La città è di tutti?

la città è di tuttiA cura di Elisabetta Gallotta

Le ricerche dicono di no. Donne e uomini abitano la città in modi diversi. E con il buio le donne scompaiono dallo scenario urbano. Basta fermarsi ad un incrocio, fermarsi a contare quante donne e quanti uomini passano di lì a mezzogiorno, al tramonto e dopo il tramonto per scoprire che è proprio così: le donne spariscono. Lo hanno fatto alla facoltà di architettura a Delft, in Olanda, lo hanno fatto in 4 medie cittadine e hanno visto che dal 47% delle ore 12, la quota femminile tra i passanti si abbassava di sera al 26,7%.

E questo in una città europea,

Perché le donne spariscono dalle strade? Perché hanno paura. Perché quei luoghi non sono per loro. La città non le contempla, non le prevede. E questo è tanto vero e tanto radicato in noi che abbiamo dimenticato che potrebbe essere diverso, che dovrebbe essere diverso.

La paura e il disagio che una donna sperimenta di sera per le strade le altre, la conoscono bene. Il cortometraggio “Au bout de la rue” realizzato dal regista Maxime Gaudet illustra alla perfezione lo stato d’animo con il quale una donna percorre a piedi la strada che la separa da casa dopo una serata passata con amici.

Le cose stanno così ma potrebbero anche cambiare. Anzi stanno già cambiando. Vienna e Barcellona sono un esempio. E, l’aria  nuova tira direttamente dalle istituzioni europee, che stanno sempre più spingendo affinché la questione di genere sia affrontata.

L’impatto di genere: una variabile che vale un diamante 

L’impatto di genere è infatti una variabile che deve essere tenuto in conto nell’ideazione e nella realizzazione di progetti per i cittadini. Le città e i servizi devono essere implementati pensando a chi se ne avvantaggerà. Sembra una banalità ma non lo è. Questo è il principio: se investo i soldi dei cittadini di Roma, devo andare a verificare quale gruppo sociale se ne avvantaggia. Mettiamo il caso che le donne siano a Roma le massime fruitrici dei mezzi pubblici e le istituzioni investano i soldi (che sono anche delle donne) nel costruire nuovi parcheggi per le auto…bè le donne non se ne avvantaggiano.  Questo è vero anche per gli uomini: se, come si è visto, sono le donne ad usufruire maggiormente delle biblioteche e un’amministrazione pubblica realizza un intervento di ampliamento di queste allora, anche in questo caso, l’intervento andrà a vantaggio solo di un gruppo sociale.

Che cos’è il “gender mainstreaming”

Parliamo di “gender mainstreaming” vale a dire di una fondamentale strategia di politica sociale che punta a promuovere la parità tra i generi sulla base del principio dell’adeguata considerazione delle differenze esistenti tra le situazioni di vita, gli interessi e le esigenze degli uomini e delle donne in tutti gli interventi economici e sociali.

Tutti i programmi di intervento debbono essere conformati a questo principio e valutati anche sulla base del raggiungimento di questo obiettivo e dell’effetto che producono sul rapporto di genere. Questo significa molte cose tra cui che le pari opportunità smettono di essere relegate in un dipartimento e che l’uguaglianza impregna di sé ogni azione politica. Vienna e Barcellona sono un esempio. La capitale austriaca in particolare è diventata un caso di studio per l’Onu, per la Banca Mondiale e per l’Ocse perché valuta l’impatto di genere in tutte le decisioni del comune. In questa città infatti sono stati avviati una serie di interventi volti a costruire un equilibrio di genere nei servizi ai cittadini, a bilanciare le iniziative e a monitorare le differenze nell’uso dei servizi.

A Vienna le cose si fanno. Dopo un’analisi commissionata nel 1997 sulla fruizione dei parchi da parte dei ragazzi e delle ragazze da cui era emerso che le ragazze si sentivano meno sicure, ben 6 parchi cittadini (dal 2000) sono stati ridisegnati in maniera “gender sensitive” e questo approccio è entrato a far parte delle strategie dall’amministrazione. Anche le strutture e i servizi per le vittime di violenza (linea telefonica di aiuto 24 ore su 24, anonima e gratuita, case rifugio e appartamenti) fanno di questa città un importante esempio di come le cose possono cambiare.

