Progetti vincitori 2008

Community scolastiche: nuovi strumenti per promuovere benessere e capitale sociale tra gli studenti delle scuole superiori

1° Classificato - Punteggio 93/100

Autore

Alessia D'Acunti

Keyword

Comunità scolastica, comunità virtuale, capitale sociale

Abstract

In questo progetto si propone l'utilizzo di comunità virtuali gestite da studenti per promuovere il capitale sociale nelle scuole superiori e, conseguentemente, il benessere psicosociale. Il legame tra capitale sociale e benessere è stato verificato empiricamente da diverse ricerche. Inoltre, diversi studi hanno dimostrato che le comunità online, se basate su comunità territoriali, sono in grado di incrementare il capitale sociale on- e offline dei propri utenti, in quanto funzionano come un circuito di comunicazione per individui che si frequentano anche faccia a faccia. La community scolastica sarebbe, quindi, un'occasione per i ragazzi di conoscersi e comunicare, ma anche di costruire uno spazio di interazione tra pari,  in cui sarebbe la partecipazione di ognuno a creare un prodotto comune. Fornendo gli strumenti concettuali per comprendere la reciprocità alla base dei legami sociali, la community educherebbe alla convivenza.

Letteratura di riferimento

Ellison N. B., Steinfield C., Lampe C. (2007). The benefits of Facebook "Friends": Social capital and college students' use of Online Social Network Sites, Journal of Computer-Mediated Communication, 12, 1143–1168.

Santinello M., Vieno A. (2006). Il capitale sociale secondo un'ottica di psicologia di comunità. Giornale Italiano di Psicologia, 23, 3, 481-497.

Tomai M., Rosa V. e D'Acunti A. (2008). Nuovi percorsi per favorire lo sviluppo del capitale sociale negli studenti delle scuole superiori: le comunità virtuali. Abstract dal VII Convegno Nazionale SIPCO.

Vieno A. (2005). Creare comunità scolastica. Teorie e pratiche per migliorare il benessere psicosociale degli studenti. Unicopli, Milano.

Williams D. (2006). On and off the 'net: Scales for social capital in an online era. Journal of Computer-Mediated Communication, 11(2), article 11.

 

"BenEssere Mamma" supporto psicologico alle neo-mamme

2° Classificato - Punteggio 91/100

Autore

Marialba Albisinni

Keyword

Depressione post-parto, neomamma,  identità materna

Abstract

Oggi le problematiche della donna, durante il periodo neonatale, sono diverse e più sentite rispetto a quelle del  passato. Nel passato generazionale, la donna, dopo la nascita di un figlio era supportata dalla cosiddetta famiglia allargata, non aveva particolari aspirazioni di realizzazione al di fuori della famiglia, le sue energie erano concentrate sulla gestione della casa e dei figli. Oggi la situazione è notevolmente cambiata per vari motivi, primo fra tutti è il bisogno della donna di esprimere il proprio talento e di trovare una collocazione sociale che lo consenta. Le difficoltà economiche che le giovani coppie devono affrontare per avere una casa, raggiungere uno stato di benessere e vivere dignitosamente, spinge la donna  a lavorare non solo  per una realizzazione personale, ma, anche  per contribuire insieme al compagno al raggiungimento di  tale  benessere. Il sostegno della famiglia di origine in passato era molto forte, attualmente per una maggior bisogno di confini tale aiuto viene a mancare. La donna si ritrova insieme al proprio partner a vivere un cambiamento atteso e desiderato nella propria vita, spesso con aspettative personali e sociali irrealistiche, in cui le energie fanno fatica a seguire diverse direzioni. Desiderare un figlio e una propria famiglia rimane la realizzazione più grande della coppia.

Letteratura di riferimento

J. Milgron, P.R. Martin e L.M. Negri (2003) - Depressione postnatale  - Erickson, Trento.

Fiorella Monti- Francesca Agostini -  (2006) La Depressione postnatale – Carocci

Murray, P.Cooper – (1999) Depressione del post-partum e sviluppo del bambino - CIC Ediz. Internazionali, Roma.

