Il tempo, lo stress e coping

A cura di Ewa Jagiela

Introduzione

Per diversi di noi parlare di tempo significa far riferimento a scenari dove tutto è in movimento, tutto scorre, tutto si trasforma, invecchia, si perde in una corsa inarrestabile verso la fine di un qualcosa. Viviamo in un costante cambiamento, in costante evoluzione, immersi in abitudini stressanti. Nella modernità, gli attori sociali, hanno sempre più l’impressione che il tempo stia loro sfuggendo, scivolando, che sia troppo breve. Uno dei principali problemi delle nostre giornate è la mancanza di tempo. Quante volte, svegliandoci la mattina, siamo presi dall’ansia delle molteplici cose che dobbiamo fare nel corso della giornata? Il mondo moderno è noto per la sua frenesia.La giornata tipo di ognuno di noi è colma di cose da fare: dagli appuntamenti di lavoro agli impegni personali. L’uomo della società occidentale, infatti, vive in base ai tempi ben scanditi dall’esterno come gli orari di scuola prima e di lavoro dopo, del traffico, dei mezzi di trasporto, delle scadenze imposte che, si impongono nella nostra quotidianità a scapito dei bisogni dell’individuo e del tempo da dedicare alle attività piacevoli. Il mondo sembra essere una giostra manovrata dal tempo. La corsa contro il tempo per essere efficienti, attivi e veloci ci porta spesso a reagire di fronte alle circostanze della vita in modo rapido, rispondendo solo alle urgenze (De Luca K., Spalletta E., 2011).

Nel suo trascorrere condiziona la vita quotidiana, in modo conscio o inconscio, ed è elemento costitutivo dell'identità di ciascuno di noi. Può trattarsi di volta in volta di un tempo sospeso, come nel sogno, o frammentato, come nella memoria lacerata di chi soffre di malattie mentali, può essere un tempo della noia, per chi si sente paralizzato nel presente, o quello della nostalgia di chi volge lo sguardo al passato, o ancora dell'attesa di chi guarda avanti, al futuro (Borgna E., 2015).

Ma, che cose è il tempo?

È una dimensione con la quale noi tutti conviviamo ogni momento. Per la nostra realtà nulla ci è più misterioso e sfuggente del tempo. Esso ci appare come la forza più grande e inarrestabile dell’universo.

Molti filosofi, scienziati, poeti e artisti hanno cercato di dare una qualche risposta a quello che è uno dei grandi interrogativi irrisolti dell’uomo.

Nel VII secolo Sant’Agostino nelle SueConfessionidiceva (Sant'Agostino, 1990):

se non mi chiedono cosa sia il tempo lo so, ma se me lo chiedono non lo so.Tuttavia con sicurezza affermodi sapere che, se nulla passasse, non ci sarebbe il passato, se nulla avvenisse, non ci sarebbe il futuro, se nulla fosse, non ci sarebbe il presente. Ma i due tempi, passato e futuro come possono essere, se il passato non è più e il futuro non è ancora? D’altra parte, se il presente fosse sempre presente e mai morisse nel passato, non sarebbe tempo, ma eternità. Ma se il presente è tempo soltanto perché fluisce nel passato, come possiamo dire che è? Perché è, soltanto perché cesserà di essere. Cosi possiamo affermare che il tempo è soltanto in quanto tende verso il non essere”.

Oggi, il Dizionario Treccani definisce il tempo come l’intuizione e la rappresentazione della modalità secondo la quale i singoli eventi si susseguono e sono in rapporto l’uno con l’altro (per cui essi avvengono prima, dopo, o durante altri eventi), vista di volta in volta come fattore che trascina ineluttabilmente l’evoluzione delle cose (lo scorrere del tempo) o come scansione ciclica e periodica dell’eternità, a seconda che vengano enfatizzate l’irreversibilità e caducità delle vicende umane, o l’eterna ricorrenza degli eventi astronomici; tale intuizione fondamentale è peraltro condizionata da fattori ambientali(i cicli biologici, il succedersi del giorno e della notte, il ciclo delle stagioni, ecc.) e psicologici (i vari stati della coscienza e della percezione, la memoria) e diversificata storicamente da cultura a cultura (Dizionario Treccani, 2009).

