribalta tutto questo. Si può tentare di illustrare questo ribaltamento tramite una serie di antinomie: Dietro/dentro: la cura fenomenologica non si indirizza a ciò che sta dietro i fenomeni della coscienza, bensì a ciò che sta dentro l'esperienza soggettiva, alla sue "pieghe", avendo come fine non la scoperta di meccanismi di produzione del senso inconsci, bensì il dispiegamento dei fenomeni così come si danno alla coscienza in prima persona. Sotto/sopra: la cura fenomenologica non prende la direzione della profondità, di ciò che sta sotto, di ciò che è primario rispetto a ciò che è secondario, ma va alla ricerca di uno sguardo d'insieme sui fenomeni della coscienza, di una visione "panoramica" tramite la quale cogliere il senso nella rete di rapporti e di rimandi tra i fenomeni stessi resi evidenti da una prospettiva dall'alto. Unidirezionalità/bidirezionalità: la cura fenomenologica non usa l'interpretazione come strumento unidirezionale di sovrascrittura del senso che va dalla teoria generale al singolo caso, bensì usa l'interpretazione come sonda di una soggettività (quella del terapeuta) gettata in un'altra soggettività (quella del paziente) in un rapporto di circolarità e reciprocità che ha come obiettivo la co-costruzione di narrative condivise (Stanghellini9).

 

Lo junktim freudiano nell'era postmoderna

Lo junktim, termine che Freud prese in prestito dalla giurisprudenza, rappresenta, dagli albori della psicoanalisi, un pesante legato con cui il padre della psicoanalisi ci vincola ad un legame inscindibile tra teoria, ricerca e pratica clinica in psicoanalisi, tanto da influenzare a tutt'oggi la quasi totalità della ricerca in psicoanalisi fondata sulla interconnessione logico-formale tra modelli teorico-clinici, modelli di teoria della tecnica e modalità di scrittura dei casi clinici di tipo descrittivo.

L'avvento del post-modernismo, la sovversione delle scoperte delle neuroscienze, l'affermarsi in campo medico e terapeutico in generale di una mentalità della medicina fondata sulla prova (sostanzialmente l'unica sostenuta dai sistemi di valorizzazione economica delle varie società assicurative nel campo della salute, soprattutto negli USA) ha determinato un radicale atteggiamento di contestazione della psicoanalisi come pratica terapeutica a favore degli approcci cognitivo-comportamentali.

Freni sostiene che lo junktim freudiano è tuttora valido, ma va inteso in senso moderno, scorporandolo nelle sue componenti, ciascuna delle quali ha una propria dignità scientifica, in modo da distinguere il piano della ricerca euristica da quello della ricerca empiricamente fondata, differenziando le possibili applicazioni teorico-pratiche di ciascuna e i relativi limiti in relazione all'oggetto di ricerca (Freni10).

 

Oggettività e attendibilità in psicoanalisi

Ogni scienza è in grado di rivendicare la propria oggettività, verificabilità o attendibilità e rigorosità se può far riferimento ai tre pilastri fondamentali ed indispensabili. Perché un sapere possa definirsi scientifico occorre che possa disporre: di un proprio referente, di una modalità operativa con strumenti materiali e non, definiti "predicati operativi", delle condizioni di verificabilità (o di attendibilità per le scienze umane e storiche).

La psicoanalisi ha queste condizioni? Sì perché: ha un proprio referente, la realtà affettivo-emotiva conscia-inconscia; ha le modalità o predicati operativi che consistono nel transfert e nel controtransfert, ed ha criteri di attendibilità come tutte le scienze umane e storiche. Tali criteri permettono di verificare, ad esempio, in che modo ed in quale grado i disturbi mentali vengono eliminati (Longhin11).

 

Logica della scoperta e paradigma intenzionale nelle scienze cognitive

L'inizio della scienza moderna fu caratterizzato dalla rivendicazione del carattere apodittico del metodo dimostrativo matematico-sperimentale delle "nuove" scienze naturali, che nell'antichità era stato appannaggio soltanto delle scienze metafisiche. Questo cambio di paradigma fu iniziato da Descartes, che rivendicò il carattere auto-evidente degli assiomi delle matematiche. Il completamento del cambio di paradigma si ebbe con Newton, che estese la fondazione nell'evidenza anche alla componente empirica delle scienze naturali. In tal modo queste due componenti dell'evidenza cosciente, la razionale e l'empirica, costituiranno i fondamenti della "rivoluzione copernicana" dell'apriorismo kantiano e con esso dell'epistemologia rappresentazionale moderna. Secondo i dettami del trascendentalismo kantiano il fondamento della verità si troverebbe appunto nell'evidenza, e dunque nell'autocoscienza del soggetto e non nell'essere dell'oggetto, come nel trascendentalismo del pensiero classico. Questo spostamento della fondazione della verità significò per la logica moderna la completa e definitiva dissoluzione di quella parte della logica stessa, greca e medievale, che, con la terminologia di H. Reichenbach, il neopositivismo del novecento ha definito "logica della scoperta".

