Adolescenza e sostanze psicoattive

Di Pamela Serafini

Abstract: L’adolescenza è una fase della vita caratterizzata da numerosi compiti evolutivi che possono generare turbamento interiore. Il ricorso alle sostanze stupefacenti può essere un mezzo, usato dai giovani, per evadere da vissuti ingombranti e difficili da gestire. Pertanto i programmi di prevenzione efficace non dovrebbero adottare contenuti allarmistici o puramente informativi ma proporre interventi che rafforzino la resilienza e il senso di autoefficacia.

Keywords: Adolescenza, compiti di sviluppo, sostanze stupefacenti, prevenzione efficace.

 

Tendenze attuali e nuovi modelli di uso di sostanze

La relazione annuale sul consumo di sostanze psicoattive del 2008 pubblicata dall’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze ha fatto una panoramica sull’uso degli  stupefacenti in tutti gli stati dell’UE. Dai dati emerge che in Europa il consumo di cocaina è in progressiva crescita probabilmente anche a causa di una riduzione dei costi, diventando così accessibile a un maggior numero di persone. In particolare, nell’ultimo anno 3,5 milioni di giovani tra i 15 e i 34 anni ne ha fatto uso. In Italia il consumo di cocaina riguarda il 3,2% di giovani ed è una delle percentuali più alte dopo la Spagna (5,2%) e la Gran Bretagna (5,4%). Per quanto riguarda gli oppiacei si è constatato che nel 2008 1,3-1,7 milioni di tossicodipendenti ne ha fatto uso. La cannabis è la sostanza più diffusa in Europa e circa 4 milioni di persone la consumano quotidianamente anche se i dati rilevano una lenta diminuzione del suo utilizzo. Per quanto riguarda le nuove droghe l’Osservatorio europeo segnala che sono state individuate nuove sostanze molto pericolose, dagli effetti euforizzanti ed eccitanti, assunte come inalanti o pasticche.