Stern Daniel N., Bruschweiler Stern nadia, Freeland Alison (2000)- Nascita di una madre - Mondadori.

 

Corso per genitori che hanno perso un figlio: la condivisione del e nel gruppo

3° Classificato - Punteggio 88/100

Autore

Maria Concetta Cirrincione

Keyword

Lutto, figli, elaborazione

Abstract

La morte di un bambino durante o dopo la nascita è sempre un evento critico che rompe in modo violento il corso normale della vita, provoca uno shock emozionale ed uno stato di emergenza psicologica che destabilizza le capacità di risposta dell'individuo e dei gruppi familiari colpiti.
Adattarsi alla nuova realtà dolorosa richiede molto tempo, tuttavia le persone colpite possono ricevere un beneficio nell'immediato se supportati nella gestione della sofferenza e dell'angoscia generate dal lutto.
Obiettivo del corso è fornire ai partecipanti una formazione di base sugli aspetti psicologici del lutto e sull'intervento psicologico ed assistenziale nella sua fase acuta, al fine di acquisire conoscenze e competenze operative per offrire il miglior aiuto possibile in una prassi inevitabile quanto dolorosa.

Letteratura di riferimento

Aa.Vv., La perdita: lutti e trasformazioni, Rivista di psicologia analitica, Vivarium, 2004.

Adler Segre E., Imparare a dirsi addio, Proedi Editore, 2005.

Colusso L. (a cura di), Rimanere insieme. Elaborazione del lutto, Fondazione Amici Associazione ADVAR, 2006.

Crozzoli Aite L. (a cura di), Sarà così lasciare la vita?, Ed. Paoline, 2001.

Crozzoli Aite L. (a cura di), Assenza, più acuta presenza, Ed. Paoline, 2003.

Forest Ph., Per tutta la notte, Alet, 2006.

Forest Ph., Tutti i bambini tranne uno, Alet, 2007.

Kast V., L'esperienza del distacco - Lutto, perdita, abbandono come occasione di trasformazione e crescita, Red, 1996 (1982).

Kübler-Ross E., La morte e il morire, Cittadella Editrice, 1984.

Küng H., Jens W., Della dignità del morire, Rizzoli, 1996 (1995).

Roccatagliata S., Un figlio non può morire - L'esperienza di continuare a vivere, Sperling & Kupfer, 2003.

Vianello R., Marin M.L., La comprensione della morte del bambino, Giunti Barbera, 1985.

 

L'approccio artistico terapeutico applicato a soggetti autistici e schizofrenici

Punteggio 73/100

Autori

Daniela Pasquini e Maddalena Berardinelli

Keyword

Arteterapia, autismo, schizofrenia

Abstract

L'arteterapia può essere definita un intervento di aiuto e di sostegno alla persona, a mediazione non verbale, che utilizza i materiali artistici e il processo creativo, come sostituzione o integrazione della comunicazione verbale nella relazione tra terapeuta e paziente. Arteterapia come possibile tecnica nella cura della malattia mentale che fa più paura: la schizofrenia, e come strumento per spezzare quel muro impenetrabile che i soggetti autistici hanno eretto tra se stessi e il mondo che li circonda. La creazione artistica prodotta durante un percorso di arteterapia diventa un mezzo per capire chi sono e soprattutto per mostrarlo agli altri, lasciando che l'opera d'arte così creata parli per loro. L'arte rende possibile vedere ed esprimere molto più di quello che le parole possono fare; serve come mezzo di comprensione, di attribuzione di senso al fine di chiarire esperienze interiori senza parole, che spesso sono insufficienti o mancano nel descrivere i propri vissuti.

Letteratura di riferimento

Case C., Dalley T., (2003). Manuale di Arteterapia. Torino: Edizioni Cosmopolis.

Kramer E., (1979). Che cos'è l'Arte Terapia? II° Giornata di Studio ADEG-AISCNW-1985, Brescia, ADEG Torino.

Naumburg M.,(1966). Dynamically Oriented Art Terapy: Its Principles and Practice. Grune and Stratton, New York and London.