Viceversa, una volta che l'epistemologia moderna delle origini, di Descartes, di Leibniz e di Kant, aveva ridotto l'atto logico di pensiero alla sola componente rappresentazionale auto-cosciente, la logica viene limitata allo studio delle sole procedure deduttive, alla " logica della prova".

Secondo questo paradigma non esistono procedure logiche per lo studio di come le ipotesi vengono escogitate. La logica, in quanto scienza esclusivamente rappresentazionale, le suppone già costituite. Spetter a Kurt G del riprendere in mano, da logico, e non da psicologo o filosofo, il tentativo di una logica della scoperta basata su quell'intrinseca "relazione-ad-oggetto" del simbolo logico che definiamo "intenzionalità" (Basti12).

 

Sull'epistemologia ibrida della psicoanalisi

Nelle scienze, e tipicamente in medicina, si accetta oggi con facilità di pronunciarsi sui problemi etici della propria disciplina. Tutte le scienze aspirano ad essere "umane", perché tendono a non esserlo. Per quanto riguarda gli aspetti conoscitivi e metodologici, le diverse discipline scientifiche si limitano, in genere, ad adeguarsi alle esigenze locali di coerenza e razionalità, conformandosi ai criteri accreditati in quel momento dalla comunità scientifica. Fa parte dei taciti accordi fra ricercatori, la rinuncia a sollevare il polverone dei presupposti teoretici della conoscenza. Nel caso della psicoanalisi il valore delle sue conoscenze può apparire, invece, così incerto e accidentato, da rendere difficilmente trascurabile il problema del metodo col quale sono acquisite e formulate. La psicoanalisi assume dunque una difficile posizione, in quanto disciplina che non sembra appartenere né alle "scienze della natura", né alle cosiddette scienze umane, pur rivendicando una propria scientificità (Petrella13).

 

Riflessioni sul problema della pluralità dei metodi di ricerca in psicoterapia

I diversi metodi di ricerca in psicoterapia corrispondono alle diverse modalità di funzionamento cognitivo presenti nel funzionamento umano (sia nel terapeuta, che nel paziente, che nel ricercatore), e che spesso sono operativi simultaneamente, mentre vengono utilizzati singolarmente in modo selettivo a seconda delle necessità (ad esempio cliniche o di ricerca). A ivello epistemologico, il metodo di ricerca "scientifico" non dipende dal tipo di oggetti che tratta, ma dal "modo" con cui li tratta (questo modo è caratterizzato da "rigore", "controllabilità" o testability, "oggettività", "protocollarità", ecc.). Ogni approccio alla conoscenza però "produce" un proprio "oggetto scientifico", un oggetto ideale che è diverso dagli oggetti scientifici prodotti da altri approcci.

Questo oggetto scientifico non va confuso con una "cosa", nel senso che una stessa cosa può essere oggetto di scienze diverse, quindi una cosa si trasforma in un "fascio" di oggetti potenzialmente infiniti: ad esempio, il fatto che nascano sempre nuove scienze (e nuove metodologie) che studiano quella cosa non significa certo che è aumentato il numero di cose al mondo, ma che sono stati individuati nuovi "punti di vista" su quella cosa. (Migone14).

 

Variazioni individuali dell'alleanza terapeutica

L'alleanza terapeutica è uno dei più accreditati fattori comuni, in ragione dell'ampia evidenza ad oggi acquisita sulla correlazione tra alleanza precoce ed esito della psicoterapia. Questa correlazione è stata dimostrata nelle principali psicoterapie, dinamiche, cognitive, cognitivo-comportamentali, umanistiche, ed eclettiche. Tuttavia lo studio dell'alleanza nelle diverse psicoterapie ha evidenziato anche delle differenze, quale ad esempio la tendenza dei terapeuti cognitivi e cognitivo-comportamentali a sviluppare, almeno inizialmente, alleanze più intense rispetto ai terapeutici di orientamento dinamico.