A Barcellona, altro esempio, è stato realizzato un “piano per la giustizia di genere” che consiste in un programma per il rispetto e il riconoscimento della libertà delle donne.

Rendere più sicuro lo spazio urbano

Forse possiamo fare più cose di quanto crediamo, forse possiamo partire da piccoli interventi che rendono più sicure e più comode le città. Womenability ce ne dà l’esempio; si tratta di una piattaforma fondata da un gruppo di donne per rendere gli spazi pubblici più paritari. Questa piattaforma raccoglie buone pratiche per migliorare la fruibilità degli spazi pubblici e renderli più paritari dal punto di vista del genere. Qui sono raccolte diverse idee  interessanti come quella di porre immaginette sacre negli angoli delle città indiane per impedire agli uomini di orinare in quei luoghi; a Seul, in sud Corea, per impedire agli uomini il “manspreading” vale a dire di sedere in metropolitana con le gambe divaricate occupando molto spazio e schiacciando e imbarazzando le donne vicine, sono stati realizzati degli adesivi arancioni che posizionati sul pavimento dei vagoni della metro hanno dato l’avvio ad un comportamento rispettoso dello spazio altrui. Video divertentissimo. Altra buona pratica raccolta su questa piattaforma è un’app per segnalare alle amiche problemi nelle starde di Beirut.

Racconti di viaggi in città: l’attraversamento urbano

E poi c’è Blank Noise una community fondata da Jasmeen Patheja nel 2003 in collaborazione con un nutrito gruppo di attiviste e attivisti Indiani, che ha lanciato Action Hero. Si tratta di un progetto che invita le ragazze a non arrendersi alla paura e ad attraversare la città e a frequentare, da sole o in gruppo, proprio quei luoghi che le mettono a disagio. Sul blog di questo gruppo si trovano i racconti di questi “attraversamenti urbani”.  Ecco lo stralcio di una lettera pubblicata: “Quando avevo dodici anni, qualcuno mi si avvicinò e mi disse: non attirare l’attenzione. E’ quello che ho fatto per tutta la vita. Quando esco di casa, tengo stretta la borsa, aggiusto i vestiti, cerco di rendermi invisibile. Occupo il minimo spazio”. E poi ancora: “Questo deve finire. Io voglio essere libera dalla paura. Chi siamo, dove andiamo, cosa indossiamo, come sediamo, stiamo in piedi, parliamo, comminiamo nelle nostre stesse città. Quando esplicitiamo il bisogno di rendere le nostre strade vivibili, non voglio si pensi a me come ad una sorella o a una madre, ma come a una cittadina che ha gli stessi diritti di starsene in giro. Senza dover dare spiegazioni.”

Allora si, forse oggi la città non è di tutti a Bangalore come a Roma ma le cose possono cambiare e stanno già cambiando; intanto sabato 25 Novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, un lungo corteo di donne e uomini imporrà la sua presenza pacifica e forte nello spazio urbano e sfilerà contro la violenza sulle donne in tutte le sue forme. Tutte in strada, non una di meno.

Note sull'autore

Elisabetta Gallotta. Psicologa Clinica e di Comunità. Referente dell'area Psicologia di Comunità di ASPIC PSICOLOGIA. Art counselor e Psicoterapeuta in Formazione presso ASPIC. Specializzata in processi formativi e consulenza di coppia. Afferisce al Centro di Ascolto Psicologico (C.A.P.) gratuito di ASPIC PSICOLOGIA. Formatrice presso U.P. ASPIC. Effettua consulenze individuali e di coppia. Facilita gruppi di crescita a mediazione artistica. Si occupa di fertilità, infertilità e di violenza di genere.

 

Pubblicato il 24/11/2017 alle ore 13:52

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