Ascolto o sento?

ascolto genitori figliA cura di Roberta Manca

L’importanza dell’ascolto

“Adesso non posso”, “Ne parliamo dopo”, “Arrivo tra un attimo”...  rimandi, tergiversi, metti in attesa. A volte lo sguardo è sul telefono, sulla tastiera di un computer o magari rivolto al cielo, esasperato dall’ennesima interruzione.

Liquidiamo ancora prima di sentire, interrompiamo le richieste dei nostri figli ancora prima di aver concesso loro l’opportunità di esprimerle.

Ascoltare è molto più che sentire con le orecchie: è com-prendere in modo empatico il mondo dell’Altro, senza giudizi. 

Un genitore che ascolta usa gli occhi per vedere la fatica del figlio nell’esprimere un’emozione o usa l’immaginazione per compenetrarsi nel disagio che il figlio vive in quel momento, immedesimandosi, utilizzando la sua prospettiva di bambino.

Un genitore che ascolta utilizza le parole per riflettere in modo costruttivo e rilassato, non critica, cerca piuttosto di dare un nome alle emozioni, rintracciando i suoi sentimenti, così da condurre il bambino a riflettere sulle sue sensazioni.

In questo tipo di ascolto, oltre a prestare attenzione a ciò che il bambino esprime con le parole, è necessario osservare anche il linguaggio del corpo così da interpretare le sue espressioni o i gesti: si acciglia, corruga la fronte, assottiglia lo sguardo, digrigna i denti. Oppure si mangiucchia le unghie o si gratta la nuca.

Al contempo i segnali che il genitore invia devono rappresentare per il figlio un messaggio chiaro: una postura rilassata, un contatto visivo costante, impedendo al contesto intorno di interferire o distrarre, dimostrano serietà al dialogo.

Così facendo sarà difficile non accorgersi che nostro figlio attraversa un periodo difficile, magari una crisi o una tensione emotiva;  sapremo interpretare sul suo volto i segnali di una preoccupazione che lo affligge, una sofferenza o una delusione che lo abbatte.

E invece di pungolarlo, sottoponendolo ad uno sfibrante quanto inutile interrogatorio che avrà l’unica conseguenza di aumentare il muro che ci divide, potremmo aiutarlo a riflettere: “Mi sono reso conto che mentre parlavamo della prova di ginnastica hai corrugato la fronte”. Magari lo spunto resta avvolto nel silenzio, ma forse anche no.

Questo tipo di ascolto, definito da Thomas Gordon “ascolto attivo”, ha il potere di sostenere  i figli e  consentire loro di acquisire consapevolezza dei propri sentimenti senza temere le emozioni negative.

Certo, un genitore potrà percepire il sentire del figlio laddove sia innanzitutto consapevole delle suo stesso sentire, sappia  quindi distinguere e provare un’emozione, sappia riconoscerne la natura, il sentimento che essa esprime e sappia emozionarsi di ciò che altri provano.

Bibliografia

  • Benedetto L. (2008), Il Parent Training: Counseling e Formazione per genitori, Ed. Carocci, Milano.
  • Gordon T. (1970), Genitori Efficaci, Ed. La Meridiana, Bari.
  • Goleman D. (1995), Intelligenza emotiva, che cos’è perché può renderci felici, Ed. RCS, Milano.
  • Gottman J. con J. De Claire, (2001), Intelligenza Emotiva per un Figlio, Ed. RCS Libri, Milano.

Roberta Manca

Psicologa, Psicoterapeuta in formazione presso la Scuola di Specializzazione ASPIC. Specializzata in dinamiche di coppia e nel sostegno genitoriale,  è esperta nei temi inerenti l’infertilità, l’adozione e la procreazione medicalmente assistita. Da diversi anni conduce gruppi di empowerment al femminile e di drammaterapia. Si occupa, inoltre, della dipendenza da Internet, ritiro sociale e cyberbullismo. Afferisce al Centro d'Ascolto Psicologico (C.A.P.) Gratuito di ASPIC PSICOLOGIA.

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Pubblicato il 20/02/2017 alle ore 13:17

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