Il futuro dell'integrazione in psicoterapia

Goldfried M. R. (2010). The Future of Psychotherapy Integration: Closing the Gap Between Research and Practice. Journal of Psychotherapy Integration, 20(4), 386–396.

Recensione a cura di Florinda Barbuto e Alessia D'Acunti.

 

Nel corso degli ultimi decenni, la psicoterapia è diventata più ricettiva al concetto di integrazione. Sono stati compiuti molti sforzi, infatti, per trovare punti in comune e complementarietà tra i diversi approcci psicoterapeutici.

Secondo Marvin R. Goldfried (2010) una ulteriore frontiera è quella dell'integrazione fra ricerca e pratica clinica. Goldfried è professore della Stony Brook University (New York) ed ex presidente della Society for Psychotherapy Research. Per anni si è occupato dell'integrazione in psicoterapia. Non a caso è cofondatore della Society for the Exploration of Psychotherapy Integration (SEPI), società costituita nel 1983 con l'obiettivo dell'integrazione tra i diversi approcci alla psicoterapia, ma anche dell'integrazione fra pratica clinica e ricerca scientifica. 

La distanza tra pratica e ricerca

Goldfried, nel recente articolo "The Future of Psychotherapy Integration", ha messo in luce la profonda distanza e la tensione che si viene a creare talvolta tra ricercatori e clinici, utilizzando anche aneddoti e racconti di vita. Per descrivere la difficoltà e la diffidenza che alcuni clinici mostrano nei confronti della ricerca, l'autore riporta le parole di Lehrer, uno psicoterapeuta, il quale afferma che la ricerca può essere fatta solo "nel modo meccanico che è così di moda tra molti dei nostri colleghi che sono troppo spaventati e troppo incapaci per stabilire un rapporto interpersonale terapeutico con il paziente"(Lehrer, 1981, p. 42). Da parte loro, i ricercatori arrivano ad esprimere ugual disprezzo per la pratica di alcuni terapeuti, soprattutto se non utilizzano la letteratura scientifica. Sembra infatti che gli psicoterapeuti siano vissuti come dei "cattivi consumatori" dei risultati della ricerca. A questo proposito, un pimo suggerimento dell'autore è stato quello di utilizzare una logica di marketing e rendere i risultati della ricerca più attraenti per i loro consumatori, i clinici, piuttosto che incolparli "di non comprare il prodotto".

Un ponte a senso unico

Nonostante i numerosi sforzi compiuti per la diffusione di trattamenti supportati empiricamente, c'è stata e c'è ancora una certa resistenza da parte dei clinici, anche tra quelli più interessati all'argomento. Ad esempio Fensterheim e Raw (1996), psicoterapeuti con una lunga tradizione di interesse per la ricerca, lamentano che le norme e i metodi della psicoterapia basata sull'evidenza scientifica vengono spesso fissati da coloro che fanno poca pratica clinica. Un esempio è dato dalla rilevante attenzione posta in fase di ricerca verso la diagnosi basata sul DSM I-V, che porta ad includere o escludere un paziente dagli studi clinici randomizzati. Citando Allen Frances, ricercatore e clinico che ha collaborato come presidente allo sviluppo del DSM-IV, Goldfried  mette in guardia circa i limiti dell'utilizzare solo una diagnosi per formulare un piano di trattamento. Effettuare una diagnosi con DSM-IV, infatti, è solo il primo passo di una valutazione complessiva (American Psychiatric Association, 1994).

Si è giunti così a rilevare anche l'importanza di altri aspetti che possono informare sull'efficacia della pratica clinica, come le caratteristiche del cliente, la competenza del terapeuta e gli aspetti del processo clinico.

Un ponte "a senso unico" tra ricerca e psicoterapia si evidenzia, secondo Goldfrield, anche sulla tendenza dei ricercatori ad informare i clinici sul come dovrebbero praticare.  Secondo Hershenberg e Malik (2008), se continueremo ad inquadrare il problema come un "noi" contro "loro", non si raggiungerà mai l'integrazione tra ricerca scientifica e pratica clinica. La questione, quindi, non dovrebbe più essere relativa al come i ricercatori possono diffondere le informazioni per i clinici, ma a come le due figure possono collaborare per migliorare l'efficacia degli interventi psicoterapeuti.

Costruire un vero ponte

A partire dall'inizio del 2010, Marvin Goldfried ha assunto il ruolo di Presidente della Società di Psicologia Clinica, Divisione 12 dell'APA. Durante questo periodo, racconta l'autore nell'articolo, la Società ha intrapreso un'iniziativa per costruire un ponte a due vie tra ricerca e pratica clinica. Ha cercato, infatti, di adattare alla realtà della psicoterapia le procedure che vengono utilizzate per le nuove terapie farmacologiche. Una volta che un farmaco ha superato i dovuti controlli ed entra in commercio e nei protocolli clinici, i medici hanno la possibilità di inviare dei feedback sull'efficacia e sui risultati inattesi del farmaco stesso. Una procedura simile è stata quindi strutturata per quanto riguarda il trattamento del disturbo di panico con psicoterapia cognitivo-comportamentale. La Divisione 12 dell'APA ha condotto dei colloqui informali con i clinici che hanno avuto esperienza con questo tipo di intervento, in modo da determinare le variabili che possono essere incidere nell'efficacia del trattamento, come paziente, psicoterapeuta, tipo di trattamento e variabili di contesto. Dalle interviste ha ricavato un sondaggio che è stato postato su numerose liste di discussione, newsletter e siti web negli Stati Uniti, in Canada, in Australia nel Regno Unito e in altri paesi europei. Maggiori informazioni sul sondaggio e sui dati raccolti possono essere consultati sul sito della Società di Psicologia Clinica (www.div12.org/panicsurvey).

Secondo Goldfried, i risultati del sondaggio hanno sollevato più domande che risposte. Tuttavia, questo era proprio lo scopo del lavoro, cioè quello di fornire ai ricercatori temi clinicamente rilevanti per effettuare ulteriori indagini. Avere un ponte a due vie un beneficio per tutti, conclude l'autore: il ricercatore, il clinico e il paziente. 

Bibliografia

American Psychiatric Association. (1994). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (4th ed.). Washington, DC: Author.

Fensterheim, H., & Raw, S. D. (1996). Psychotherapy research is not psychotherapy practice. Clinical Psychology: Science and Practice, 3, 168–171.

Goldfried M. R. (2010). The Future of Psychotherapy Integration: Closing the Gap Between Research and Practice. Journal of Psychotherapy Integration, 20(4), 386–396.

Hershenberg, R., & Malik, J. (2008). Graduate student’s view of evidence-based treatment. The Clinical Psychologist, 61, 3–6.

Lehrer, A. (1981). Not a science. APA Monitor, 12, 42.

Pubblicato il 01/03/2012 alle ore 09:00

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