Coppia, 1+ 1= 3 : istruzioni per l'uso

Di Andrea Duranti

Abstract: L’articolo enuclea il Ciclo di Vita della coppia a partire dalla lettura data da due studiosi americani. E. Bader e P. Pearson nel libro “In Quest of the Mytical Mate, propongono un modello del ciclo di vita della coppia, ipotizzando che le fasi evolutive della coppia ripercorrono le fasi di sviluppo della prima infanzia. L’intento dell’autore è presentare tale modello come una lente in più per comprendere tale fenomeno.

Keywords: ciclo della coppia, tradimento, conflitto, attaccamento, E. Bader e P. Pearson.

 

La vita della coppia spesso vive dei periodi di crisi che i membri della stessa hanno difficoltà a gestire. Come si spiega che il compagno/a che avevamo scelto un tempo come il partner della nostra vita non si accordi con i nostri bisogni ed aspettative? Cosa si nasconde dietro questi momenti di crisi della coppia? Esistono delle crisi fisiologiche che la coppia inevitabilmente attraversa?

Per cogliere la natura di tale fenomeno è utile prendere in considerazione il lavoro di E. Bader e P. Pearson nel libro “In Quest of the Mytical Mate”, (Alla ricerca del compagno mitico), (1988).  Nel lavoro proposto dagli autori questo è un modello conoscitivo della coppia e per questo invito il lettore a prenderlo come tale. Ovvero non come uno schema che esplicita la verità di come stanno le cose nel ciclo della coppia, come la coppia è (modello ontologico) bensì come “una lente” per leggere una verità sulla coppia (modello epistemologico), avendo così in mano una “chiave di lettura” in più per comprendere tale fenomeno. Questa consapevolezza permette di lasciare che la coppia singola rimanga tale nella sua unicità.

Nel loro modello del ciclo di vita della coppia ipotizzano che le fasi evolutive della coppia ripercorrono le fasi di sviluppo della prima infanzia, secondo il modello evolutivo della psicoanalista Margaret Mahler, (fase autistica da zero a due mesi, fase simbiotica da tre a sei mesi, fase della separazione individuazione: a. differenziazione da sei a nove mesi, b. sperimentazione da dieci a diciassette mesi, riavvicinamento da diciassette a trentasei mesi, oggetto e costanza di sé dai trentasei mesi) in quanto il legame di coppia è un comportamento di attaccamento che ripropone modalità analoghe a quelle sperimentate nel rapporto precoce con la figura di attaccamento principale, che solitamente è la madre biologica o il caregiver del bambino (teoria dell’attaccamento di J. Bowlby).

La coppia quindi, come il bambino dai zero ai tre anni, attraversa inizialmente la fase della simbiosi, poi quella di differenziazione, di sperimentazione, di riavvicinamento e di mutua interdipendenza. Non sempre l’evoluzione riesce a completarsi, e questo significa l’insorgenza di problematiche più o meno dolorose, o la rottura del rapporto. Così scrivono E. Bader e P. Person nel loro manuale: “Sfortunatamente per molte coppie non accade che si proceda con successo attraverso le fasi di sviluppo[…]un membro della coppia può sperare di mantenere continuamente la relazione come fusione simbiotica, mentre l’altro può richiedere supporto ed incoraggiamento per un’attività indipendente. Ciò crea tensione nella relazione a seguito della posizione delle due persone in due fasi differenti”. 

Occorre tener presente che la crescita del matrimonio è come la crescita dell’individuo e consiste in un processo senza fine di alternanza dialettica tra unione, con il relativo pericolo di schiavitù e individuazione con il rischio dell’isolamento. Non vi è soluzione a questo processo senza fine, a quest’alternanza tra appartenenza e separazione.

Questo processo in ogni caso comporta tempi e modalità d’evoluzione che sono propri, e unici di “quella” specifica coppia.

Vediamo brevemente in una descrizione analitica il ciclo di vita della coppia.

