Cuccioli e benessere

Wells D. L. (2009). The effects of animals on human health and well-being. Journal of Social Issues, 65(3), 523-543.

Recensione a cura di Florinda Barbuto e Alessia D'Acunti.



È comune pensare che la compagnia di un animale domestico possa contribuire al benessere psicofisico e sono molte ormai le evidenze scientifiche e le pratiche cliniche, come la Pet Therapy, che sembrano avallare questa ipotesi.

Deborah Wells (2009), della Queen's University di Belfast, ha recentemente pubblicato una rassegna degli studi che trattano l'argomento. L'autrice prende in considerazione gli effetti fisiologici e psicologici nel breve e nel lungo termine, mostrando che gli animali da compagnia possono contribuire al miglioramento della salute e della qualità di vita dei loro padroni.

Effetti sulla salute a breve termine

Coccolare il proprio animale è un gesto piacevole e, secondo alcuni studi, anche salutare. Accarezzare un animale, infatti, provoca un momentaneo abbassamento della pressione del sangue e del ritmo cardiaco (ad es. Eddy, 1996) e l'effetto sembra maggiore se si accarezza il proprio cucciolo piuttosto che uno con cui non si ha familiarità (ad es. Schuelke et al., 1991). Alcuni studi hanno evidenziato lo stesso effetto già alla sola presenza di un animale da compagnia, senza la necessità di un'interazione tra essere umano e animale (ad es. Katcher et al., 1983).

Partendo da queste constatazioni, Wells ritiene che gli animali da compagnia potrebbero fungere da moderatori dello stress, se non si aggiungono fattori negativi quali allergie o fobie verso l'animale.

Effetti sulla salute a lungo termine

Lo studio degli effetti a lungo termine è di per sé complesso, ma sono molte le ricerche che sostengono una relazione tra il prendersi cura di un animale e la salute generale dell'individuo.

I padroni di un animale si rivolgono meno frequentemente al medico rispetto a chi non possiede animali (Headey, 1998), hanno un rischio minore di sviluppare malattie cardiache (Anderson, Reid e Jenning, 1992) e un livello più basso di trigliceridi nel sangue (Dembicki e Anderson, 1996). Inoltre, la presenza di un animale sembra anche poter migliorare il recupero dello stato di salute in seguito alle malattie, fenomeno che sembra più significativo per i padroni di cani (Friedmann e Thomas, 1995).

Un dato interessante è che gli effetti positivi sulla salute sembrano diminuire con l'aumentare dell'età del padrone. La relazione tra salute e prendersi cura di un animale è, infatti, più debole negli anziani (ad es. Simons et al., 2000), tanto da non essere nemmeno rilevata in alcuni studi (Parslow et al., 2005). Questo risultato sembrerebbe contrario al senso comune, secondo cui può essere benefico regalare un animale da compagnia agli anziani.

Effetti sul benessere psicologico

Secondo Wells, oltre che contribuire alla salute fisica delle persone, gli animali da compagnia possono migliorare il benessere psicologico degli individui, modulando gli effetti degli eventi di vita potenzialmente stressanti (per esempio i lutti o i divorzi), riducendo i livelli di ansia, di solitudine e di depressione (Folse et al., 1994) e rafforzando i sentimenti di autonomia, competenza e autostima (Triebenbacher, 1998).

L'autrice offre una panoramica degli aspetti che possono essere influenzati dal prendersi cura di un animale.

Contatti sociali: gli animali da compagnia possono facilitare le interazioni sociali tra le persone, favorendo gli incontri e lo scambio tra gli individui che condividono la stessa passione. Un caso esemplare è dato dal portare il proprio cane a passeggio ed avere così l'occasione di socializzare con gli altri padroni (Wells, 2004).

Solitudine e isolamento: diversi studi hanno rilevato la capacità degli animali da compagnia di ridurre il senso di solitudine e l'isolamento sociale (ad es. Headey, 1998).

Depressione e autostima: alcuni studi hanno trovato una relazione tra il prendersi cura di un animale e l'abbassarsi dei livelli di depressione (Guest et al., 2006), anche negli anziani (Roberts et al. 1996). In base a quest'ultimo dato, si potrebbe ipotizzare che per gli anziani la compagnia di un animale abbia effetti positivi sull’aspetto psicologico, anche se non ne risultano su quello fisico. Altri studi, invece, non hanno riscontrato relazioni significative (ad es. Siegel et al., 1999). Gli stessi risultati discordanti sono stati rilevati per quanto riguarda l'autostima.

Come può un animale migliorare la salute di un uomo?

Wells ritiene che allo stato attuale della ricerca non è ancora possibile spiegare come la relazione tra animali da compagnia ed esseri umani influisce sul benessere degli individui, tuttavia propone delle ipotesi.

In primo luogo, ipotizza che il legame tra padrone e animale potrebbe essere vissuto dalle persone come una relazione affettiva significativa. Con l'animale si può sviluppare un legame affettivo forte tanto quanto quello che è possibile sviluppare con le altre persone. Molti padroni considerano il proprio animale un membro della famiglia o lo trattano come un figlio (Archer, 1997). Questo rapporto tra uomo e animale potrebbe incrementare lo stato di benessere dell'individuo, perché potrebbe rappresentare una relazione d'attaccamento o una relazione in grado di fornire supporto sociale (Collis e McNicholas, 1998). Gli individui, infatti, possono sentirsi coinvolti in un mutuo scambio di affetto e di stima. I propri animali sono spesso vissuti come non giudicanti, capaci di amore incondizionato e fedeli. Secondo l'autrice, la percezione di ricevere supporto e amore potrebbe spiegare i benefici per la salute dei padroni di cuccioli e animali.

