10 anni dopo la terapia

Myers S. A. & White C. M. (2010). The Abiding Nature of Empathic Connections: A 10-Year Follow-up Study. Journal of Humanistic Psychology, 50(1), 77-95.

Recensione a cura di Florinda Barbuto e Alessia D'Acunti.

 

Per la psicologia umanistica, il rapporto terapeutico fornisce un contesto in cui i clienti possono raggiungere la crescita personale, che comprende il cambiamento interpersonale ed intrapersonale. Molti studi sugli esiti sono condotti a conclusione della terapia (Gallegos, 2005; Myers, 1995), sono pochi quelli che offrono una panoramica di ciò che succede negli anni che seguono la fine del rapporto terapeutico.

Sharon A. Myers della University of New Brunswick (Canada) e Catherine M. White della Queen’s University (Canada), hanno recentemente pubblicato un articolo in cui è presentato uno studio qualitativo che esplora l'effetto nel lungo termine dell'incontro terapeutico. I partecipanti coinvolti erano stati in psicoterapia 10 anni prima e, in una ricerca precedente della stessa Myers (2000), avevano individuato l'empatia come catalizzatore per lo sviluppo personale. Nella presente ricerca delle due autrici canadesi, i soggetti sono stati invitati a riflettere sulle loro esperienze e a spiegare in che modo il rapporto terapeutico ha continuato ad influenzare il loro sviluppo personale.

Relazione terapeutica ed esito del trattamento

Per la psicologia umanistica, il rapporto terapeutico fornisce un contesto in cui i clienti possono raggiungere la crescita personale, che comprende il cambiamento interpersonale ed intrapersonale.

In un testo del 1961, Rogers suppose che, fornendo un rapporto empatico, il cliente potesse scoprire all'interno di sé un modo per usarlo per la propria crescita personale ed il proprio sviluppo. L'importanza della relazione tra cliente e terapeuta per favorire il cambiamento è oggi riconosciuta dalla maggior parte degli orientamenti teorici, destando al contempo un interesse sempre maggiore da parte della ricerca. Recentemente, Gallegos (2005), ad esempio, ha condotto uno studio sugli effetti del trattamento, osservando che  i clienti, piuttosto che raggiungere la sola remissione dei sintomi inizialmente auspicata, ottenevano dalla terapia molto più, ritrovandosi sulla strada dello sviluppo personale, risultato attribuito ad alcuni aspetti della relazione, ad esempio la fiducia e il supporto.

Empatia ed esito del trattamento

Anche l'empatia ha ormai guadagnato il riconoscimento, da parte dei diversi orientamenti teorici, dell'essere una componente essenziale del processo terapeutico.

In uno scritto del 1975 Rogers suggerì che l'empatia fosse il fattore più importante di promozione del cambiamento nella relazione terapeutica. L'ha descritta come un processo grazie al quale il terapeuta comprende l'esperienza del cliente come se fosse propria. Non si tratta quindi di una tecnica, ma della volontà del terapeuta di intraprendere un viaggio emotivo con il cliente.

Lo psicanalista Heinz Kohut (1977) ha scritto estesamente sull'empatia, definendola come la capacità di conoscere la vita interiore di un altro e considerandola un ingrediente necessario dell'atteggiamento terapeutico. A differenza di Rogers, Kohut riteneva che l'empatia fornisse i mezzi per raccogliere e comprendere i dati dell'esperienza umana ed il modo in cui questi sono organizzati, mentre l'interpretazione dei dati fosse la il vero fattore terapeutico.

Secondo Rogers, attraverso la comprensione accurata che riceve, il paziente può ascoltare più accuratamente se stesso. I terapeuti empatici possono aiutare i clienti ad accedere alla propria esperienza interiore, prestando anche attenzione al materiale che sta al margine della consapevolezza (Greenberg, Watson, Elliot, & Bohart, 2001). Questa condizione può facilitare il processo di auto-esplorazione e di auto-riorganizzazione, per poi arrivare a promuovere il cambiamento (Bohart & Greenberg, 1997).

Avvertire l'empatia nel rapporto terapeutico può anche permettere al cliente di diventare più empatico verso se stesso, sostituendo le autovalutazioni negative con l'auto-accettazione e la capacità integrare tali esperienze (Barrett-Lennard, 1997; Bohart; Greenberg, 1997). Questa "auto-empatia" emerge nel collegamento intra-personale con il terapeuta. Un rapporto "riuscito" con lo psicoterapeuta, quindi, promuove anche un sano modello di relazione con gli altri.

In una ricerca di Meyers (2000, 2003), i clienti hanno indicato la relazione terapeutica come un'opportunità per sperimentare empatia, cura, cambiamento e crescita. La terapia, che ha permesso ai clienti di sentirsi ascoltati e capiti, ha reso possibile l'espressione di sé in un contesto sicuro, spingendo verso delle rivalutazioni positive. I clienti, inoltre, hanno fatto riferimento ad nuovo approccio con il mondo, dopo la terapia. Hanno dichiarato di esserne usciti rinnovati e capaci di guardare al futuro con speranza.

Crescita personale come esito del trattamento

Per la psicologia umanistica, scrivono Myers e White, l'esito del trattamento consiste nella crescita personale. Per crescita non si intende necessariamente un cambiamento nel comportamento o la riduzione di un sintomo in quanto lo sviluppo personale è idiosincratico e riguarda l'esperienza soggettiva degli eventi. Secondo Rogers (1961), la relazione terapeutica aiuta il cliente ad affrontare la vita in modo più costruttivo e intelligente, con una socializzazione migliore ed una soddisfazione maggiore. Lo studio di Myers e White offre l'opportunità di esaminare la persistenza a lungo termine della crescita personale.