Alberti riporta i risultati di uno studio  che esamina comparativamente l'alleanza creatasi nel corso delle prime 5 sedute di 52 psicoterapie di media durata condotte da tre terapeuti, di orientamento rispettivamente cognitivo-comportamentale, psicoanalitico relazionale e psicoanalitico tradizionale. Quest'ultimo in particolare, essendo psichiatra, in certi casi associa alla psicoterapia una psicofarmacoterapia.

L'alleanza è stata misurata mediante il Working Alliance Inventory a 12 item. I dati evidenziano differenze significative tra i pattern di instaurazione dell'alleanza, sia a livello di intensità globale (punteggio complessivo WAI), sia a livello della messa in gioco dei fattori costitutivi del punteggio WAI, riferibili rispettivamente all'accordo sul che fare insieme (task), sull'attrazione e stima reciproca (bond) e sugli obiettivi della terapia (goal).

La discussione di questi dati, integrata dalle ricostruzioni fatte a posteriori e "dal di dentro" dagli stessi terapeuti, mira ad attribuire le differenze rilevate ai possibili fattori in gioco, dalla personalità dei tre terapeuti al loro stile di lavoro anche tecnicamente informato (Alberti15).

 

Finalità comuni del processo di cambiamento terapeutico

All'interno della ricerca, intrapresa da due anni e attualmente in atto, relativa al Modello di psicoterapia breve integrata insegnato nella omonima scuola di psicoterapia, sono state studiate le finalità comuni del processo di cambiamento terapeutico, in particolare in relazione alla psicoterapia analitica breve, alla psicoterapia cognitivo-comportamentale, al modello di psicoterapia breve integrata, partendo dalla riflessione sui processi di cambiamento nel corso dello sviluppo naturale, secondo la metodologia della psicopatologia evolutiva. Sono state individuate tre finalità comuni: il cambiamento delle modalità di auto-inganno, definite come l'insieme delle modalità di esclusione delle informazioni, che comprendono quindi le diverse strategie difensive disfunzionali utilizzate dall'individuo nei confronti di ciò che viene percepito come "pericolo"; il passaggio dalla passività, in particolare da un atteggiamento passivo ad esempio di fronte a dinamiche inconsce o a schemi cognitivi, ad uno di attività, che permette all'individuo di recuperare il suo ruolo di soggetto del desiderio e di "agente"; lo sviluppo della capacità di un dialogo tra prospettive differenti, sistemi di opinioni e di emozioni in conflitto che, attraverso tale dialogo, riacquista il suo ruolo di agente di cambiamento. Si realizza in tal modo la finalità essenziale del processo di cambiamento terapeutico in ogni tipo di psicoterapia: il passaggio dalla terapia alla auto- terapia (Gislon16).

 

Dall'evoluzione del concetto di difesa ad una misura self-report degli stili difensivi

Ormai da più di un secolo il fascino del concetto di "difesa" cattura l'attenzione e l'interesse di clinici e accademici di orientamenti diversi, che con il loro lavoro offrono nuovi spunti di riflessione teorica, fornendo dei contributi utili anche per informare la pratica clinica. Lo studio delle difese psichiche rappresenta un terreno fertile per la crescita e lo sviluppo dell'integrazione dei diversi modelli di psicoterapia e un punto d'incontro tra un sapere psicodinamico di derivazione psicoanalitica e una corrente più prettamente interpersonale ed evolutiva di matrice cognitivista. In questa cornice prende vita il dibattito sull'opportunità e l'utilità di disporre di strumenti di misurazione (self-report e/o eterosomministrati) adeguati per la rilevazione delle difese allo scopo di analizzare il processo psicoterapeutico e offrire al clinico e al paziente una migliore comprensione dell'andamento della terapia. Oltre infatti ad offrire una migliore comprensione del quadro psicopatologico del paziente e a permettere una migliore comunicazione fra clinici diversi, l'utilizzo degli strumenti porta un'"evidente" utilità nel campo della ricerca, che produce conoscenze importanti anche per la clinica. I vantaggi e gli svantaggi dell'utilizzo delle misure self-report sono noti e lo sviluppo di un nuovo strumento autosomministrato, in grado di rilevare non tanto le difese, ma piuttosto i derivati consci delle stesse e gli stili difensivi corrispondenti del paziente, è un obiettivo tanto ambizioso quanto utile per supportare la ricerca in psicoterapia avvalendosi della conoscenza clinica e guardando al lavoro clinico attraverso le lenti della "research-informed practice" (Caterini17).

