Cinematerapia

Secondo Emily Marsick (2010), della Lesley University, la cinematerapia può essere efficace con i preadolescenti che si trovano a vivere il divorzio dei loro genitori.

L'autrice ha recentemente pubblicato una ricerca di tipo qualitativo che  sostiene l'efficacia dell'intervento di cinematerapia per aiutare i ragazzi nell'espressione e nell'elaborazione dei sentimenti dolorosi,  nel promuovere la catarsi delle emozioni, in particolare della rabbia e della tristezza, e nel favorire lo sviluppo di nuove competenze per affrontare la nuova condizione familiare.

La cinematerapia

La cinematerapia può essere considerata un'estensione della biblioterapia (Hebert e Neumeister, 2001, 2002). Si tratta di un approccio creativo alla terapia, in cui ai clienti viene assegnato il compito di guardare dei film relativi alle problematiche che stanno affrontando.

I film possono essere visti autonomamente dal cliente tra due sedute oppure nel corso delle sedute e vengono poi discussi insieme allo psicoterapeuta.

I film possono essere usati per coinvolgere la fantasia durante la terapia, permettono la discussione di temi difficili diminuendo la resistenza, favoriscono l'espressione delle emozioni, aiutano i clienti a guardare i problemi da diverse prospettive e forniscono modelli di ruoli o soluzioni alternative.

Durante la ricerca, Emily Marsick ha fatto seguire alle proiezioni terapeutiche delle attività espressive e creative, come collage, testi, giochi di ruolo, ideazioni di slogan, esercizi di problem solving o altro, per aiutare i clienti più giovani ad elaborare le risposte al film.

Aree di cambiamento

Attraverso la visione di film in terapia, sostiene Marsick, sono stati aiutati i preadolescenti ad esprimere i loro sentimenti profondi, avivere un'esperienza catartica delle emozioni di rabbia e tristezza e a sviluppare nuove capacità di coping per affrontare il divorzio dei genitori, promuovendo il cambiamento in diverse aree:

  • capacità di riconoscere le emozioni;
  • meccanismi di identificazione;
  • meccanismi di proiezione;
  • visione interattiva;
  • aumento della condivisione;
  • capacità di generalizzare (creare un ponte tra terapia e vita quotidiana);
  • attività espressive di risposta;
  • catarsi;
  • uso delle metafore;
  • maggiore capacità di identificare e di usare le abilità di coping;
  • auto-selezione (scelta e condivisione di storie significative).

Leggi la recensione per saperne di più.

Pubblicato il 05/07/2011 alle ore 09:00

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