La ricerca

Myers e White hanno coinvolto 5 partecipanti (femmine), che avevano precedentemente partecipato ad una ricerca sulle aspettative di durata degli esiti della terapia e sull'esperienza di costruzione di una relazione empatica con il terapeuta. Le donne avevano concluso un percorso di terapia dieci anni prima del presente studio.

Vista la scarsità del campione, lo studio non è generalizzabile.

I risultati

Lo studio ha confermato l'effetto a lungo termine della crescita personale ottenuta dall'incontro terapeutico. Sono emersi dei temi comuni nei racconti delle 5 partecipanti: la relazione terapeutica ha fornito la base per un cambiamento ed ha implementato il senso di agentività personale dei soggetti, cioè della capacità di operare nel mondo in modo consapevole, in accordo con il raggiungimento di obiettivi, standard e valori personali. In particolare l'agentività è risultata sviluppata in due direzioni: l'autoefficacia interpersonale e intrapersonale e l'autoregolazione delle emozioni. I clienti hanno superato il senso di disperazione che li ha caratterizzati prima della terapia e si ritengono ora meglio equipaggiati per affrontare le sfide della vita.

La relazione terapeutica come base per la crescita

Le cinque partecipanti allo studio di Myers e White hanno confermato che l'effetto del rapporto terapeutico  continuava nel tempo. L'incontro era servito da catalizzatore per il cambiamento, dando inizio ad un processo che è continuato nei dieci anni successivi. Le ricercatrici concludono, dunque, che l'incontro terapeutico può essere una base per la crescita e lo sviluppo che continua a sostenere i clienti verso l'auto-attualizzazione e il sano funzionamento.

Ha offerto l'occasione per aumentare l'agentività personale: le clienti sono diventate più efficaci sia nella sfera intra- che inter-personale ed hanno acquisito la capacità di trasformare le forti emozioni in qualcosa di gestibile. Non si sono più sentite totalmente sopraffatte dalle situazioni, anche se hanno identificato alcuni momenti difficili. Questi risultati sostengono l'ipotesi di Rogers (1961) secondo cui gli incontri terapeutici offrono possibilità emozionanti per lo sviluppo di persone creative, adattabili ed autonome.

L'empatia come fattore di sviluppo

I risultati di questo studio, inoltre, sembrano confermare l'esistenza di varie modalità con cui l'empatia può determinare un risultato positivo in terapia. I soggetti intervistati, infatti, hanno definito l'empatia come un fattore positivo, ricordando la fiducia, il supporto e la sensazione di essere accuditi e di aver potuto sperimentare esperienze correttive che hanno modificato il loro modo di gestire le emozioni.

Questa ricerca, inoltre, conferma il ruolo del cliente come partecipante attivo nel rapporto terapeutico. Le partecipanti sono molto consapevoli del loro sviluppo in terapia e riconosco i modi in cui questa ha influito sulla loro vita quotidiana.

Il viaggio del cliente

In conclusione, lo studio di Myers e White, malgrado l'impossibilità di fare generalizzazioni, sembra confermare l'efficacia a lungo termine della psicoterapia. Dieci anni dopo la terapia, le cinque clienti coinvolte continuano ad identificare il rapporto terapeutico come elemento significativo del loro sviluppo personale.

Le due autrici concludono evidenziando che, durante la terapia cliente e terapeuta percorrono una strada insieme, ma una volta fuori dal contesto terapeutico, è il cliente che deve proseguire il viaggio da solo.

Bibliografia

Barrett-Lennard, G. T. (1997). The recovery of empathy toward others and self. In A. C. Bohart & L. S. Greenberg (Eds.), Empathy reconsidered: New directions in psychotherapy (pp. 103-121). Washington, DC: American Psychological Association.

Bohart, A. C. & Greenberg, L. S. (Eds.). (1997). Empathy reconsidered: New directions in psychotherapy. Washington, DC: American Psychological Association.

Gallegos, N. (2005). Client perspectives on what contributes to symptom relief in psychotherapy: A qualitative outcome study. Journal of Humanistic Psychology, 45, 355-382.

Greenberg, L. S., Watson, J. C., Elliot, R., & Bohart, A. C. (2001). Empathy. Psychotherapy: Theory, Research, Practice and Training, 38, 380-384.

Kohut, H. (1977). The restoration of the self. Madison, CT: International Universities Press.

Levitt, H. M., Stanley, C. M., Frankel, Z., & Raina, K. (2005). An evaluation of outcome measures used in humanistic psychotherapy research: Using thermometers to weigh oranges. The Humanistic Psychologist, 33, 113-130.

Myers, S. (1995). Contextualizing empathy: A relational study. Unpublished doctoral dissertation, Harvard University, Cambridge, MA.

Myers, S. (2000). Empathic listening: Reports on the experience of being heard. Journal of Humanistic Psychology, 40, 148-173.

Myers, S. (2003). Relational healing: To be understood and to understand. Journal of Humanistic Psychology, 43, 86-104.

Rogers, C. R. (1961). On becoming a person. Boston: Houghton Mifflin. Rogers, C. R. (1975). Empathic: An unappreciated way of being. The Counseling Psychologist, 5, 2-11.

Pubblicato il 09/05/2010 alle ore 13:14

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