 

Il III Congresso SEPI-Italia presenta una grande ricchezza delle tematiche e la possibilità di integrare le riflessioni scientifiche. I principali temi proposti dai relatori sono:  la posizione della psicoanalisi tra problemi etici e disciplina attraverso il riconoscimento del valore della conoscenza dei presupposti teoretici; la corrispondenza tra le diverse modalitàdi funzionamento cognitivo e il metodo di ricerca in psicoterapia, in figura emerge la scelta delle modalità di trattamento piuttosto che la selezione dell'oggetto della ricerca;  comparazione dell'alleanza terapeutica analizzata in relazione a modelli psicoterapeutici diversi; e ancora, le comuni finalità nel processo e nelle modalità di cambiamento dei meccanismi; dall'auto-inganno alla consapevolezza, dalla passività all'attivismo responsabile, dalla conflittualità al possibile dialogo tra emozioni in contrasto; infine, la profonda tematica dell'uso delle difese in psicoterapia attraverso la rilevazione di strumenti di misurazione per una migliore comprensione dell'andamento della terapia, oltre che come possibilità di incontro tra la psicoanalisi e i diversi modelli interpersonali, evolutivi e cognitivisti (Montanari18).

 

 

1. Edoardo GIUSTI. Presidente dell'A.S.P.I.C. - Associazione per lo Sviluppo Psicologico dell'Individuo e della Comunità - con sedi dislocate a livello nazionale. È direttore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Pluralistica Integrata riconosciuta con autorizzazione ministeriale e professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica dell'Università degli Studi di Padova. Ha curato la voce "Psicoterapia" per l'edizione (2000) del quinto volume L'Universo del Corpo pubblicato dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana di Giovanni Treccani. Ha fondato l'Associazione Italiana di Psicologia e Psicoterapia Integrata ed è autore di oltre 80 saggi sulla clinica applicata, rivolti sia al grande pubblico che agli specialisti. Oltre all'attività di ricerca scientifica, è psicoterapeuta supervisore didatta, accreditato dal MIUR, dalla F.I.S.I.G. e dalla E.A.I.P. European Association for Integrative Psychotherapy. È direttore scientifico della Rivista Integrazione nelle Psicoterapie e nel Counseling.

2. Tullio CARERE-COMES. Psichiatra e psicoterapeuta, ha lavorato all'Università di Milano e ai Servizi Psichiatrici della Provincia di Bergamo negli anni Settanta. Negli stessi anni ha curato la sua formazione in psicoanalisi e in altri approcci psicoterapeutici. Conclusa la fase istituzionale, ha lavorato come libero professionista a Milano e a Bergamo. Impegnato sin dall'inizio della sua carriera nella ricerca sull'integrazione in psicoterapia, ha scritto o curato diversi testi e articoli. Tra le pubblicazioni più recenti, Il futuro della psicoterapia tra integrità e integrazione (con G.G. Alberti, FrancoAngeli, 2003) e Che cosa unisce gli psicoterapeuti (e che cosa li separa) (con P. Adami Rook & L. Panseri, Vertici, 2007). Insegna in alcune scuole di psicoterapia, è il coordinatore per l'Italia della SEPI (Society for the Exploration of Psychotherapy Integration), presidente della DIA (Associazione Dialogico-Dialettica) e co-direttore della Scuola di Cura di sé.

3. Nino DAZZI. Professore ordinario di Psicologia Dinamica presso la Facoltà di Psicologia 1, membro del Senato Accademico e Prorettore dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Past-President della Società Italiana per la Ricerca in Psicoterapia (S.P.R.).

4. Diego NAPOLITANI. Psichiatra, già membro della Società Psicoanalitica Italiana, attualmente Presidente onorario della Società Gruppoanalitica Italiana (SGAI) da lui fondata nel 1982 e che opera in tre sedi (Milano, Roma, Torino). È Direttore della Scuola di Formazione in Psicoterapia Gruppoanalitica attiva nelle tre sedi, ed à coordinatore della Direzione Scientifica della Rivista Italiana di Gruppoanalisi. Il suo orientamento epistemologico à fenomenologico-ermeneutico e la sua produzione teorica e metodologica si à sviluppata in particolare sul tema della struttura storicistico-relazionale della mente. Oltre a numerose pubblicazioni su riviste italiane e straniere e in volumi collettanei à autore di: Di palo in frasca, 2a Edizione IPOC, Milano, 2006. - Individualità e gruppalità, 2a Edizione IPOC, Milano, 2006. - Luoghi di formazione, Ed. Guerini e Ass., Milano, 2007.