Silviidi B., n.8 (2004). Il processo terapeutico in un'esperienza di art-terapy con soggetti psichiatrici. Cielo e Pietra.

Silviidi B., anno V-n.3, settembre (1989). Quale contatto con un ragazzo autistico. Prospettive in Psicologia. 

 

Losanna trilogue play e disabilità

Punteggio 65/100

Autore

Marika Lucisano

Keyword

LTP, disabilità, fratria

Abstract

Il progetto vuole applicare il metodo osservativo "Losanna Trilogue Play" (Fivaz-Depeursinge, Corboz-Warnery, 1999) a 40 famiglie con due figli, di cui uno (metà con uno con disabilità genetica), per analizzare le differenze nell'evoluzione delle relazioni familiari con particolare attenzione allo studio della relazione fraterna. In base alle procedure utilizzate nel metodo tradizionale, le famiglie verranno invitate a svolgere un gioco, quando il figlio con disabilità avrà  12, 24, 37, 1 - 2 e 4 anni. Utilizzando il metodo di codifica delle interazioni (Malagoli Togliatti, Mazzoni, 2006) si verificherà la partecipazione, l'organizzazione, il focus attentivo, condiviso e il contatto affettivo delle famiglie. I risultati potrebbero consentire di verificare l'applicabilità del metodo in presenza di un figlio con disabilità e di identificare i momenti "critici" e l'evoluzione del sistema famiglia ottenendo utili informazioni per eventuali interventi di prevenzione e di supporto.

Letteratura di riferimento

Fivaz-Depeursinge E.,  Corboz-Warnery A., (1999). Il triangolo primario, Tr. It. Raffaello Cortina, Milano 2000.

Malagoli Togliatti M., Mazzoni S., (2004) Osservare valutare e sostenere la relazione genitori- figli, Raffaello Cortina, Milano.

McHale J.P., Kuersten –Hogan R., Lauretti A., (1996 ) New direction in the study of family –level during infancy and early childhood. In McHale, J. P. , Cowan, P. A (Eds.) , Understanding how Family-level dinamics  affect children’s development: Studies of two-parent families, New directions in Child Development, 74, pp.5-26.

Minuchin S., (1974). Famiglie e terapie della famiglia, Tr. It. Astrolabio, Roma 1976. 

Simonelli A., Fava Vizziello G.M., Bighin M., Cattaneo C. (2006). Studio preliminare di validazione di uno strumento di valutazione delle competenze triadi che precoci, Poster presentato al Congresso Nazionale AIP - Sezione di Psicologia dello Sviluppo, Verona 15-17 Settembre 200.

 

Breath-Counseling: "Integrazione di Rebirthing-Breathwork e Counseling Relazionale"

Punteggio 60/100

Autore

Rosita Zafenza

Keyword

Breathwork, Rebirthing, Counseling relazionale

Abstract

Viene proposto un corso che nasce dall'integrazione tra due strumenti: il Rebirthing/ Breathwork e Il counseling.
Il Rebirthing o Breathwork, tecnica molto diffusa facente parte del vasto panorama olistico, che sviluppa la consapevolezza di se stessi a livello fisico, mentale, emozionale e spirituale il quale,  trova origine in America intorno agli anni'70 per merito di Leonard Orr.
Il Counseling, nato e radicato nel mondo anglo-americano, si sta diffondendo anche in Euorpa. Per realizzare una completa comprensione del counseling, è necessario conoscere gli elementi che hanno caratterizzato un altro approccio psicologico nato alla fine degli anni 50: la psicologia umanistica (A. Maslow, R.May, C. Rogers, R. Assagioli, F.Pearls), che vede l'essere umano al centro del mondo e gli riconosce potenziali di crescita, autodeterminazione e trasformazione .

Letteratura di riferimento

D’Orlando, A. (2006). Intelligenza emotiva e respiro. Amrita.

Leboyer, F. (2000). Per una nascita senza violenza, il parto dal punto di vista del Bambino. Bompiani.