In generale, quindi, il tempo può essere definito come la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi ed include la distinzione tra passato,presente futuro. Il passato è un ricordo, derivato dalla memoria del vissuto; il presente una comprensione, una lettura del reale secondo il “linguaggio dei valori” adottato dal soggetto al momento della percezione; il futuro una previsione, una proiezione dei costrutti intellettuali, sia razionali sia passionali, da cui spesso ci si lascia guidare.

Concezioni del tempo

Le differenti concezioni umane del tempo servono ai vari scopi che gli individui si prefiggono: in alcune situazioni il tempo può essere vissuto come un continuum spazio-temporale, in altre come una pura funzione percettiva non misurabile. La contrapposizione delle diverse concezioni culturali del tempo è dovuta al fatto che si attribuisca un significato al suo trascorrere considerato come indicatore sociale (De Luca K., Spalletta E., 2011).                        

Il pensiero classico definiva due livelli temporali facendoli interagire  (Armano L., 2018):

Il primo livello era quello del tempo suggerito dalla percepibilità del movimento: un tempo quindi oggettivo, ciclico, degli anni, delle stagioni, dei ritmi della vegetazione; era il tempo del divenire del mondo, dominato dal caso e dalla mancanza di senso;

Il secondo livello postulava invece l’eternità,come astrazione assoluta nella quale si cercava di fermare il tempo, di trovare un senso all’assurdo dell’esistere.

Nell'Antica Grecia il tempo era percepito in tre modi diversi e aveva altrettanti nomi (De Luca K., Spalletta E., 2011):

Aion: è il “sempre”, la durata senza limiti, priva di passato e futuro;

Chronos: è il tempo inteso come grandezza misurabile e numerabile che passa costantemente dal passato al futuro, al quale corrisponde il tempo oggettivo, distinguibile, frammentabile e manipolabile: il tempo della scienza e della tecnica, che prende la forma dell’orologio e rende possibile la sincronizzazione collettiva;

Kairos:è il tempo dotato di significato, costituito da episodi che hanno inizio e fine, il tempo dell’azione umana, il tempo dell’esperienza interiore, unico e irriducibile.  

Inoltre, i diversi tipi di tempo permettono alla persona di agire in modo funzionale (Boschi P., Sprugnoli L., 2003):

  • Il tempo naturale: riguarda i cicli del nostro pianeta e dell’universo circostante, che alla nostra percezione presentano caratteristiche di sequenzialità e immutabilità (le stagioni), considerati rassicuranti in quanto regolari e prevedibili;
  • Il tempo collettivo: è quello del calendario e dell’orologio, degli appuntamenti e della vita organizzata. Quanto più l’economia di un gruppo e la sua rete di interazioni sono complesse, tanto maggiore diviene l’attenzione al tempo collettivo;
  • Il tempo della mente (è privato): riguarda il modo in cui ciascuno di noi dà un senso al fluire degli anni e degli eventi in base al carattere e alle esperienze. Si tratta di un tempo più vasto degli altri due, in quanto non ha limiti. È il tempo della progettualità, poiché fornisce i punti di partenza e permette di ipotizzare quelli di arrivo.

La percezione della durata del tempo

La percezione personale del tempo è creata dal rapporto tra il tempo dell’orologio il tempo psicologico. La percezione della durata del tempo risiede nel campo dell’esperienza soggettiva ed è influenzata dal  (De Luca K., Spalletta E., 2011):