5. Mauro FORNARO. Attualmente è ordinario di Storia delle Scienze psicologiche presso la Facoltà di Scienze sociali dell'Università di Pescara Chieti e tiene un incarico di Psicologia clinica presso la Facoltà di Scienze politiche nell'Universitàdel Piemonte Orientale. Di formazione filosofica, psicologo e psicoterapeuta, autore di un centinaio di pubblicazioni, si è occupato principalmente di storia ed epistemologia della psicoanalisi (volumi su Hartmann, Klein, Lacan, Bion, Kohut); ha poi lavorato sul rapporto tra psicoanalisi ed etica, tra psicoanalisi e correnti di psicologia (gestaltismo, cognitivismo), inoltre sul problema mente-corpo nell'ottica psicoanalitica (un volume in collaborazione). In psicologia ha condotto altresì ricerche sulla psicologia delle folle, nonché sulla questione dell'aggressività (un volume antologico). Ha pure insegnato in scuole di psicoterapia.

6. Gilberto DI PETTA. Medico, specialista in neurologia e psichiatria. Allievo di B. Callieri. Dirige l'UO di Comorbilità Psichiatrica, Centro Diurno "Giano", Area Dipendenze Patologiche ASLNA3. Docente di "Psicoterapia Fenomenologica" Presso l'ICP di Padova. È relatore in convegni nazionali ed internazionali, in tema di Psicopatologia fenomenologica, Medicina delle farmacotossicodipendenze e Psicopatologia delle tossicomanie. Conduce un programma di intervento centrato sull'applicazione della psichiatria e della psicopatologia fenomenologiche agli ambiti della presa in cura istituzionale di pazienti tossicomani in comorbilità psichiatrica. È formatore-supervisore di équipe in varie ASL italiane. Supervisore della Comunità Terapeutica "S.Onofrio", di Termini Imerese (Palermo). Autore di (1994), Il manicomio dimenticato; (1995), Senso ed esistenza in Psicopatologia; (1999) Il Mondo sospeso; (1999), Lineamenti di Psicopatologia fenomenologica; (2003), Il Mondo vissuto; (2004), Il mondo tossicomane; (2005), Esistenza e delirio; (2006), Gruppoanalisi dell'esserci. Collabora alla rivista Passages.

7. Mario ROSSI MONTI. Laureato in medicina, specialista in psichiatra, è Membro Associato della Società Psicoanalitica Italiana. Ordinario di Psicologia Clinica,è Presidente del Corso di Laurea Specialistica in Psicologia Clinica presso la Facoltà di Scienze della Formazione della Università di Urbino. Dal 2000 à Direttore di un Corso di Perfezionamento Universitario in Psicologia Clinica orientato verso la psicopatologia fenomenologia e la psicoanalisi. Oltre ad una serie di contributi pubblicati su riviste nazionali, internazionali o su altri volumi ha pubblicato: Maternità come crisi, (con Adolfo Pazzagli e Paola Benvenuti), Il Pensiero Scientifico, 1981; Dopo la schizofrenia (con Arnaldo Ballerini), Feltrinelli, 1983; La conoscenza totale, il Saggiatore,1984; La vergogna e il delirio (con Arnaldo Ballerini), Boringhieri,1990; Forme del delirio e psicopatologia, Cortina,, 2008. Ha curato inoltre: Manuale di Psichiatria nel Territorio,Fioriti, 2007; Psicopatologia della Schizofrenia. Prospettive metodologiche e cliniche (con Giovanni Stanghellini), Cortina, Milano, 1999; Percorsi di psicopatologia. Fondamenti in evoluzione, Franco Angeli, Milano, 2001.

8. Stefano BLASI. Psicologo, dottorando in Scienze Psicologiche presso l'Università di Urbino, specializzando in psicoterapia presso la Scuola Bolognese di Psicoterapia Cognitiva, C.T.U. presso il Tribunale di Ancona, collabora a vari progetti sulla valutazione empirica delle psicoterapie, si occupa di validazione di test psicologici presso la Clinica Psichiatrica dell'Ospedale Umberto I di Ancona, esercita attività clinica presso il "Centro Adolescenti" dell'Ospedale Umberto I di Ancona. Ha curato il numero 32 della rivista "Psicoterapia": fascicolo monografico in memoriam di Jerome Frank; ha pubblicato il libro: "I fattori terapeutici della psicoterapia" (con Marco Casonato, QuattroVenti, 2005), vincitore di una speciale menzione di merito al III Premio Scientifico in Psicologia e Psichiatria "Sante de Sanctis".

