Depressione e ansia da pandemia: riconoscerla per contrastarla

3 min di lettura

a cura di Florinda Barbuto, referente dell'Équipe Aspic Emergenza

Sin dall'inizio della pandemia in corso le persone hanno reagito in modi molto diversi.

Alcuni hanno colto il piacere di poter rallentare rispetto ai propri ritmi abituali, altri hanno mostrato rabbia e frustrazione. Molti hanno sviluppato sintomatologie depressive e ansiose.

Cosa c'è che non va in me?

Spesso non si comprende il motivo per il quale a un certo punto della nostra vita cominciamo a "stare male".

Fino ad ieri ero in forma, ero felice e conducevo una vita tranquilla. A un certo punto cambia tutto. Sono continuamente agitato e in ansia, non ho più forze ed energie, dormo male.

Le domande si susseguono, e la principale diventa: cosa c'è che non va in me? 

In molti casi non c'è nulla che non va nella persona, ma è la situazione che si sta vivendo ad essere la causa dei "propri mali".

Riconoscerlo è il primo passo per affrontare il problema nel modo giusto.

Gli effetti di un'emergenza prolungata

Come già descritto in precedenti articoli, ogni emergenza ha diverse fasi che possono essere vissute in modo diverso.

Quando l'emergenza si prolunga nel tempo possiamo essere sottoposti ad una pressione che non riusciamo più a gestire.

Cosa rende un'esperienza "traumatica"

In passato veniva definito "traumatico" un evento che oggettivamente metteva la persona in pericolo di vita, ad esempio un incidente, un terremoto, ecc.

Oggi si riconosce invece che la definizione del trauma dipende dalla soggettività dell'esperienza per cui è considerato traumatico l'evento che pone la persona in una intensa condizione psicologica di:

  • mancanza di controllo
  • vulnerabilità
  • precarietà.

Il modo in cui un evento viene vissuto è fortemente condizionato da:

  • fattori personali; alcuni degli elementi di vulnerabilità sono: la tendenza a percepire in modo negativo degli eventi; la difficoltà a gestire le proprie emozioni e i conflitti emotivi non risolti; una debilitazione fisica e/o psicologica; avere un forte senso di responsabilità e sensi di colpa;
  • esperienze pregresse: aver vissuto esperienze traumatiche in passato, soprattutto senza averle elaborate, può creare una predisposizione a reagire male ai nuovi eventi stressanti;
  • il supporto sociale: una buona rete sociale, fatta della propria famiglia, degli amici e della comunità in cui si vive, è uno dei principali fattori che aiuta ad affrontare in modo positivo gli eventi stressanti, traumatici ed emergenziali; una rete povera, al contrario, ci predispone negativamente alla gestione degli eventi che viviamo.

E ovviamente le caratteristiche dell'evento possono influenzare il modo in cui questo viene vissuto, in particolare può diventare traumatico un evento caratterizzato da:

  • incontrollabilità;
  • imprevedibilità;
  • cambiamenti eccessivi conseguenti;
  • durata eccessiva;
  • coinvolgimento di diverse sfere della nostra vita (familiare, amicale, lavorativa, tempo libero, ecc).

Reazioni transitorie e sviluppo di disturbi

La maggior parte delle persone, di fronte a un'esperienza traumatica, vive reazioni emotive transitorie. Reazioni che sono "normali" a fronte di una situazione che "normale" non è

Non c'è dunque da stupirsi se, anche in questa emergenza sanitaria, non ci riconosciamo nelle nostre reazioni abituali. Questo perchè di "abituale" in questa situazione non c'è nulla

Altre persone sviluppano sintomatologie e disturbi più complessi. E questo tipo di reazione è ancora più frequente in una emergenza così complessa e prolungata.

Cosa è lo stress e come reagiamo ad esso

In una situazione traumatica o emergenziale ci troviamo sottoposti ad un forte stress.

Lo stress di per sè non è una malattia, ma può causare problemi di salute, emotiva e fisica, se si manifesta con forte intensità e/o perdura troppo a lungo nel tempo.