May, R. (1991). L’arte del counseling. Astrolabio. Pericola, P. (2000). Respirare e rinascere in acqua calda. Interviste & editino di Enzo Frenna. Screem, M. (2003). Breathwork l’evoluzione del Rebirthing. Armenia.

 

Bambini asmatici e qualità di vita: gruppi di educazione genitoriale

Punteggio 60/100

Autore

Maria Concetta Cirrincione

Keyword

Asma, qualità di vita, famiglia

Abstract

Non c'è mai stato come in questo momento un così grande bisogno di un trattamento psicologico e comportamentale per l'asma infantile che sta aumentando sempre più; tuttavia l'urgenza di questi interventi è stata spesso sottovalutata da medici e scienziati.
E' importante, quindi, la creazione di programmi di trattamento specifici, che tengano conto non soltanto del singolo individuo ma del contesto familiare e sociale in cui è inserito.
Come evidenziato anche dalla letteratura di riferimento (Aiazzi et al. 1995), le famiglie che partecipano ad un programma di educazione genitoriale, hanno ridotto sensibilmente i livelli di malessere psicologico (ansia, depressione, sintomi somatici, ostilità).
L'obiettivo del progetto è quello di contribuire alla tranquillità familiare in modo da avere un impatto positivo sul comportamento del bambino. Il supporto sociale è un buon predittore di guarigione, addirittura lo è più della gravità della malattia.

Letteratura di riferimento

Askildsen E.C. et al. (1993) , Are parents of asthmatic children different from other parents?, Psychoterapy and Psychosomatic, 60, p. 91-99.

Colucci M. R. (1997), La sofferenza muta. La malattia psicosomatica in età evolutiva, Interazioni, 1, p.43-56.

Eiser C. et al. (1991), Discipline strategies and parental perceptions of preschool children with asthma, British Journal of Medical Psychology, 64, p.45-53.

Faleide A.O. et al. (1988), Children at risk of allergic development: the parents' dyadic relationship, Psychoterapy and Psychosomatic, 49, p.223-229.

Horwood L.J. et al. (1985), Social and familial factors in the development of early childhood asthma, Pediatrics, 75(5), p.859-868

Klinnert M. et al. (1994), Early asthma onset: the interaction between family stressors and adaptive parenting, Psychiatry, 57, p.51-61.

Onnis L. (1987), L'asma infantile cronica : risultato dell'interazione a tre fra paziente, famiglia e servizio, Studi Interdisciplinari sulla Famiglia, Milano, Vita e Pensiero, p.236-247.

 

Il riconoscimento e il trattamento del disturbo psichico nel paziente cardiopatico

Punteggio 60/100

Autore

Maria Concetta Cirrincione

Keyword

Rapporto mente-cuore, infarto, evento traumatico

Abstract

La Psicocardiologia è una disciplina interconnessa tra la Cardiologia e la Psicologia. Il progetto si propone lo scopo di progettare un'insieme di attività relative all'intervento psicologico, complementari all'eventuale terapia farmacologia, in cardiologia riabilitativa. E' ormai dimostrato che tra i pazienti con patologie cardiovascolari, i depressi hanno un rischio di mortalità a 6 mesi 3-4 volte superiore ai non depressi . Dunque l'infartuato che manifesta problemi da un punto di vista psicologico non deve essere considerato solo una "seccatura" da gestire distrattamente con le solite benzodiazepine e antidepressivi (che pure a volte sono indispensabili). Deve essere valutato con attenzione da personale esperto in psicologia e neuropsichiatria per definire un corretto supporto psicosociale.

Letteratura di riferimento

Barefoot J.C. e Schroll M. (1996), Symptoms of depression, acute myocardial infarction, and total mortality in a community sample. Circulation, 93, 1976-80.

Carney, R.M., Blumenthal, J.A., Catellier, D., Freedland Berkman, L.F., Watkins, L.L.,Czajkowski, S.M. & Haynan, A.S. (2003), Depression as a risk factor for mortality after myocardial infarction. American Journal Cardiological, 92, 1277-81

Denollet J. (1991), Negative affectivity and repressive coping: Pervasive influence on self-reported mood, health, and coronary-prone behavior. Psychosomatic Medicine, 53, 538-556.

