La psicologia nel contesto dell'emergenza

Di Andrea Giammaria e Cristiana Bruè

Abstract: l’articolo inizia descrivendo l’impatto che gli eventi calamitosi hanno sulla popolazione colpita. Al di là delle caratteristiche oggettive dell’avvenimento, esistono in effetti numerose variabili che concorrono allo strutturarsi di una situazione critica per gli individui, i quali necessitano di interventi di supporto psicologico tempestivi e mirati. Vengono in seguito approfonditi i campi di pertinenza della psicologia dell’emergenza e le possibilità di azione in uno scenario come quello abruzzese in ambito clinico, comunitario e di gestione amministrativa.

Keywords: emergenza, disastro, calamità, psicologia dell’emergenza, intervento psicologico in emergenza.

 

L’impatto dell’evento calamitoso

Anche se non sempre ne siamo consapevoli, le calamità coinvolgono continuamente milioni di persone e quando questo avviene gli individui sono profondamente colpiti nella loro stabilità esistenziale e sociale. Benché la durata di un evento catastrofico possa essere molto breve, i suoi effetti sugli esseri viventi e sull’ambiente circostante sono di tale portata da lasciare segni indelebili, dolorosi e sconvolgenti. I traumi subiti dagli individui coinvolti in una situazione disastrosa, l’intensità degli eventi vissuti e la repentinità dei cambiamenti (esterni ed interni) generano una situazione complessa, in cui si intrecciano numerose variabili (psicologiche, sociali, culturali, politiche ed economiche) e che occorre affrontare con interventi tempestivi, efficaci, costanti, estesi, a breve, medio e lungo termine.

Evento critico

Quando si parla di disastro, ci si riferisce ad un particolare evento critico, fortemente stressante, che genera il repentino e drammatico cambiamento di una situazione preesistente. Questo stato di cose mette a dura prova le capacità di adattamento delle persone, generando un grave sconvolgimento globale, in cui ad essere colpiti sono soprattutto gli individui, che perdono il contatto con le proprie abitudini e sperimentano un profondo senso di impotenza nei confronti del mondo che li circonda, divenuto improvvisamente fonte di forze distruttive, cieche ed incontrollabili. In contesti del genere si viene catapultati in una situazione di crisi, in cui le domande sorgono più rapidamente rispetto alla nostra capacità di elaborare gli stimoli esterni al fine di produrre una risposta.

L’intervento in emergenza

In situazioni disastrose e traumatiche gli individui necessitano di un intervento tempestivo che riguardi anche la sfera psichica, data l’intensità e la gravità degli eventi subiti (perdita della propria abitazione, ruolo sociale, lutti, menomazioni…). Un rapido ed efficace intervento, che abbia cura anche della salute mentale della popolazione colpita, ha una importanza capitale nella prevenzione dell’insorgenza di disagi psicologici maggiori (reazioni di stress post traumatico, disturbi d’ansia, depressione, abuso di sostanze).

Psicologia dell’emergenza

Rispetto a quanto abbiamo detto, allora, cos’è la psicologia dell’emergenza? Essa è un consolidato settore della psicologia che si occupa degli interventi clinici e sociali in situazioni di calamità, disastri ed urgenza. Più in generale, è la disciplina che studia il comportamento degli individui, dei gruppi e delle comunità in situazioni di crisi ed affronta tutti gli aspetti comunicativi, sociali, organizzativi, di pronto soccorso psicologico e di supporto sulla scena del disastro. In breve, se la psicologia “tradizionale” si occupa dei processi psichici in condizioni “normali”, la psicologia dell’emergenza lo fa in situazioni “critiche”.

I ruoli dello psicologo nell’emergenza

In una situazione di disastro come quella verificatasi in Abruzzo, quali sono, dunque, i ruoli e le funzioni di uno psicologo dell’emergenza? L’intervento di un esperto in quest’ambito si estende lungo tre aree: clinica, di comunità e di gestione amministrativa.

Per quel che riguarda il primo aspetto, il servizio è teso principalmente a gestire tutte quelle reazioni emotive immediate e normalmente conseguenti all’evento calamitoso. In questo contesto vanno anche individuati i soggetti che rischiano di sviluppare sintomi psicosociali gravi, causati dal doloroso confronto con gli straordinari eventi che li hanno travolti. Fondamentale, inoltre, è il supporto psicologico di cui necessita il personale di soccorso (Vigili del fuoco, operatori del 118, protezione civile), spesso coinvolto nel disastro anche personalmente.

Gli interventi, individuali o di gruppo, mirano alla gestione dello stress e dell’intenso carico emotivo sperimentato, all’individuazione ed all’eventuale invio di persone gravemente traumatizzate a strutture idonee, poiché la maggior parte del lavoro avviene in contesti non clinici (tende della protezione civile, centri di emergenza).

Gli interventi dello psicologo dell’emergenza in ambito comunitario partono dal presupposto che sia le persone che i gruppi sono inseriti in un più ampio contesto sociale. Per favorire il superamento delle criticità legate all’emergenza, quindi, è fondamentale coinvolgere le vittime nei processi di ricostruzione e di ripristino della normalità, in modo da renderli soggetti attivi e nuovamente consci del loro potere sugli eventi esterni. In questo caso lo psicologo collabora concretamente con i soccorritori, individuando possibili aree in cui impiegare attivamente chi voglia rendersi utile, tenendo presente che l’attivazione favorisce il senso di controllo sull’evento accaduto ed aiuta a contenere i livelli d’ansia.

Nell’area amministrativa lo psicologo dell’emergenza agisce soprattutto per coordinare le risorse e gli interventi contemporaneamente attivi nei centri presenti in varie zone del territorio, per monitorare la situazione psichica delle persone coinvolte nel disastro, per programmare, insieme ai servizi sociali locali, interventi a lungo termine.

Bibliografia

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Pubblicato il 06/07/2009 alle ore 11:15

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