I benefici per la salute potrebbero anche arrivare in modo indiretto. Ad esempio, guardare un acquario potrebbe rappresentare una distrazione da un evento stressante. Portare un cane a passeggio, prevede un incremento dell'attività fisica che potrebbe agire indirettamente sul benessere psicologico (ad es. Brown e Rhodes, 2006).

Infine, i benefici per il benessere psico-fisico degli individui potrebbero non essere dovuti, di per sé, alla compagnia di un animale, ma alle predisposizioni caratteriali di chi sceglie di prendersi cura di un cucciolo. I padroni potrebbero avere dei tratti comuni che li predispongono al mettere in atto comportamenti salutari (Collis e McNicholas, 1998).

Conclusioni

Il lavoro di Wells e la letteratura da lei esaminata sostengono la credenza diffusa che gli animali da compagnia abbiano degli effetti benefici sulle persone. I risultati della sua rassegna suggeriscono che gli animali potrebbero avere un valore preventivo e terapeutico per le persone.

L'autrice precisa che non tutti gli studi presi in considerazione sono metodologicamente robusti, che sono necessarie ulteriori ricerche e che non bisogna ignorare che la presenza di animali in casa può anche compromettere la salute dei padroni a causa della trasmissione di alcune malattie (ad es. Baxter, 1984). Tutti questi fattori devono chiaramente essere ponderati prima di usare un qualsiasi tipo di animale a scopo terapeutico, ma in ogni caso gli animali potrebbero avere un ruolo prezioso, attualmente sottostimato, nella promozione del benessere.

Bibliografia

Anderson,W. P.,Reid,C.M.,&Jennings,G.L. (1992). Pet ownership and risk factors for cardiovascular disease. Medical Journal of Australia, 157, 298 – 301.

Archer, J. (1997). Why do people love their pets? Evolution and Human Behavior, 18, 237 – 259.

Baxter, D. N. (1984). The deleterious effects of dogs on human health: Dog-associated injuries. Community Medicine, 6, 29 – 36.

Brown, S. G., & Rhodes, R. E. (2006). Relationships among dog ownership and leisure-time walking in western Canadian adults. American Journal of Preventative Medicine, 30, 131 – 136.

Collis, G. M., & McNicholas, J. (1998). A theoretical basis for health benefits of pet ownership. In C. C. Wilson & D. C. Turner (Eds.), Companion Animals in Human Health (pp. 105 – 122). London: Sage.

Dembicki, D., & Anderson, J. (1996). Pet ownership may be a factor in improved health of the elderly. Journal of Nutrition for the Elderly, 15, 15 – 31.

Eddy, T. J. (1996). RM and Beaux: Reductions in cardiac activity in response to a pet snake. The Journal of Nervous and Mental Disease, 184, 573 – 575.

Folse, E. B., Minder, C. C., Aycock, M. J., & Santana, R. T. (1994). Animal-assisted therapy and depression in adult college students. Anthrozo¨os, 7, 188 – 194.

Friedmann, E., & Thomas, S. A. (1995). Pet ownership, social support, and one year survival after acute myocardial infarction in the Cardiac Arrhythmia Suppression Trial (CAST). American Journal of Cardiology, 76, 1213 – 1217.

Guest, C. M., Collis, G. M., & McNicholas, J. (2006). Hearing dogs: A longitudinal study of social and psychological effects on deaf and hard-of-hearing recipients. Journal of Deaf Studies and Deaf Education, 11, 252 – 261.

Headey, B. (1998). Health benefits and health cost savings due to pets: Preliminary estimates from an Australian national survey. Social Indicators Research, 47, 233 – 243.

Katcher,A. H., Friedmann, E., Beck,A.M.,&Lynch, J. J. (1983). Talking, looking, and blood pressure: Physiological consequences of interaction with the living environment. In A. H. Katcher & A. M. Beck (Eds.), New perspectives on our lives with companion animals (pp. 351 – 359). Philadelphia: University of Pennsylvania Press.

Parslow, R. A., Jorm, A. F., Christensen, H., Rodgers, B., & Jacomb, P. (2005). Pet ownership and health in older adults: Findings from a survey of 2,551 community-based Australians aged 60 – 64. Gerontology, 51, 40 – 47.

Schuelke, S. T., Trask, B.,Wallace, C., Baun, M. M., Bergstrom, N., & McCabe, B. (1991). The physiological effects of the use of a companion dog as a cue to relation in diagnosed hypertensives. The Latham Letter, Winter, 14 – 17.

Siegel, J. M., Angulo, F. J., Detels, R.,Wesch, J., & Mullen, A. (1999). AIDS diagnosis and depression in the multicenter AIDS cohort study: The ameliorating impact of pet ownership. AIDS Care, 11, 157 – 170.

Simons, L. A., Simons, J., McCallum, J., & Friedlander, V. (2000). Pet ownership is not associated with future health: A nine year prospective study in older Australians. Australasian Journal of Ageing, 19, 139 – 142.

Triebenbacher, S. L. (1998). The relationship between attachment to companion animals and selfesteem. In C. C. Wilson & D. C. Turner (Eds.), Companion animals in human health (pp. 135 – 148). London: Sage.

Wells, D. L. (2004). The facilitation of social interactions by domestic dogs. Anthrozo¨os, 17, 340 – 352.

Pubblicato il 19/01/2011 alle ore 12:15

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