9. Giovanni STANGHELLINI. Medico psichiatra, è professore associato di Psicologia Dinamica presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Chieti. Tra i suoi principali incarichi: co-editor della collana International Perspectives in Philosophy and Psychiatry (Oxford University Press), Associate editor della rivista internazionale Psychopathology, Fondatore e membro della Steering Committee dell'International Network for Philosophy and Psychiatry, Co-chair della World Psychiatric Association (WPA) Section on the Humanities e Chair della Association of European Psychiatrists (AEP) Section on Philosophy and Psychiatry. Ha pubblicato: Ossessione e rivelazione (con A. Ballerini, Bollati Boringhieri), Verso la Schizofrenia. La teoria dei sintomi-base (Idelson-Liviana), Antropologia della vulnerabilità (Feltrinelli), Anger and Fury (Karger), Psicopatologia della Schizofrenia. Prospettive metodologiche e cliniche (con Mario Rossi Monti, Cortina), Nature and Narrative (con K.W.M. Fulford, K. Morris, J.Z. Sadler, Oxford University Press), Disembodied Spirits and Deanimated Bodies (Oxford University Press; traduzione italiana Psicopatologia del senso comune, Cortina); autore di oltre 100 articoli su riviste nazionali e internazionali.

10. Salvatore FRENI. Professore Associato confermato in Psicoterapia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Universitàdegli Studi di Milano. Dal 1996 al 1997 e dal 2001 al 2002, direttore della Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell'Università degli Studi di Milano. Dal maggio 2001 è direttore di Psichiatria 4, Unità di Psichiatria e Psicoterapia, dell'A.O. Ospedale Niguarda Ca' Granda. Membro della Società Psicoanalitica Italiana. Nel 1996 socio fondatore e primo presidente della S.P.R.-Italia sezione italiana della S.P.R. (Society for Psychotherapy Research). Nel 1998 fondatore e direttore responsabile di "Ricerca in Psicoterapia". Ha curato e presentato l'edizione italiana di diversi testi nel campo della ricerca sulla valutazione della psicoterapia e della moderna concezione della psichiatria dinamica integrata con la psicobiologia.

11. Luigi LONGHIN. Laureato in Lettere e Filosofia 1972 (Università Cattolica di Milano). Corso triennale di specializzazione in Critica e tecnica del cinema (Università Cattolica - Milano 1975). Corso quadriennale di psicoterapia autogena e psicoterapie brevi - 1987. Docenza: Storia e Filosofia nella scuola secondaria di II grado statale (Licei Classico e Scientifico) dal 1972 al 1992; Epistemologia delle Scienze Umane - Psicologia dello sviluppo presso l'E.S.A.E. (Ente Scuola Assistenti Educatori - Scuola Regionale per Operatori Sociali - dal 2001 al 2004 Professore a contratto presso l'Università degli Studi di Milano Fac. di Medicina e Chirurgia). Iscrizione Albo professionale n. 03/115-1990. Abilitato all'esercizio dell'attività psicoterapeutica e attivo come psicoterapeuta. Socio Ord. Opifer (Organizzazione di Psicoanalisti Italiani F & R). Socio Istituto Neofreudiano. Collaborazione a diverse riviste culturali - scientifiche: Bolletttino della Società Filosofica Italiana; Epistemologia - rivista di Filosofia della Scienza; Fenomenologia e Società; Gli Argonauti - psicoanalisi e società; Mimesis: Itinerari Filosofici; Neurologia Psichiatria Scienze Umane; Quaderni italiani di psichiatria; Segni e comprensione; The International Journal of Psychoanalysis. Pubblicazioni: Psicoanalisi e potere, Laterza, Bari, (1991); Alle origini del pensiero psicoanalitico, Borla Ed., Roma, (1992); Insegnare oggi, Borla Ed., Roma, (1994); insieme a Mauro Mancia i due volumi: Temi e Problemi in Psicoanalisi, Bollati Boringhieri, Torino, (1998); Sentieri della mente, Bollati Boringhieri, Torino, (2001). Il Coniglio di Alice, Ed. Florence Art., Firenze, (2002).