Compiti evolutivi e uso di sostanze

Dal quadro tracciato dall’Osservatorio emerge una situazione grave riguardo al consumo di stupefacenti fra i giovani. Tuttavia è necessario effettuare una distinzione fra i consumatori di sostanze psicoattive. I tossicodipendenti “veri” hanno bisogno della sostanza e non possono farne a meno, la loro vita ruota attorno alla droga: come procurarsela, dove e con chi assumerla. Mentre tutta una fascia di popolazione giovane “consuma” droghe ma  non può essere considerata dipendente perché riesce a mantenere un controllo sulla propria vita in quanto la droga non invade tutti gli spazi esistenziali. Si può, allora, tentare di tracciare un quadro più eterogeneo di coloro che si avvicinano alle sostanze stupefacenti e individuare, proprio per questo, motivazioni diverse a usarle. Se, infatti, dietro ai tossicodipendenti riconosciamo un comportamento autodistruttivo spesso equivalente a un lento suicidio o paradossalmente a una difesa da esso (Ciannella, 2007) e che può nascondere profonde angosce depressive, ben altre possono essere le motivazioni dei giovani consumatori occasionali. Si può pensare di leggere dietro alla scelta di usare una sostanza stupefacente un tentativo di evadere da una serie di vissuti nuovi, spesso ingestibili, legati ai numerosi compiti evolutivi con cui l’adolescente inizia a confrontarsi (Ciannella, 2007). Anche se, infatti, alcuni Autori hanno definito l’adolescenza come una “seconda rinascita” (Hall, 1904) soprattutto per le trasformazioni fisiologiche della pubertà, i compiti di sviluppo che la accompagnano sono spesso portatori di tensione emotiva e disagio (Havinghrust, 1952, Cagliumi et al. 1997). Il giovane è chiamato a confrontarsi con una serie di cambiamenti interni e nella realtà che lo circonda. Oltre, infatti, ai progressi nei processi cognitivi con lo sviluppo del pensiero operativo formale (Piaget, Inhelder, 1971) che gli permettono di formulare ipotesi astratte, di acquisire una capacità critica e un pensiero introspettivo, egli inizia a percorrere le tappe che lo porteranno, in ambito familiare e sociale, alla conquista dell’autonomia. Anche gli altri cominciano a rapportarsi a lui in modo diverso, inviandogli una serie di messaggi, a volte, contraddittori: alcuni genitori, per esempio, chiedono al proprio figlio un comportamento “da adulto”, responsabile e coscienzioso mentre loro stessi fanno difficoltà a staccarsi dalla sua immagine di bambino da accudire e proteggere. L’adolescente deve anche imparare a gestire le emozioni legate ai cambiamenti del proprio aspetto fisico connessi ad una progressiva maturazione sessuale che rende il corpo diverso rispetto a quello vissuto nella propria infanzia e sempre più simile a un corpo “adulto”. Ecco, dunque, la necessità di ridefinire un’immagine corporea che tenga conto di queste trasformazioni. L’adolescenza è anche il periodo in cui cambiano i rapporti con l’altro sesso, compaiono i primi amori e gli approcci alla sessualità, con nuove ansie da gestire. La lenta costruzione di una nuova identità che integri queste trasformazioni fa nascere l’esigenza di rispondere alla difficile domanda: “Chi sono io?”(Melucci, 1997b). Purtroppo la scarsa autoconsapevolezza porta il giovane a ricercare frequentemente all’esterno una definizione di sé. Spesso il gruppo dei pari fornisce dei modelli di comportamento, dei ruoli da assumere, dei codici a cui adeguarsi, dei personaggi da inscenare, un linguaggio condiviso: tutto ciò genera in ognuno di loro un vissuto di appartenenza che rassicura, mitiga le ansie, fa sentire meno soli, crea un sistema compatto da usare “contro” gli adulti“antiquati”. Spesso la trasgressione delle regole diventa il mezzo che si usa come sfida per affermarsi contrapponendosi ai rigidi, antichi e perbenisti schemi genitoriali. La trasgressione può assumere le forme più varie, dall’abbigliamento, ai piercing, ai tatuaggi, al fumare sigarette, all’uso di alcool, alla guida spericolata, al consumo di “sostanze proibite”. È stato riscontrato che le sostanze stimolanti che migliorano la prestazione sono quelle scelte più frequentemente dai giovani (Borello, 2008). La sostanza stimolante, anche se consapevolmente dannosa, aiuta e sostiene laddove il limite costringe a fermarsi, potenzia il piacere e il divertimento di una “normale”serata spensierata, stordisce e quindi svuota la mente da contenuti forse difficili da gestire, rende i colori dei vissuti emotivi più intensi di quelli che normalmente sono nel quotidiano. La realtà guardata per quello che è nel suo essere a volte dura o noiosa, l’inconsapevolezza di avere risorse per renderla più soddisfacente e ricca o anche il vissuto di non farcela a reggere degli standard elevati, possono rendere più sensibili alle “chimere” che promettono un potenziamento delle prestazioni o, “semplicemente”, una momentanea sospensione del proprio dialogo interiore. È forse in questo contesto di trasformazioni, trasgressioni e difficoltà che si può collocare l’assunzione di stupefacenti da parte dei giovani che non diventeranno dei tossicodipendenti, che non frequenteranno i Ser.T ma che spesso mettono a rischio la propria vita, come se fossero guidati da una fantasia di onnipotenza secondo cui dal gioco trasgressivo se ne uscirà sempre con una storia da raccontare agli amici, in tono trionfante.