Il ciclo di vita della coppia

“Voglio poterti amare senza aggrapparmi, apprezzarti senza giudicarti, raggiungerti senza invaderti, invitarti senza insistere, lasciarti senza senso di colpa, criticarti senza biasimarti, aiutarti senza umiliarti; se vuoi concedermi la stessa cosa allora potremo veramente incontrarci ed aiutarci reciprocamente a crescere”. (Virginia Satir)

1) Il delirio passionale: la simbiosi

“Mettimi come sigillo sul tuo cuore […] perché forte come la morte è l’amore” (Cantico dei Cantici, 8, 6)

Questo tipo di contratto relazionale è caratterizzato da un’idealizzazione molto spinta dell’altro. Questa è la fase del cosiddetto “innamoramento” in cui si crede di aver trovato l’uomo o la donna giusti per fare coppia, in cui fra tutti si è privilegiato un individuo dal quale ci si sente inspiegabilmente attratti, affascinati, rapiti sia sessualmente che emotivamente, che intellettualmente. Certe caratteristiche dell’altro hanno un fascino straordinario come gli occhi, le mani, il modo di camminare, ecc., l’altro corrisponde al proprio modello ideale di partner.Da innamorati si percepiscono solo le somiglianze, si annullano le differenze, si attribuisce più fiducia all’altro che a se stessi, si delega all’altro la soddisfazione dei propri bisogni, si prova la sensazione che la volontà dell’altro sia la propria e che i progetti di vita siano identici. E’ la fase in cui diciamo all’amato: “Ti amo perché ho bisogno di te!”

2) La delusione-separazione: la differenziazione

“Perciò ricorda e tieni bene a mente: l’amore dato non è mai perduto, e torna indietro in modo singolare, talvolta quando meno te l’aspetti, vi è qualcuno cresciuto all’ombra della tua parola, che ti comprende t’ascolta e ti consola” (Elisabetta Vella)

Questo è lo stadio successivo a quello simbiotico nell’evoluzione della coppia. La differenziazione è conseguenza alla delusione che l’altro non è la figura idealizzata creata nella fase di innamoramento. Questa fase è anche detta del “risveglio”: aprire gli occhi per vedere l’altro nella sua verità, si smette di sognare che l’altro sia ciò che si desidera, ci si accorge che si è voluto l’altro vicino per essere ciò che l’altro è e questo era possibile solo nel “sogno romantico”. È la fase in cui i membri della coppia cominciano a dirsi di “no”, ma sentono angoscia nel pensarsi separati. Il risveglio suscita sentimenti contraddittori: da una parte è deludente constatare le differenze, le divergenze, constatare che l’altro non è l’interprete fedele del mio progetto ideale; dall’altra può diventare gratificante scoprire l’altra persona nella sua unicità. Queste potrebbero essere le parole che in sintesi potrebbero scambiarsi i partner di una coppia che si sente in crisi in questa fase del rapporto, quella della “differenziazione”, se riuscissero a mantenere una sufficiente tranquillità: “Non sono più l’unica e la sola per te, che sembri sempre meno desideroso di essere un tutt’uno con me; e tu sembri sempre più così differente dall’immagine ideale che ho visto all’inizio, quando ho pensato che avevo finalmente raggiunto la felicità senza fine”.

In pratica una coppia evolve dallo stato simbiotico a quello della differenziazione quando uno dei partner si sposta al di là dello stato simbiotico, e comincia l’auto-riflessione. Comincia a pensare in maniera indipendente e vi è uno spostamento verso l’introspezione per una ricerca del senso di sé, di un senso più profondo di sé. Il partner non viene più visto come la sorgente dell’auto-consapevolezza.

Le difficoltà diventano più intense quando uno dei due non è pronto, e mette in atto tutti i tentativi per mantenere lo status quo. In questo caso il cambiamento viene visto come un segnale di deterioramento patologico del rapporto, anziché come un naturale processo evolutivo. Si pensa di avere sbagliato persona, o di avere sbagliato ad impostare il rapporto. In quest’ottica, non deve meravigliare che molti decidano di instaurare una relazione con un’altra persona, per rivivere il momento magico dell’innamoramento, convinti che questa volta andrà meglio.

Nel film d’Ingmar Bergman “Scenda un matrimonio”, è magistralmente narrata una classica evoluzione del rapporto di coppia dove le difficoltà nel capire e poi gestire il processo di passaggio dalla simbiosi alla differenziazione, rendono particolarmente dolorosa l’evoluzione, come appare nel frammento che segue:

Marianne: “….Pensa a quell’estate quando facemmo il giro del Mediterraneo e avevamo con noi le figlie piccole nella tua vecchia macchinetta, e la sera rizzavamo la tenda. Ricordi quelle notti d’agosto sulla costa spagnola, quando dormivamo a cielo scoperto, stretti tutti e quattro? E stavamo tanto caldi!”

Johan: “È inutile piangere sul latte versato. Le figlie crescono. Si rompono le relazioni. L’amore prende fine, come la tenerezza, l’amicizia, la solidarietà. Non c’è niente di straordinario. È così”.

