Le nuove dipendenze comportamentali

a cura di Fabio Calvo

“La differenza tra un sano entusiasmo, sebbene eccessivo, e la dipendenza patologica è che i sani entusiasmi arricchiscono la vita, mentre le addiction la impoveriscono” (Griffiths, 2005).

dipendenze comportamentaliIl confine dei legami invisibili

Per decenni il termine “dipendenza” è stato associato al concetto di “sostanze”, evidenziando come alcune di queste potessero influenzare la fisiologia del cervello, producendo nella persona effetti come lo stato d’animo di tensione in caso di astinenza, la difficoltà di autocontrollo, il pensiero continuo rivolto alla sostanza, il senso di colpa in seguito all’assunzione ed altri effetti.

Si parlava infatti di SER-T: servizio per le “tossicodipendenze”. Importanti studi sul cervello hanno dimostrato come il Centro Cerebrale della Ricompensa (un circuito situato nel Nucleus Accumbens) ed i neurotrasmettitori Dopamina e Glutammato siano attori principali della patologia della dipendenza.

Il punto di svolta

Negli ultimi anni la continua ricerca ed esperienza sul campo hanno evidenziato alcuni comportamenti patologici che, sul piano clinico, presentavano caratteristiche incredibilmente simili alle tossicodipendenze.

Pensiamo al gioco d’azzardo, in cui la persona non riesce a rinunciare all’effetto eccitatorio della giocata, nonostante le successive conseguenze negative e i sensi colpa (che la porteranno ad una nuova giocata, innescando un circolo vizioso simile all’uso di droghe). O alla dipendenza da relazioni virtuali, in cui il personaggio costruito (avatar) prende sempre più il posto della realtà, assorbendo gli interessi della persona e allontanandola dalla quotidianità. O ancora alla dipendenza affettiva, in cui la relazione diventa un compensativo di antichi vissuti e conflitti. 

I punti in comune

La ricerca clinica ha confermato le forti similitudini di queste Nuove Dipendenze, in cui al posto di una “sostanza” vi è una “attività”, un “comportamento”. L’autocontrollo è in crisi, la compulsione ad agire limita la libertà e la resilienza della persona, la mente è fortemente occupata come in preda al craving. La persona tenta di resistere alla tentazione ma spesso cade preda dell’impulsività del momento, innescando quel circolo di astinenza e ricaduta ben noto nelle tossicodipendenze.

Il contributo delle neuroscienze (studi sul cervello) è stato prezioso per evidenziare come queste Dipendenze Comportamentali coinvolgano gli stessi circuiti neurali del piacere e del rinforzo evidenziati nelle tossicodipendenze. A conferma di ciò, Potenza (2006) e Tao et al. (2010) hanno proposto modelli neurobiologici analoghi tanto per le dipendenze da sostanza quanto per il gioco d’azzardo problematico e per il disturbo da dipendenza patologica da Internet. Proprio in virtù di queste evidenze, l’American Psychitric Association (2013), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (2008) e l’American Society for Addiction Medicine (2010) hanno riconosciuto l’esistenza di “Dipendenze Patologiche Comportamentali” di varia entità e con diversi, sebbene analoghi, caratteri clinici.

Quali sono nuove dipendenze comportamentali?

Il tema delle Dipendenza Comportamentali, o Nuove Dipendenze, ha portato a guardare la società con occhi diversi. In Italia sono stati attivati i primi ambulatori specializzati nelle dipendenze comportamentali. Nei paesi dell’estremo oriente è scattato l’allarme per la dipendenza da internet, con interventi sanitari mirati e proposte di legge ad hoc per contrastare un fenomeno che ha preso le sembianze di un’epidemia. Le proposte di mutuo-aiuto (come ad esempio gli Alcolisti Anonimi o le comunità di recupero) hanno ampliato le attività specificatamente per i giocatori d’azzardo. Alcuni centri hanno avviato gruppi psicoterapeutici a tema, specifici per la Dipendenza Affettiva.