  • Tipo di esperienza, positiva o negativa: quando percepiamo lo scorrere del tempo come troppo lento, entriamo nella dimensione di noia. Nella noia il tempo si muove lentamente, la vita diventa priva d’interesse e la mancanza di energia non permette di aumentare il ritmo e dare una direzione significativa al flusso degli eventi. Invece, la piacevolezza e la varietà delle attività fanno sentire che il tempo scorre più rapidamente e anche la durata delle esperienze sembra più breve;
  • Cultura di appartenenza: nella cultura occidentale essere molto impegnati è considerato positivo, mentre il non fare niente viene giudicato come uno spreco di tempo. Anche il tempo libero è pianificato, la vita è orientata verso la totale attività per evitare il senso di vuoto. In altre culture il non fare niente è considerato come una forza produttiva e creativa piuttosto che un interruzione dell’attività;
  • Dominanza emisferica:che fa elaborare le informazioni in modo diverso. Le persone in cui predomina l’emisfero sinistro, i pensatori convergenti, gestiscono il tempo in modo monocronico, l’unità di misura è l’orologio che consente loro di rispettare le scadenze. Quando invece predomina l’emisfero destro, pensatori divergenti, il modo di utilizzare il tempo è policronico. Queste persone lavorano a diversi progetti contemporaneamente e la scelta delle cose da fare è dettata dalla condizione del momento (Seiwert L.J., 2003).

Tempo nella società di oggi

Nella società di oggi, abbiamo cambiato il nostro modo di vivere e viviamo nuovi ritmi di vita.

La dimensione di velocità è al centro di quella che si può denominare la cultura temporale: diffusione in un certo contesto sociale di atteggiamenti e/o comportamenti condivisi, riguardanti in primo luogo le concezioni e rappresentazioni del tempo, ivi compresi gli orientamenti verso il passato-presente-futuro, e inoltre le esperienze tipiche della temporalità realizzate dagli attori in questione (Gasparini G., 1990). Sembra esserci una netta tendenza a mangiare più in fretta, dormire meno, parlare meno con i familiari rispetto a quanto facevano i nostri antenati (Rosa H., 2015).

L’uomo nella società contemporanea si sente pesantemente sotto pressione e si lamenta davvero della scarsità del tempo. La pressione derivante dal mondo esterno e la sensazione di avere troppe cose da fare, in troppo poco tempo,è un importante ostacolo alla gestione dello stress della vita quotidiana, oltre che una fonte stessa di ulteriore stress.

Il tempo della società di oggi ha una tripla accelerazione (Tropiano M. G., 2017):

1. Accelerazione tecnica: si pensi all’innovazione nei trasporti, nella comunicazione e nella produzione. L’evoluzione della tecnologia e della società fa si che non siamo più padroni del nostro tempo. Con l’avvento delle nuove tecnologie è apparso un nuovo modo di vivere il tempomodo immediatoistantaneo urgente. Benché lo sviluppo scientifico e tecnologico abbia facilitato la vita, non ha influito in maniera produttiva sul tempo libero: il suo andamento infatti è inversamente proporzionale alla quantità di tempo a disposizione (De Luca K., Spalletta E., 2011). Molte delle tecnologie che usiamo oggi potevano farci ben sperare di avere molto più tempo a disposizione: ad esempio scrivere al computer è molto più veloce che battere la macchina, cercare un informazione su internet è più rapido che andare a fare la ricerca in biblioteca, ecc.. All’accelerazione tecnologica dovrebbe quindi logicamente accompagnarsi un aumento del tempo libero, che a sua volta dovrebbe far rallentare il ritmo della vita o almeno eliminare o alleviare la carestia del tempo dal momento che l’accelerazione tecnologica significa impiegare meno tempo per un determinato compito. Il tempo, quindi, dovrebbe abbondare invece, al contrario,nella società moderna il tempo diventa qualcosa di sempre più scarso(Rosa H., 2015). Si ha la sensazione che tutto quanto scorre troppo velocemente; gli impegni si sovrappongono e non si riesce a dare la priorità a ciò che effettivamente è una priorità (De Luca K., Spalletta E., 2011).;

2. Accelerazione del cambiamento sociale: basti pensare al mutamento delle istituzioni sociali, alla famiglia, al lavoro. Il lavoro, sempre di più, oltre a costituire una necessità per vivere, è divenuto un modo per affermarsi nel sociale e per sentirsi riconosciuti e apprezzati, al punto che l’identità lavorativa è diventata un aspetto fondamentale dell’identità personale e spesso anziché lavorare per vivere si vive per lavorare(De Luca K., Spalletta E., 2011);

