Maschere che coprono e scoprono

di M. Laura Baronti Marchiò.

C’è qualcosa di magico e coinvolgente nell’atto del mascherarsi, qualcosa di antico che attrae grandi e piccini, che ci consente di "giocare" ad essere qualcosa d’altro o di scoprire cosa potremmo essere se conoscessimo meglio la maschera che a volte indossiamo senza saperlo.

Simbologia della maschera

L'uso della maschera si perde nella notte dei tempi. Già nella preistoria gli uomini usavano maschere nelle attività di caccia e da sempre la maschera ha avuto un grande significato simbolico nell’ambito di riti magici e religiosi. Tanti sono stati i significati e le funzioni assegnate ad essa nel corso della storia dell’uomo: maschere per esorcizzare, per propiziare, per spaventare, per giocare, per ironizzare su se stessi. Ma tra tutte le funzioni quella più significativa e ricorrente è quella di strumento di comunicazione tra gli uomini e la divinità, in quanto permette di staccarsi da convenzioni spazio-temporali per proiettarsi all’interno di un mondo ‘altro’, divino, rituale, mistico. Indossare la maschera equivale a perdere la propria identità per assumere quella dell’oggetto rappresentato.

In tal senso possiamo dire che l’uomo ha creato le maschere non per nascondersi ma bensì per poter apparire, per mettere in relazione il mondo degli umani con quello dei "non umani", ma anche per mostrare parti di sé spesso nascoste. Questo nei riti ma anche nell’arte e soprattutto nel teatro e, perché no, anche nel gioco.

Maschera come strumento di auto-osservazione

Nel linguaggio comune la maschera assume spesso una connotazione negativa legata alla finzione, alla non autenticità per cui ‘togliersi la maschera’ significa mostrarsi per ciò che si è.

In realtà, la maschera da un lato cela e dall’altro rivela e può essere, in tal senso, un’ottima metafora per stimolare l’auto-osservazione e l’introspezione. Quando indossiamo una maschera, specie se creata da noi, in qualche modo mutiamo, qualcosa cambia in noi anche se internamente siamo sempre noi stessi. Contattiamo parti di noi che fanno parte del nostro "dentro" e attraverso la maschera consentiamo loro di mostrarsi al di "fuori".

Ciò che provoca il cambiamento è una diversa percezione di noi stessi attraverso ciò che immaginiamo gli altri vedano in noi attraverso la maschera. È lo sguardo dell’Altro su di noi che ci consente di individuarci e riconoscerci. La maschera in qualche modo ci fa sentire protetti e nello stesso tempo messi a nudo, rappresenta, in ogni caso, l’opportunità di osservarci attraverso chi ci guarda.

Ci porta nell’area del gioco e del "come se..", dove tutto è permesso e concesso grazie alla complicità delle maschere ed in tal senso ci offre l’opportunità di sentire com’è per noi essere ciò che normalmente non siamo, ma che intimamente forse un po’ siamo. Ci consente di mettere in relazione il nostro ‘dentro’ con il nostro ‘fuori’.

Creare ed indossare la propria maschera, quindi, come opportunità per crescere, per scoprire ciò che siamo e che forse non sapevamo di essere ma che possiamo sicuramente provare ad essere.

Note sull’autore

M. Laura Baronti Marchiò, formatrice e counselor professionista, esperta nell’utilizzo di tecniche espressive e artistiche nella relazione d’aiuto sia in ambito individuale che di gruppo. Responsabile Sviluppo Risorse Umane in contesti aziendali specie in relazione alla creazione dei gruppi di lavoro, al sostegno della motivazione e allo sviluppo delle competenze relazionali e comunicazionali. Docente di metodologie di art couseling al Master di perfezionamento in Counseling Sanitario.

Pubblicato il 22/02/2011 alle ore 09:00

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