C'è stress e stress

Eustress: un certo livello di stress nella nostra vita è naturale è sano; è la sollecitazione che ci spinge a raggiungere i nostri obiettivi, ci attiva, aumenta la nostra concentrazione e capacità di risoluzione dei problemi.

Distress: Quando siamo esposti a stimoli stressogeni eccessivi il nostro organismo è sottoposto ad uno sforzo non più sopportabile, si verifica un'attivazione psichica e fisiologica eccessiva che porta al logorio e all'esaurimento.

Le fasi dello stress

La risposta allo stress, definita da Selye (1956) Sindrome generale di adattamento, si sviluppa su 3 fasi:

  1. Allarme: il nostro organismo attiva tutte le forze e le energie per fronteggiare l'evento stressante e nuovo; a livello fisico si attiva una maggiore produzione di adrenalina;
  2. Resistenza o adattamento: il nostro organismo si adegua alle nuove circostanze cercando di resistere finchè l'evento stressante non termina; a livello finisco c'è una sovrapproduzione di cortisolo che causa un indebolimento delle difese immunitarie;
  3. Esaurimento: il nostro organismo comincia a non avere più energie e chiede riposo; se la fase precedente è durata troppo a lungo si ha un calo degli ormoni surrenalici (adrenalina, noradrenalina e cortisolo) e la rapida diminuzione delle riserve di energia.

Gli effetti dello stress sul nostro organismo

Vediamo quali sono alcuni degli effetti sul nostro organismo, i sintomi che possono rappresentare un "campanello d'allarme".

  • Effetti emotivi: shock, collera, disperazione, terrore, senso di colpa, irritabilità, senso di impotenza, dissociazione, ottundimento emozionale, afflizione o tristezza.
  • Effetti cognitivi: menomazione della concentrazione, confusione, distorsioni, calo dell’autostima, calo dell’autoefficacia, autobiasimo, pensieri e ricordi intrusivi, menomazione della capacità di prendere decisioni, menomazione della memoria, incredulità, preoccupazioni.
  • Effetti fisici: senso di affaticamento, insonnia, disturbi del sonno, iperattivazione, lamentele somatiche, menomazione della risposta immunitaria, cefalee, problemi gastrointestinali, calo dell’appetito, calo della libido, reazione di trasalimento.
  • Effetti interpersonali: alienazione, ritiro sociale, aumento dei conflitti nelle relazioni, menomazione professionale, menomazione scolastica.

Cosa fare allora?

Le strategie da mettere in pratica sono diverse:

  • riconoscere e dare un nome ai propri sintomi;
  • avere "cura" della nostra persona: regolarizzare il ritmo sonno-veglia; fare attività fisica; evitare abitudini tossiche; rispettare un buon regime alimentare;
  • compensare il distress con l'eustress e tempi di riposo: il nostro organismo ha bisogno di stimoli positivi, di speranza, di progettualità, di fare esperienze positive, di sviluppare un pensiero positivo, oltre che di riposo per poter compensare gli effetti degli stimoli stressanti;
  • curare la propria rete sociale: mantenere contatti con i propri familiari ed amici, ampliare la propria rete all'interno della nostra comunità significa attivare una delle più importanti fonti di prevenzione e supporto alle quali possiamo far ricorso;
  • relativizzare senza sminuire: è fondamentale non sminuire i nostri vissuti, dandogli voce e condividendoli con altre persone; allo stesso tempo è utile prendere le distanze dall'evento in sè e relativizzarne la portata;
  • far ricorso ad un aiuto professionale: una delle peggiori frasi nostre nemiche è "devo farcela da solo", ricorrere all'aiuto dei familiari e degli amici è fondamentale; il ricorso all'aiuto professionale è indispensabile per migliorare le proprie strategie di fronteggiamento degli eventi stressanti e potenzialmente traumatici.

Pubblicato il 19/03/2021 alle ore 12:10

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