3. Accelerazione del ritmo di vita:è una delle cause della mal gestione del tempo che a sua volta si può manifestare attraverso la tendenza a procrastinare, cioè rimandare all’infinito un’attività che si pensa fare; la costante sensazione di svogliatezza e affaticamento; una grande quantità di tempo speso in attività improduttive; difficoltà nel rispettare le scadenze e tendenza a svolgere tutte le attività con fretta; non riuscire a dedicarsi a qualcosa che ci rilassa e ci fa bene come un hobby, dell’attività fisica o del tempo passato con le persone che contano (Giusti E., 1994).

Strategie volte a migliorare il nostro rapporto con il tempo

Il tempo è una dimensione fondamentale della nostra vita, che possiamo scegliere di gestire in modi diversi.

Esistono diverse strategie volte a migliorare il nostro rapporto con il tempo e che, quindi contribuiscono al successo della vita personale e professionale, come ad esempio (Tropiano M. G., 2017):

  • L’utilizzo di strategie per la gestione efficace del tempo- la gestione del tempo si basa sulle abitudini che si possono apprendere, quindi basterà imparare dei metodi che ci aiutino a organizzare il nostro tempo al meglio. Questo sicuramente richiede una certa dose di impegno e costanza, che sarà però ripagata dalla sensazione di soddisfazione e maggior controllo sulla propria vita;
  • Riappropriarsi della lentezza- abbiamo dimenticato cosa significa andare lenti: significa riprendere la connessione con sé stessi; significa afferrare l’attimo, sottraendosi almeno per un istante alla fuga del tempo. Il presente è l’unica cosa su cui l’uomo può esercitare la propria volontà, agendo e godendo dell’attimo. Ed è forse questo tutto quello che si può fare, si può vivere il tempo dando ad ogni attimo un significato. Abbiamo un urgente bisogno di rallentare, riprendere fiato, di sbarazzarsi dell’angoscia di non arrivare a fare tutto quello che si deve fare nell’arco di ventiquattro ore che fanno la giornata. Il poeta latino Quinto Orazio Flacco nelle “Odi” giunge all’espressione, breve quanto efficace, carpe diem. Con essa, invita a non confidare nel domani, a non cercare di capire ciò che va al di là delle sue possibilità, vivendo invece a pieno il presente. Il poeta insiste sull’oscurità e l’incertezza del domani, sulla precarietà dell’esistenza, riassumendo nella sua locuzione i dettami della filosofia epicurea e della teoria del piacere, ovvero esplica la necessità di vivere il presente dando importanza ad ogni attimo senza interrogarsi sul futuro (De Luca K., Spalletta E., 2011).   

Migliorare la gestione del tempo significa migliorare la gestione della nostra vita

Il tempo è la nostra risorsa più importante e, se non sappiamo gestirla, non possiamo essere efficaci. Il tempo è una grande ricchezza, la stessa per tutti: ricchi e poveri, giovani e anziani, donne e uomini, bambini e adulti ma, è anche una risorsa limitata, per cui è importante (De Luca K., Spalletta E., 2011):

1. Apprendere la consapevolezza delle proprie abitudini e dell’utilizzo del tempo; è importante conoscere il proprio comportamento, cercando di potenziare e sfruttare i propri punti di forza; ogni persona ha punti di forza e limiti, difficoltà nel proprio rapporto con il tempo:

  • le persone che vivono nelle culture del tempo dell'orologio tendono ad essere meno flessibili, sono quelle a cui piace lavorare dall'inizio alla fine secondo una sequenza lineare. Chi vive nelle culture degli eventi ha un organizzazione policronica, il progetto si protrae finché non c'è;
  • l'ispirazione per passare ad un altro, viene data più importanza alle transazioni tra le persone che al rispetto del programma (Levine R. 1998);
  • ogni persona possiede nei vari momenti della giornata un diverso livello di energia, è impossibile cercare di modificare la curva di concentrazione, visto che si tratta di una determinante genetica. Ci sono persone che appena sveglie sono già attive, si tratta di “allodole”,e ci sono persone più vitali nel pomeriggio, si tratta dei “gufi”. È importante comprendere a quale tipologia si appartiene per imparare a calibrare al meglio gli sforzi nei momenti giusti della giornata (Black O., Bailey S., 2006);