Marianne: “A volte penso che tu ed io siamo stati come due bambini nati con la camicia, favoriti dalla sorte e poi viziati; che abbiamo perduto le nostre risorse e ci siamo ritrovati poveri, amareggiati e stizziti. Dobbiamo aver commesso un errore da qualche parte, e non c’è nessuno che possa dirci dov’è che abbiamo sbagliato”.

Johan: “Ti dirò una cosa piuttosto banale. In materia di sentimenti noi siamo degli analfabeti. E il fatto triste è che ciò riguarda quasi tutte le persone….”

In questo frammento è evidente come la fine della simbiosi è vissuta dai due come un segno che è stato fatto un qualche errore e come un’evoluzione patologica del rapporto. Nel film, come spesso accade nella vita reale, il protagonista (Johan) tenta di risolvere il suo senso d’insoddisfazione nel rapporto instaurando una relazione extraconiugale, che viene ad un certo punto comunicata improvvisamente alla moglie. La magia del nuovo innamoramento dà a lui un’illusione di avere risolto i problemi che stava attraversando, mentre lei cade nel più profondo sconforto. Ma anche il nuovo rapporto prevede che anche lì la simbiosi non duri in eterno, e Johan e Marianne si ritroveranno a doversi confrontare per capire. Si ritroveranno come persone diverse. Hanno attraversato entrambi la valle di lacrime e l’hanno resa più ricca di sorgenti.

S’inseriscono nella realtà in una maniera diversa. Infatti, la fine della simbiosi e l’evoluzione nelle fasi successive comporta la riscoperta di se stessi nel mondo, con tutte le possibilità che nascono dall’entrare più profondamente nella realtà. Questo non significa la fine del sentimento in quel rapporto. Anzi, la accresciuta fiducia in sé e nell’altro, dà la possibilità di godere in modo più libero il nostro essere su questa terra. Il passaggio dalla differenziazione alle fasi successive ha il vantaggio di sperimentare la cosiddetta “costanza dell’oggetto amato”, la fiducia che ci consente di non avere bisogno di tenere l’altro sotto controllo. La gioia di potersi nutrire dalla relazione con l’altro piuttosto che dover nutrire il bisogno di non far fuggire l’altro (Enrico Loria).

3) La sperimentazione: l’esplorazione

"La fedeltà non è un dovere, un impegno limitante e sofferto. E' una scelta rinnovata ogni giorno, un dono fatto all'altro che vi risponde liberamente." (Elisabetta Baldo)

In questa fase del ciclo vitale della coppia è molto difficile scendere a compromessi, negoziare, perché c’è distacco emotivo. Caratteristica saliente di questa fase è “la distanza”, la coppia è competitiva e non c’è empatia: è lo stadio in cui prevale il ’me me me’. Nessuno dei due partner vuole mollare, combattono e discutono in modo non pacifico, non c’è connessione emotiva. E’ importante in questa fase per poter giungere a quella successiva assumersi la responsabilità della propria rabbia.

4) L’accettazione: il riavvicinamento e l’interdipendenza

“…Non è amor l’amore che cambia quando trova un cambiamento, che si allontana quando l’altro si allontana. Oh no! E’ un faro fisso per sempre, che guarda la tempesta senza essere scosso.” (Shakespeare, sonetto CXVI)

Si giunge ad un nuovo contratto relazionale ben diverso da quello simbiotico. Si torna dal partner per risolvere i conflitti insieme. I due elementi della coppia sono indipendenti, ma allo stesso tempo sono in grado e vogliono dare all’altro. È la fase in cui si scopre che il difetto dell’altro fa sorridere, è la fase in cui se i due discutono lo fanno sui contenuti e non sulla persona. È la fase in cui si dice all’altro: “Ho bisogno di te perché ti amo!”

Ecco allora la domanda che libera: “Mi Ami?” – in altre parole sei disposto/a a lasciarmi essere come sono e a venirmi incontro per quanto ti è possibile?”. “Ti amo” significa: “Faccio altrettanto”.

Questo processo è ben illustrato nell’invito che propone G.K Gilbran, ne “Il profeta”, quando parla del matrimonio. Così dice: “Amatevi vicendevolmente, ma il vostro amore non sia una prigione: lasciate piuttosto un mare ondoso tra le due sponde delle vostre anime[…]come le corde di un liuto, che sono sole, anche se vibrano per la stessa musica”.

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Pubblicato il 31/10/2009 alle ore 12:26

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