Programmi di intervento contro l’uso di sostanze nei giovani

Alla luce di tutto questo, quali possono essere gli interventi di prevenzione dell’uso di sostanze veramente efficaci? Da alcune ricerche è emerso che non tutti i mezzi che vengono usati per tenere lontani i giovani dalle droghe funzionano. In particolare le campagne pubblicitarie che fanno “terrorismo” non solo sono inefficaci ma paradossalmente possono indurre al consumo. In America diversi anni fa è stato attivato il programma D.A.R.E. (educazione per la lotta contro l’abuso delle droghe) rivolto ai giovani. Tale progetto ha promosso alcune iniziative tra cui uno spot televisivo piuttosto “forte” nei contenuti, i test antidroga per gli studenti e i controlli effettuati dai cani anti-droga nelle scuole. Purtroppo le ricerche hanno dimostrato non solo l’inefficacia di tale programma ma anche la possibilità che abbia sortito l’effetto contrario a quello sperato. Tutto questo sia perché sono stati adottati messaggi allarmistici sulle droghe sia perché era portato avanti da agenti di polizia. Sembra che in breve tempo l’intervento non sia stato più presentato nelle scuole degli Usa (Moretti, 2008). È stato, invece, dimostrato da numerose ricerche quanto i programmi di prevenzione basati sull’insegnamento delle “life skills” ovvero le abilità di vita che aiutano a resistere alla pressione sociale, ad affrontare i problemi, che incoraggiano alla collaborazione e al lavoro di gruppo, che sviluppano le capacità comunicative e introspettive siano maggiormente efficaci nel ridurre il consumo di droghe e alcol da parte dei giovani rispetto agli interventi che danno esclusivamente informazioni (Botvin et al., 2000; Epstein et al. 2002, Botvin et al., 2004; Springer et al., 2004). In particolare alcune ricerche hanno dimostrato che l’acquisizione di abilità personali rendano i giovani più resilienti, rinforzando in loro la resistenza all’uso precoce di stupefacenti sia mediante l’incremento del benessere psicologico sia attraverso la riduzione del disagio interiore (Griffin et al., 2002).

Bibliografia

AA.VV. Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, evoluzione del fenomeno della droga in Europa, Relazione annuale 2008.

Borello L., (2008), Droga e Prevenzione: l’inutilità degli spot e l’utilità dei limiti, 27 ottobre, Aduc Droghe, Quotidiano sulle politiche della droga, reperito Marzo, 2009, su: http://droghe.aduc.it/php/archivio.

Botvin G.J., Griffin K.M., (2004), Life skills training: empirical findings and future directions, The journal of primary prevention, vol. 25, N.2.

Botvin G.J., Griffin K.W., Diaz T., Scheier L.M., Williams C., (2000), Preventing illicit drug use in adolescent: long term follow up data from a randomized control trial of a school population, Addictive Behaviors, vol. 25, N. 5, pp. 769-774.

Botvin G.J., Griffin K.W., Diaz T., Scheier L.M., Williams C., Epstein J.A., (2000), Effectiveness of culturally-focused and generic skills training approaches to alchol and drug abuse prevention among minority youth, Addictive Behaviors, vol. 25, N. 6, pp.887-897.

Cagliumi L., Corradini A., Zani B., (1997), Incontrare gli adolescenti, Edizioni Unicopli, Milano.

Ciannella C., (2007), L’uso di sostanze psicoattive, Babele, 37, settembre-dicembre, Periodico quadrimestrale dell’Associazione Sammarinese degli Psicologi (RSM), Anno VIII, pp.47-50.

Epstein J.A., Griffin K.W., Botvin G.J., (2002), Positive impact of competence skills and Psychological wellness in protecting inner-city adolescents from alchol use, Prevention Science, vol. 3, N. 2.

Griffin K.W., Botvin G.J., Scheier L.M., Epstein J.A., Doyle M.M., (2002), Personal competence skills, distress and well being as determinants of substance use in a predominantly minority urban adolescent sample, Prevention Science, vol. 3, N.1.

Havinghrust R.J., (1952), Developmental Task and education, New York, Davies Mc Kay.

Melucci A., (1997b), Adolescenti:bisogno di identità e ricerca di esperienza, in Valerio P., Adamo S., Mario G. (a cura di), Adolescenti e servizi di consultazione, Napoli, La Città del Sole.

Moretti Y. (2008), E ora l’educazione antidroga nelle scuole la fanno i cani, 28 aprile, Aduc Droghe, Quotidiano sulle politiche della droga, reperito Marzo, 2009, su: http:// droghe.aduc.it/php/archivio.

Piaget J., Inhelder B., (1955), Dalla logica del fanciullo alla logica dell’adolescente, Firenze, Giunti-Barbera, 1971.

Springer J.F., Sale E., Hermann J., Sambrano S., Kasim., Nistler M., (2004), Characteristics of effective substance abuse prevention programs for high-risk youth, The Journal of primary prevention, vol. 25, N. 2.

Pubblicato il 02/04/2009 alle ore 16:39

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