Essere padre

 


L’importanza del ruolo paterno per il sano sviluppo dei bambini è stata sottolineata più volte dalla psicologia. Il significato dell’esser padri, però, è l’influenzato dalla cultura d’appartenenza. I padri, ovviamente, non sono tutti uguali e questo diventa ancora più evidente se si esplora “la paternità” in culture diverse da quella occidentale.

Il coinvolgimento paterno

Dal punto di vista dell’ecologia del comportamento umano, il coinvolgimento paterno verso i propri figli è associato a valori culturali (ad esempio la flessibilità dei ruoli di genere), ma anche ad altri fattori come l’età del bambino o la presenza di parenti stretti. Si suppone che aumenti nei primi anni di vita del figlio, intorno all’età dello svezzamento, mentre diminuisca se sono presenti parenti stretti come nonne o zie.

I padri Aka

Hewlett, nel 1991, rilevò come i padri Aka, popolazione della Repubblica Centrafricana, avessero un maggior coinvolgimento nella cura dei bambini (tra 1 e 18 mesi) rispetto ai padri statunitensi. Benché giocassero raramente coi loro figli, costruivano un rapporto basato sull’intimità, l’affetto e l’aiuto pratico. Lo studio di Hewlett mostrò i più alti livelli di coinvolgimento paterno nella cura dei figli rispetto alle altre società (Fouts, 2008). L’autrice spiegò che tra gli Aka la coppia genitoriale spendeva molto tempo insieme, cooperando in importanti attività di sussistenza. In questo modo, sia la madre che il padre passavano molto tempo con il proprio figlio.

In Occidente

In Occidente la maggior parte delle attività lavorative non prevedono la possibilità di poter avere il proprio figlio con sé. Inoltre, tradizionalmente, è la madre che si dedica all’accudimento dei figli. Le stesse teorie scientifiche hanno per lungo tempo sottovalutato il ruolo del padre, ponendolo in una posizione marginale, soprattutto in relazione alle prime fasi della vita del bambino (ad esempio la psicanalisi). Eppure diversi autori sottolineano la nascita di un nuovo modello di famiglia caratterizzato da un rapporto paritario tra i partner e un legame più intimo e profondo con i figli da parte dell’uomo. La figura paterna può così essere valorizzata nella sua diversità da quella materna, invece che esserne esclusa. 

Esser padre

Sia a livello scientifico che nell’opinione comune si va affermando un nuovo modello di padre, presente nella scena familiare, partecipe ed emotivamente coinvolto nella crescita e nell’educazione del figlio. Nelle prime fasi di vita del bambino, inoltre, i padri sembrano occuparsi maggiormente delle cure e questo favorisce la nascita di un legame significativo. Il legame con i propri figli non è una cosa scontata. L'essere padre è un riconoscimento da parte dell'uomo di funzioni e responsabilità rispetto al proprio figlio. Il sentirsi padre, invece, è la percezione emotiva della paternità, la capacità di costruirsi un'immagine accanto al proprio bambino (Miscioscia e Nicolini, 2004).

Padre e uomo

Diventare genitori è impegnativo. Un bambino ha bisogno del tempo e delle risorse di chi lo accudisce e questo può condurre i genitori a “dimenticare” di essere ancora delle persone, con i propri bisogni. Questo in passato era un problema prettamente femminile.

Oggi che i padri sono più coinvolti con i propri figli, si trovano a dover gestire anche questo aspetto. Anche loro si trovano spesso confrontati con la difficoltà di diventare padri e restare "uomini", con tutto l’impegno necessario per continuare ad essere efficaci lavoratori, buoni partner, buoni genitori e individui soddisfatti di sé.

Su ASPICommunity si è aperta una discussione su questo argomento e sul ruolo paterno nel corso della crescita, su come si sta trasformando e sugli effetti generati dalla sua assenza. Tu cosa ne pensi?

Pubblicato il 18/03/2009 alle ore 07:00

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