Persona e disabilità

 

È online l’articolo ASPIC di questo mese, scritto da Gilda Di Nardo ed Emanuela Marini. L’articolo tratta il tema della disabilità, presentando un’indagine sull’immaginario collettivo legato a questo argomento.

Classificazioni e disabilità

Il concetto di disabilità è sicuramente  ampio. Nell’articolo, le autrici, si propongono di stare al di là delle classificazioni. Tradizionalmente, nel panorama europeo ma soprattutto in quello italiano, il confronto attorno al concetto di disabilità e, quindi, anche dell’integrazione, è avvenuto essenzialmente tra modelli di tipo causale (ad es. medico, sociale, bio-psicosociale), tendenti ad indagare la disabilità secondo uno schema di tipo causalista, e modelli di tipo istituzionale. La psicologia e la psicoterapia, si sono spesso interessate alla disabilità,  poco sul versante della sensibilizzazione e dell’informazione e molto di più su quello del trattamento e della valutazione.

Una prospettiva antropologica

Ai giorni nostri, è possibile e necessario che ci si impegni maggiormente in approfondimenti che permettano informazione e sensibilizzazione. È utile che si indaghino non solo gli aspetti della disabilità e le possibilità di intervento, ma anche il rapporto che le persone non disabili hanno con la diversità /disabilità, il loro grado di informazione e l’immaginario. La diversità e la disabilità risvegliano delle reazioni, comportano dei vissuti per la persona che non vive la disabilità ma che con essa si confronta.

L’immaginario collettivo sulla disabilità

Uno studio condotto dal francese Mercier (1996, in Meneghini, Valtellina, 2006) mette in evidenzia i diversi modi di vedere le persone con disabilità. In tale ricerca si evidenzia che la disabilità fisica veicola un’immagine di volontà e di voglia di adattamento, mentre le altre tipologie di disabilità rimandano l’idea di chiusura intellettiva, di incapacità di inserirsi nella vita sociale e diventare autonomi. Esistono anche altri studi di questo genere, una costante che sembra emergere è quella dell’identificare l’immagine della disabilità con una carrozzella.

A livello esplorativo, Gilda Di Nardo ed Emanuela Marini hanno condotto un’indagine similare. Sono emersi due atteggiamenti principali: quello di normalizzazione e quello di negazione (anche se spesso con atteggiamento accettante). Alcune frasi maggiormente rappresentative di alcuni atteggiamenti emersi nella ricerca sono:

A) normalizzante: “Forse pian piano tutte le cose strane diventano anch’esse normali, alla fine basta abituarsi”; “lui si che è diverso, in positivo, dopo tutto, quello che ha... è fantastico”;

B) rifiuto ed uso di immagini stereotipate: “Il fatto è che secondo me non esiste davvero la diversità”; “è educatissimo e si comporta in modo strano, sembra quasi un piccolo robot  computerizzato”;

C) difficoltà/mettere a distanza: “L’impatto con la sofferenza mi crea davvero un problema, mi porta ad evitare il discorso”;     

D) riconoscere la disabilità: “La disabilità è una condizione. Non mi piace pensare che sia una caratteristica che pervade la personalità”.

Leggi l’articolo “Persona e disabilità” per saperne di più.

Pubblicato il 20/03/2009 alle ore 07:00

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