Frasure-Smith N, Lesperance F, Gravel G, Masson A, Juneau M, Bourassa MG.(2002), Long-term survival differences among low-anxious, high-anxious and repressive copers enrolled in the Montreal heart attack readjustment trial. Psychosomed Medical 64, 571-9.

Jannuzzi J.L., Stern T.A., Pasternak R.C., Desantics R.W (2000), The influence of ansietà and depression on outcomes of patients with coronary artery disease. Arch. Int. Med. 160, 1913-1921

Kawachi I., Sparrow D., Vokonas P.e Weiss S.T.(1994), Symptoms of anxiety and risk of coronary heart disease: The Normative Aging Study. Circulation, 90, 2225-29.

O'Connor C.M., Gurbel P.A., Sereburany V.L. (2000), Depression and ischemic heart disease. Am Heart J., 140, 63-69

Sanavio E., Bertolotti G., Michielin P., Vidotto G., Zotti A.M. (1986), CBA-2.0 Scale primarie, Firenze: OS.

Vedana L, Baiardi P, Sommaruga M, Gallì M, Neri R, Pedretti RFE, Tramarin R, Bertolotti

G.(2003), Anxiety and depression screening in rehabilitation. Monaldi Arch Chest Disease 2, 101-106

Watson D., Clark L.A. (1984), Negative affectivity. The disposition to experience aversive emotional states. Psychological Bullettin, 96, 465-490.

 

L'importanza della valutazione psicologica negli interventi di ernia del disco

Punteggio 60/100

Autore

Maria Concetta Cirrincione

Keyword

Indagine psicologica, ernia del disco, fasi pre e post operatoria

Abstract

L'ernia del disco è una patologia importante e temibile sia per le conseguenze sintomatologiche e funzionali che per la frequenza epidemiologica, occupando un posto di rilievo tra le cause di invalidità temporanea ed anche permanente rappresentando un problema sociale che ha richiesto una soluzione rapida e definitiva.
I medici sono concordi nel ritenere, che la chirurgia dell'ernia del disco sia adatta a risolvere la patologia, nella maggior parte dei pazienti. Nondimeno esiste un ridotto numero di casi, in cui l'intervento chirurgico ha condotto ad esiti sfavorevoli.
Diversi studi americani hanno sottolineato l'importanza di una valutazione psicologia sia in sede pre-operatoria che post-operatoria, in soggetti che devono affrontare un'operazione di ernia del disco. I dati ottenuti saranno utili al fine di accertare, da parte del medico, la presenza o meno di una componente psicogena nella manifestazione di malattia.

Letteratura di riferimento

Vucetic N, Astrand P, Guntner P, Svensson O. Diagnosis and prognosis in lumbar disc herniation. Clinical Orthophedic 1999; (361): 116-22;

Sorensen LV, Mors O, Skovlund O. A prospective study of the importance of psychological and social factors for the outcome after surgery in patients with slipped lumbar disk operated upon for the first time. Acta Neurochir 1987; 88: 119-25;

Graver V, Ljunggren AE, Malt UF, et al. Can psychological traits predict the outcome of lumbar disc surgery when anamnestic and physiological risk factors are controlled for? Results of a prospective cohort study. Journal Psychosomatic Res 1995; 39: 465-76.)

Michelsen C, Jackson R, Lowe T, Farcy J-PC, Deinlein D. A multi-center prospective study of the CD Spinal System in patients with degenerative disc disease. Journal Spinal Disorders 1998;6:465-70.

Atkinson J.H. et al. Prevalence, onset,and risk of psychiatric disorders in men with chronic low back pain: a controlled study. Pain, 45 (111-121), 1991.

Hasenbring M. et al. Risk factor of chronicity in lumbar disc patients. A prospective investigation of biologic, psychologic, and social predictor of therapy outcome. Spine, v.19, 24 (2759-2765), 1994.

Pubblicato il 04/11/2008 alle ore 17:20

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