12. Gianfranco BASTI. Nato a Roma nel 1954 e ordinato sacerdote nel dicembre 1978, ha conseguito nel 1980 la licenza in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Nel 1984 si è laureato in filosofia presso l'Università Statale di Roma "La Sapienza", con una tesi in filosofia della scienza, sull'approccio delle reti neurali al problema dell'intenzionalità cognitiva. Dal 2002 è professore ordinario di Filosofia della Natura e della Scienza presso la Facoltà di Filosofia della Pontificia UniversitàLateranense di Roma. Dal 1987 è stato prima professore incaricato ed ora invitato presso la Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Gregoriana dove offre corsi post-graduate sul rapporto mente-corpo e sui fondamenti della logica. è inoltre membro dell' International Neural Network Society (I.N.N.S.), dell'I.E.E.E. (Computer Society e Neural Network Society) e dell'International Society for Optical Engineering (S.P.I.E.). Nel 1995 ha ricevuto dalla INNS un Neural Network Leadership Award per i suoi studi nel campo. Autore di oltre 100 pubblicazioni di argomento scientifico e filosofico, attualmente i suoi interessi di ricerca sono rivolti, oltre che alle reti neurali e ai sistemi cognitivi, anche allo studio dei fondamenti della logica e della matematica. In questa veste, è stato co-fondatore nel 1997 presso la Pontificia Università Lateranense, dell'International Research Area on Foundations of the Sciences (I.R.A.F.S.), di cui è, dalla fondazione, direttore. È autore di quattro libri direttamente connessi col suo insegnamento universitario: Il rapporto mente-corpo nella filosofia e nella scienza (1991); Filosofia dell'uomo (1995; II ristampa 2003); Filosofia della natura e della scienza. Vol.I, I Fondamenti (2002) e, con A.L. Perrone, Le radici forti del pensiero debole: dalla metafisica, alla matematica, al calcolo (1996).

13 Fausto PETRELLA. È nato a Milano, dove si è laureato in Medicina e Chirurgia e quindi specializzato in Psichiatria. Professore ordinario di Psichiatria all'Università degli Studi di Pavia. Psicoanalista con funzioni di training, dal 1997 al 2000 è stato Presidente della Società Psicoanalitica Italiana. È autore di numerose pubblicazioni su riviste specialistiche in ambito psichiatrico e psicoanalitico.

14 Paolo MIGONE. Psichiatra e Psicoterapeuta, si è diplomato in psicoanalisi negli Stati Uniti dove ha completato anche la residency in psichiatria e un anno di psichiatria infantile. È stato Professore a contratto alle Università di Bologna, Parma, e San Raffaele di Milano. È autore del libro Terapia psicoanalitica (Franco Angeli, 1995), ha curato alcuni libri e ha scritto circa 300 tra articoli e capitoli di libri, in varie lingue. Insegna in una decina di scuole di psicoterapia e fa supervisione agli operatori della salute mentale di varie ASL. Dal 1994 è direttore responsabile della rivista "Psicoterapia e Scienze Umane" (http://www.psicoterapiaescienzeumane.it/). Alcuni suoi lavori (circa 60) sono pubblicati integralmente su Internet all'indirizzo http://www.psychomedia.it/pm/modther/probpsiter/ruoloter/rt-rubri. htm e altri (circa 50) sono linkati nell'area "Problemi di psicoterapia".

15 Giorgio Gabriele ALBERTI. Laurea in Medicina nel 1970 e specializzazione in Psichiatria nel 1974 (Università di Milano). Dal 1971 lavora nei servizi psichiatrici pubblici rivestendo dal 1988 funzioni di Primario e dal 1995 di direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell'Ospedale San Carlo Borromeo di Milano. Attivo come psicoterapeuta, compie formazioni in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale e Psicoterapia Dinamico-Esperienziale, e sviluppa ricerche nel campo dell'integrazione tra le psicoterapie e della psicoterapia comparata. Su queste tematiche svolge dal 1999 la propria attivitàdidattica, in qualità di professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica dell'Università di Milano, e presso alcune scuole private di psicoterapia. Autore di circa 80 articoli e libri, su temi psichiatrici e psicoterapeutici, tra cui il volume Le Psicoterapie. Dall'eclettismo all'integrazione (Angeli, 2000). Co-curatore degli Atti del congresso nazionale SEPI-Italia (Il futuro della psicoterapia tra integrità e integrazione, Angeli, 2003). Curatore di un volume di ricerca sulla psicoterapia di crisi (Il cambiamento nella psicoterapia di crisi, Angeli, 2004). è associato a SIP, AIAMC, SEPI e IESA.