Tuttavia, le Nuove Dipendenze non si esauriscono con quelle appena citate. La dipendenza da corsa (Obligate Running), le dipendenze da sport (fitness), la dipendenza da sesso (reale o virtuale), le dipendenze da cibo (Bulimia Nervosa, Binge Eating, Ortoressia, Night Eating), le dipendenze da shopping (negozio fisico o online), la dipendenza da lavoro (Workalcholism), sono ancora in via di discussione per l’inserimento nelle apposite sezioni dei manuali diagnostici.

dipendenze comportamentaliCosa è cambiato?

Ogni evoluzione passa attraverso una rivoluzione. Niente di più vero si può dire sia avvenuto nel campo delle dipendenze. Molte delle modifiche proposte nel nuovo manuale dei disturbi mentali (DSM-5) riguardano il tema delle dipendenze. La “scoperta” delle Nuove Dipendenze non è stata una semplice aggiunta a fianco all’elenco delle tossicodipendenze; ne ha rivoluzionato completamente il concetto.

Il punto fondamentale è stato il cambiamento della definizione della patologia stessa, non essendo più imputabile all’azione di una sostanza stupefacente, bensì al rapporto. Si è passati dal concetto di dipendenza come patologia dovuta al consumo di sostanze, al concetto di Dipendenza Patologica, ponendo maggiormente enfasi al legame patologico che si instaura tra l’individuo e l’oggetto della sua dipendenza, dove l’oggetto può essere sia una sostanza (dall’eroina, al cibo, al fumo…), che un comportamento (dal ciclismo, all’acquisto di beni, ad un lavoro…), o anche una relazione (dall’amicizia, alla coppia alla famiglia).

Nella lingua inglese viene utilizzata la parola addiction, con specifico riferimento proprio ai processi e ai legami psicologici della dipendenza.

Starne alla larga…ma come?

Nei precedenti trattamenti delle tossicodipendenze il macro obiettivo generale era quello di allontanare la persona dall’oggetto della propria dipendenza (la sostanza), impedendone così l’assunzione. Ad esempio, l’alcolista sa che non potrà più bere, perché una nuova assunzione riattiverebbe, a livello sia fisiologico che psicologico, le dinamiche che l’hanno portato alla dipendenza, provocando una “ricaduta”. L’oggetto è visibile, spesso anche illegale o vincolato dalla legge (es: guidare in stato di ebrezza o fumare in luoghi pubblici) e contrastato dalle campagne sociali (come la somministrazione di alcol e fumo a minori o a donne in gravidanza).

L’evitamento dell’oggetto è più complesso nelle dipendenze patologiche comportamentali. Ogni persona avrà il suo gruppo di comportamenti, attività, luoghi ed eventi da evitare. In caso di dipendenza da sesso potrà essere necessario bloccare i canali pornografici nell’abbonamento tv. Nella dipendenza da cibo potrebbe essere buono seguire una dieta personalizzata, magari evitando il pane o “cibi spazzatura”. Nella dipendenza da internet sarà opportuno disinstallare certi programmi e così via.

D’altro canto, alcune delle Nuove Dipendenze Comportamentali hanno come oggetto attività accettate o perfino promosse socialmente (come lo sport), o necessarie (come shopping e lavoro), per cui non è possibile semplicemente “eliminarle”. Pensiamo ad esempio al sesso o al cibo: eliminarli significherebbe sfociare in condizioni altrettanto patologiche, come il Disturbo del Desiderio Sessuale o l’Anoressia.

dipendenze comportamentaliPer non parlare delle Dipendenze Affettive, che si manifestano in campo relazionale. L’essere umano è in costante interazione (con sé stesso e col mondo esterno), ed è ampiamente condiviso che i “sintomi” dei Disturbi di Personalità si manifestano proprio nelle relazioni. Con le Nuove Dipendenze Patologiche quindi, spesso la parola-chiave non è “separazione”, bensì un legame diverso che passi attraverso il cambiamento, l’evoluzione e il benessere di tutta la persona.