2. Scegliere attività che siano adatte al nostro stile: migliorare il proprio rapporto con il tempo non ha solo a che fare con la misurazione del tempo oggettivo, ma anche con il modo in cui si vivono gli impegni quotidiani, poiché ciascuno di noi possiede uno stile temporale unico e irripetibile (De Luca K., Spalletta E., 2011). Uno stile sano ed equilibrato è una combinazione di scelte e abitudini derivanti da numerosi fattori biopsicosociali e dagli sforzi che la persona compie per modificare alcuni aspetti di sé e l'organizzazione della propria vita (Giusti E., Di Fazio T., 2008);

3. Adottare una gestione personalizzata: è una costruzione costante di un piano di miglioramento continuo che aiuta a essere padroni del proprio tempo e a soddisfare le proprie esigenze (Gambirasio G., 2007).

E’ importante riflettere su come organizzare al meglio il proprio tempo per trovare e mettere in pratica strumenti e accorgimenti che possono, da un lato semplificare e ridurre all’essenziale, e dall’altro farci ritrovare piacevolezza e concentrazione in quello che facciamo compresi i compiti più gravosi, essere quindi sia efficienti sia efficaci.

Nella pianificazione della propria giornata è utile prevedere (De Luca K., Spalletta E., 2011) :

  • 60-70% del tempo per le attività programmate;
  • 30-40% del tempo per la gestione degli imprevisti.

Organizzazione delle proprie attività si articola attraverso diverse azioni.

La pianificazione personalizzata del tempo può consistere nel (De Luca K., Spalletta E., 2011):

1. Pianificare l’agenda: è una memoria delle attività quotidiane che permette di programmare il tempodi operare con ordine e autodisciplina. Contiene l’elenco delle attività, le priorità, il tempo che occorre per portare a termine un lavoro, gli obiettivi che si vogliono raggiungere. È la mappa personale della globalità delle azioni a breve, media e lunga scadenza. È uno strumento operativo in quanto finalizzata all’azione ed è anche un modo per esprimere se stessi e il proprio stile di vita, in quanto consente di (Seiwert L.J., 1996): 

  • avere una visione d’insieme di tutti i compiti da svolgere;
  • programmare in maniera sistematica le attività;
  • organizzare e controllare a colpo sicuro l’esecuzione di quanto progettato;

2. Stabilire le priorità: significa organizzare la propria vita, chiarire i valori, ricordare cosa è importante e cosa è meglio rimandare o addirittura lasciar andare. Le nostre priorità devono essere sempre in sintonia con i nostri obiettivi, che devono essere come un faro che illumina e ispira la nostra strada;

3. Imparare a gestire imprevisti: imprevisto è una situazione non pianificata, che da un momento all’altro stravolge i propri equilibri. È fondamentale:

  • imparare a gestire i propri stati d’animo con calma e lucidità, onde evitare che un imprevisto possa condizionarci prendendo il sopravvento;
  • riconoscere e accettare l’imprevisto per poterlo gestire;
  • un atteggiamento mentale aperto al mutamento aiuterà a considerare un imprevisto come fonte di nuove conoscenze e orizzonti;
  • concentrarsi solo ed esclusivamente sul momento in quanto pensare alle conseguenze che potranno derivare in futuro può solo che rallentare i tempi per la risoluzione dello stesso;

4. Imparare l’arte della delega: la delega consiste nell’assegnare delle responsabilità ad un altro, autorizzandolo a prendere iniziative e decisioni in un determinato ambito.