16 Maria Clotilde GISLON. Psicoterapeuta, psicoanalista, direttore didattico della scuola di Psicoterapia Breve Integrata ISeRDiP, Milano. Psicoterapeuta, (psicoanalisi, psicoterapia cognitiva, psicoterapia integrata) individuale e di coppia. Supervisore in vari enti del comune e della regione, di équipe psichiatriche per il trattamento di pazienti affetti da patologia grave e di équipe per adolescenti devianti, borderline o psicotici, secondo il modello bio-psicosociale dell'integrazione funzionale; docente supervisore di corsi di psicoterapia, psicoterapia breve analitica, cognitiva e integrata per adulti e per l'età evolutiva. Pubblicazioni: Il colloquio clinico e la diagnosi differenziale, Bollati; Boringhieri (1988); Adolescenza e discontinuità(Un trattato sull'adolescenza); Bollati Boringhieri (1993); Trattato di psicoterapia breve integrata; Dialogos Edizioni, (2000); Manuale di Psicoterapia Psicoanalitica; Breve, Dialogos Edizioni, (2005); Manuale di Auto Aiuto - obiettivo benessere, Dialogos Edizioni (2006); Manuale di psicoterapia focale; integrata per l'età evolutiva, Dialogos Edizioni, (2007).

17 Pietro CATERINI. Psicologo, psicoterapeuta, presidente della Scuola di Psicoterapia Comparata. Si è perfezionato in Psicoterapia Comparata e in Mediazione Familiare presso la SPC di Firenze. Successivamente ha conseguito la specializzazione in Psicoterapia Familiare e Relazionale presso il Centro di Studi e di Applicazione della Psicologia Relazionale di Prato. È da anni docente in vari corsi di materie psicologiche e psicoterapeutiche presso varie Scuole di Specializzazione e Centri di formazione in tutta Italia.

18 Claudia MONTANARI. Psicologa psicoterapeuta e supervisore didatta in Psicoterapia Integrata accreditato dal MIUR e dalla EAIP (European Ass. for Integrative Psychotherapy) e dalla FISIG (Fed.Italiana Scuole e Istituti di Gestalt.) Direttore scientifico del Gruppo A.S.P.I.C. (www.aspic.it) e delle sue pubblicazioni. Co-direttore nella Scuola di Specializzazione in Psicoterapia, riconosciuta dal MIUR con D.M. del 9/05/1994. Ha progettato e diretto corsi autorizzati e co-finanziati dalla Regione Lazio e dall'Unione Europea. Presidente della Società Coop. Soc. di Solidarietà A.S.P.I.C. e dell'Università del Counselling U.P.ASPIC. Membro onorario della International Transactional Analysis Association I.T.A.A. Fondatrice di numerose istituzioni italiane ed europee (FISIG-FORGE-FIAP-AIPPIFE-CNCP-EAC). Ha pubblicato numerosi testi scientifici.

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Commenti

Gianfranco Ha scritto 22 Marzo 2014 alle ore 00:10:07

Secondo la mia esperienza la psicoterapia non è una scienza, e nessuno può stabilire rapporti di causa ed effetto certi tra il setting e uno stato di benessere, men che meno la psicoanalisi. Un aneddoto: Freud era solito dire che il sigaro è un simbolo fallico, ma quando gli chiesero perchè lo portava sempre in bocca rispose che a volte un sigaro è soltanto un sigaro !!! Lacan disse addirittura in una conferenza parigina che la sua attività era eticamente indifendibile. Il cognitivismo è più verificabile e concreto ma è la ripetizione moderna di antichi approcci filosofici. La psicoterapia (lett. consigli per l'anima) nelle sue espressioni migliori è filosofia consapevole, nelle peggiori (ahimè esistono...) la cialtroneria di chi non sa fare nè medicina nè filosofia e non ha risolto neppure le proprie problematiche ma le maschera occupandosi di altri. Aggiungo che per essere di conforto ad una persona non occorre laurea nozionistica ma cuore e disponibilità sincera, esperienza di vita, sensibilità e spesso capire anche il valore del silenzio. Queste cose non si vendono nè si trasmettono per esame, si hanno oppure no. Questo è il mio pensiero. Auguri comunque a quanti si prodigano onestamente e con dedizione a far sì che gli altri vedano correttamente le cose (le malattie della mente non esistono, le fallacie, sì).


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