L’ultima frontiera: il confine

Il nuovo concetto di Dipendenza Patologica ha aperto scenari di riflessione importarti e complessi, che necessitano di attenzioni ed interventi più accurati e precisi. La Dipendenze Patologiche estendono il loro raggio d’azione anche in ambiti di vita quotidiana, legali e spesso anche promossi socialmente. Inoltre, tra i criteri di inclusione nella patologia, rientrano elementi come il “piacere” e la “gratificazione”, che risultano criteri anche per la salute e il benessere della persona.

Cosa rende un comportamento identificabile come una dipendenza patologica? Molti soggetti con dipendenze patologiche comportamentali difendono le loro azioni dicendo di essere semplicemente persone sane ed entusiaste, ingiustamente giudicate dagli altri: medici, parenti, coniugi, polizia, ecc…

“La differenza tra un sano entusiasmo, sebbene eccessivo, e la dipendenza patologica è che i sani entusiasmi arricchiscono la vita, mentre le addiction la impoveriscono” (Griffiths; 2005).

Tra i criteri per la diagnosi di Dipendenza Patologica non rientrano numeri osservabili a occhio nudo (ad es: quante ore passate al pc, quanti soldi spesi al negozio o quanti km percorsi in bicicletta); bensì criteri psicologici (emozioni, autocontrollo, pensieri): legami invisibili. Proprio per questo, esternamente/superficialmente una Dipendenza Patologica potrebbe apparire molto vicina a contesti naturali, positivi e perfino salutari. Il confine che separa patologico e sano è più sottile e nascosto rispetto alle tossicodipendenze. Le chiavi di lettura della patologia non sono tanto fuori, quanto dentro la persona. Per distinguere lo status delle dinamiche psicologiche occorre una maggiore sensibilità alle proprie dinamiche interne, maggiore consapevolezza di sé, maggiore introspezione. È sul confine (spesso soggettivo) che “si gioca la partita”.

Bibliografia

  • Biondi M, Bersani FS, Valentini M. Il DSM-5: l’edizione italiana. Riv Psichiatr 2014; 49: 57-60.
  • Carnes, P., Murray, R., Charpentier, L. (2005). Bargains with chaos: sex addicts and addiction interaction disorder.
  • Giusti E., Maglioni M. Terapia delle Dipendenze. Il percorso verso l’autonomia e l’interdipendenza. Sovera, 2016
  • Griffiths, M. D. (2005). A “Components” Model of Addiction within a Biopsychosocial Framework. Journal of Substance Use, 10, 191-197.
  • Montanari C., Longo C. (2005) L'integrazione pluralistica nelle tossicodipendenze. Percorsi formativi e terapeutici. Franco Angeli.
  • Rosenberg K.P., Feder L.C. (2014) Dipendenze comportamentali: Criteri, evidenze, trattamento. Adra Masson.

Note sull'autore

fabio calvoFabio Calvo

Psicologo, Psicoterapeuta in formazione presso la Scuola di Specializzazione ASPIC. Collabora con il Centro Riferimento Alcologico della Regione Lazio del Policlinico Umberto I. Per il MBP ha condotto il seminario "dipENDenze – Nuovi legami invisibili", finalizzato a fornire informazioni utili sui processi mentali che caratterizzano le dipendenze, proponendo un percorso di evoluzione personale finalizzato a scardinare i meccanismi di dipendenza e favorire un maggiore benessere globale della persona.

Referente del gruppo di lavoro ASPIC PSICOLOGIA per le Dipendenze. Afferisce al Centro d'Ascolto Psicologico (C.A.P.) gratuito di ASPIC PSICOLOGIA.

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Pubblicato il 15/12/2017 alle ore 15:14

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