L’intelligenza emotiva: scoprire il potere delle emozioni

intelligenza emotiva inside outa cura di Roberta Manca

L’allenatore emotivo

Oggi, ancora di più, si ha bisogno di genitori emotivamente competenti che riescano a leggere oltre le parole, per crescere figli responsabili ed emotivamente competenti.

Poltrone soffici sulle quali far accomodare ogni singola emozione, un “allenatore emotivo” che gestisca il loro ingresso in campo e un arbitro che regoli la loro intensità.

E così rabbia, sorpresa, gioia, tristezza, paura si avvicenderebbero come nel più classico dei turnover, consentendo ad ogni bambino di crescere sentendo sulla pelle ogni singolo istante, positivo o negativo che sia, senza impedimenti, senza barriere o pregiudizi.  

Se la logica degli adulti non condizionasse il pensiero puro dei bambini, se la mente dei grandi non influenzasse l’animo dei piccoli, ogni emozione, anche quella considerata, in modo inappropriato, la più negativa, sarebbe vissuta appieno e mai ignorata.

Le emozioni rinnegate

Purtroppo però accade che i genitori, di fronte all’esternazione di un sentimento negativo da parte del bambino, tendano a minimizzare o peggio ignorare, nella speranza che prima o dopo quell’emozione meravigliosamente si dissolva.

Ma solo dando un nome a quel sentire il bambino potrà elaborare un suo piano per trasformare la paura in coraggio, la rabbia in controllo e la frustrazione in soddisfazione. 

Prima regola: chiamare le emozioni per nome  

È dimostrato infatti che assegnare un nome all’emozione ha di per sé un effetto rassicurante sul sistema nervoso e l’individuo recupera più velocemente una situazione di turbamento.

È importante che il genitore quindi abitui il bambino a parlare di tutte le emozioni che sente, soprattutto di quelle che con il passare del tempo possono manifestarsi in modo violento.

Seconda regola: dare voce alle emozioni

È importante che il genitore non abbia paura a mostrare i propri sentimenti, sia sceso nell’intimo dei suoi vissuti emotivi dandogli un significato, dimostrando che anche le emozioni “cattive” possono portare a risultati positivi. E incoraggiando il figlio a fare lo stesso, potrà piangere senza imbarazzo, perdere la pazienza, infuriarsi. O magari esaltarsi o gioire pazzamente. Se io genitore  mi legittimo a vivere le mie emozioni senza spaventarmi, anche mio figlio capirà di poterlo fare e si lascerà “toccare” emozionalmente.

Terza regola: comprendere e correggere i comportamenti

Accade spesso che i bambini, sopraffatti da una forte emozione, mettano in atto dei comportamenti inopportuni. Ma se riuscissimo a comprendere quella sensazione, se portassimo il bambino verso la definizione di ciò che sente, aiutandolo, utilizzando un linguaggio semplice e adeguato alla sua età, potremo anche aiutarlo a ragionare sul suo comportamento inappropriato. E magari, proprio grazie a quella riflessione, lo avremo aiutato a gestire meglio quell’emozione così forte.

I bimbi non devono avere paura dei sentimenti, sono amici non sconosciuti, ma non tutti i comportamenti possono andarci a braccetto. Di conseguenza se i bambini esasperano quella sensazione, portando il loro atteggiamento all’estremo, danneggiando se stessi e gli altri, è necessario intervenire reindirizzando verso modalità di espressione più funzionali.

Bibliografia

  • Benedetto L. (2008), Il Parent Training: Counseling e Formazione per genitori, Ed. Carocci, Milano.
  • Gordon. T. (1970), Genitori Efficaci, Ed. La Meridiana, Bari
  • Goleman D. (1995), Intelligenza emotiva, che cos’è perché può renderci felici, Ed. RCS, Milano
  • Gottman J. con J. De Claire, (2001) Intelligenza Emotiva per un Figlio, Ed. RCS Libri, Milano.

Roberta Manca

Psicologa, Psicoterapeuta in formazione presso la Scuola di Specializzazione ASPIC. Specializzata in dinamiche di coppia e nel sostegno genitoriale,  è esperta nei temi inerenti l’infertilità, l’adozione e la procreazione medicalmente assistita. Da diversi anni conduce gruppi di empowerment al femminile e di drammaterapia. Si occupa, inoltre, della dipendenza da Internet, ritiro sociale e cyberbullismo.

È referente del gruppo di lavoro ASPIC PSICOLOGIA PER L'ETA' EVOLUTIVA E LA FAMIGLIA. Afferisce al Centro d'Ascolto Psicologico (C.A.P.) Gratuito di ASPIC PSICOLOGIA.

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Pubblicato il 14/04/2017 alle ore 13:26

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