 È utile ricorrere alla delega quando (Gambirasio G. 2007):

  • vogliamo liberarci dalle troppe attività operative, esecutive e/o di ruotine;
  • siamo troppo carichi di lavoro e rischiamo di non riuscire più a sostenerlo o a svolgerlo;
  • è necessario dedicarsi ad attività più importanti.

5. Imparare a gestire le interruzioni: dobbiamo solamente lasciare lo spazio nella nostra agenda per la loro gestione ed imparare a gestirli proattivamente invece che subire come una sorta di uragano che ci fa girare vorticosamente nel vuoto

 6. Imparare a dire NO: imparare dire di no non significa diventare egoisti o indifferenti agli altri, ma saper porre dei limiti equilibrati alle pretese che le persone hanno nei tuoi confronti. Amare non significa assecondare, e per questo è importante imparare a dire di no, perchè a volte c'è più amore in un “no” che in un “si”.

 7. Trovare il tempo per se stessi: il tempo per sé è lo spazio che ognuno concede a se stesso; è soggettivo e dipende dal sesso, dalla cultura, dall’età e dal tipo di lavoro.     sono molte le attività che ognuno può “donare” a se stesso: semplicemente stare (senza fare), passeggiare, meditare, leggere, ascoltare la musica, curare le relazioni umane, la propria persona, ecc.;

 8. Cercare un equilibrio tra privato e professionale: è necessario adottare alcuni accorgimenti che semplificano l’esistenza, utilizzando metodi adatti all’organizzazione personale per conciliare in maniera efficace la vita professionale e quella privata per non arrivare a vivere per lavorare bensì lavorare per vivere. L’obiettivo è quello di acquisire una maggiore consapevolezza su come trovare il proprio equilibrio tra privato e professionale partendo dall’individualizzazione di quali aspetti della vita sono importanti e  quanto tempo viene dedicato a se stessi.

In tutto ciò e importante tener conto di (James J., 2002):

1. Chiarezza degli obiettivi: si inizia bene un compito solo quando si ha in mente in maniera chiara l'obiettivo finale;

2. Focalizzarsi su un compito per volta: il cervello lavoro meglio quando svolge una sola attività. Suddividere l'attenzione tra più compiti crea sovraccarichi dovuti alla necessità di sovrapporre contemporaneamente diverse istruzioni a diversi livelli emozionali. È bene creare una scala di priorità tra i compiti per poi dedicare a ciascuno la dovuta attenzione;

3. Rimanere nel qui ed ora:la nostra mente è costantemente nelle tre dimensioni di passato, presente e futuro, e paradossalmente trascorre meno tempo proprio nel presente, che rappresenta invece la sfera temporale sulla quale la focalizzazione garantisce maggiore produttività. Rimanere nel presente aumenta la chiarezza e la rapidità del pensiero. È bene pensare a passato o futuro solo dopo che il compito è stato svolto;

4. Allenare il cervello: il cervello è come uno muscolo che ha continuo bisogno di stimoli per creare e mantenere connessioni neuronali. Risolvere quiz, parole crociate, cercare in generale nuovi stimoli, sono tutte attività che impediscono al cervello di arrugginire;

5. Migliorare la memoria: il processo di apprendimento stimola sia la memoria a breve termine che quella a lungo termine:

  • dirsi che si ha una buona memoria;
  • imparare memoria-liste di numeri (telefono, PIN, ecc.);
  • mescolare più sensi attraverso libere analogie per creare una traccia mnestica più profonda;
  • utilizzare una canzone per imparare liste di nomi;
  • creare strutture mentali personali;
  • permette di  mantenere in salute il cervello;

6. Concedersi pause: è consigliabile applicarsi a un compito per 20-30 minuti di alta efficienza per volta, tra i quali concedersi brevi pause da effettuare lontani dalla propria postazione.

Conclusioni

Il tempo è una risorsa indispensabile, insostituibile ma è anche finita. A differenza di altre risorse non può essere accumulato, ne possiamo solo migliorare o peggiorare l'esperienza, il vissuto.

É uguale per tutti, ma non tutti, alla fine, hanno lo stesso tempo a disposizione perché ciascuna vita  ha una propria durata. Considerando ciò è quindi utile prendere in mano la propria vita e decidere come impiegarla. Il punto è vedere cosa facciamo durante questo tempo, come lo impieghiamo, su quali attività, progetti e in che modo. Recriminare, lamentarsi, avvilirsi NON SERVE A NIENTE.

Non è la durata della vita che conta ma l'uso che se ne fa; e cosi non importa quanto a lungo si viva ma quanto bene si viva: non sono gli anni, e nemmeno i giorni, a farci vivere a lungo ma l'animo” (Borgna E, 2015).

Bibliografia

  • Agresti E. (2001), Quale tempo? Ontologia, fenomenologia, psicopatologia della temporalità. Pisa: Edizioni Del Cerro.
  • Aristotele. (s.d.). IV libro della Fisica.
  • Armano L. (2018). Il significato umano del tempo.Dialghi Mediterranei.
  • Borgna Eugenio, (2015), Il tempo e la vita.Feltrinelli: Roma.
  • Boschi P., Sprugnoli L. (2003). Gestire le attività. come utilizzare al meglio il proprio tempo.Demetra: Firenze.
  • Boscolo L., Bertrando P. (1993). I tempi del tempo. Torino: Bollati Boringhieri.
  • Black O., Bailey S.,.(2006), Give me time,Londra: Time Warner Books.
  • De Luca K., Spalletta E., (2011), Praticare il tempo.Roma: Sovera.
  • Dizionario Treccani. (2009). Tempo.Treccani.it. 
  • Ermani P. (2018). Il tempo è denaro o vita?Accelerazione e alienazione nella società moderna. Il Cambiamento dal virtuale al reale.
  • Gambirasio G. (2007), Più risultati in meno tempo. FrancoAngeli: : Milano.
  • Gasparini G. (2013). Tempi e ritmi nella società del Duemila.Rhthmos.
  • Gasparini G., (2001), Tempo è vita quotidiana.Roma: Laterza.
  • Gasparini G. (1990), Tempo, cultura, società. Milano: Angeli.
  • Giusti E., Di Fazio T., (2008), Psicoterapia integrata allo stress.Roma: Sovera.
  • Giusti E., (1994), Smettere di rinviare. FrancoAngeli: Milano.
  • I.R.S.S.A.T. (2020). Riflessioni sul tempo.
  • James J., (2002), More time, less stress. Piatkus: Londra.
  • Levine R. (1998), Una geografia del tempo.Roma: Giovanni Fioriti Editore.
  • Rosa H. (2015), Accelerazione e alienazione. Per una teoria critica del tempo nella tarda modernità. Torino: Einaudi.
  • Sant'Agostino. (1990), Confessioni, libro XI. Milano: Garzanti.
  • Seiwert L.J.,(1996), Gestisci il tuo tempo.Milano: FrancoAngeli.
  • Tropiano M. G. (2017). Il tempo e le relazioni umane nell'era della tecnologia.Sociologicamente.it.
  • Vicario G.B. (2005). Il tempo.Bologna: Il Mulino.

Note sull'autore

Ewa Jagiela. Psicologa ad indirizzo in Psicologia delle Organizzazioni e dei Servizi. Svolgo attività di Ricerca e Formazione. Sono Coordinatore dell’Insegnamento di Riabilitazione in Area Neurologica, Docente di psicologia clinica (PSI/O8); Docente di Infermieristica Preventiva e di Comunità (MED/45) in convenzione sottoscritta tra Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata e Università degli Studi di Roma “SAPIENZA”. Il mio approccio è integrato privilegiando il modello cognitivo-comportamentale. Gli ambiti di intervento di cui mi occupo sono: consulenza in lingua madre (polacco), psicologia clinica, psicologia interculturale, psicologia del lavoro, delle organizzazioni e delle risorse umane. Socio di Aspic Psicologia, operatore del Centro d'Ascolto Psicologico (C.A.P.) con possibilità di consulenza in Polacco.

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