La comunicazione non violenta

a cura di Roberta Manca

Preferisci vincere o essere felice?

urlareLa violenza è l’espressione tragica di bisogni non soddisfatti. È la manifestazione dell’impotenza e/o della disperazione di una persona talmente priva di risorse da pensare che le proprie parole non siano sufficienti a farsi capire. Allora attacca, grida, aggredisce” (M.B.Rosenberg).

Secondo M. Buber “Il mondo in cui viviamo deriva dalla qualità delle nostre relazioni” . È possibile avere relazioni pacifiche, compassionevoli nelle quali esprimere se stessi rispettandosi e rispettando gli altri? Una domanda che da un po’ di tempo mi gira nella testa.

Forse sì? Anzi: “sì”. Grazie all’utilizzo della Comunicazione Non Violenta.

Le origini della CNV

rosenbergMarshall B. Rosenberg è il creatore della Comunicazione Non Violenta (o Comunicazione Empatica). Psicologo statunitense, amico e allievo di Carl Rogers, ha dedicato la sua vita privata e professionale allo studio di nuove forme di comunicazione capaci di dotare delle alternative pacifiche a tutti i tipi di violenza.

Rosenberg ha creduto fermamente nella bontà umana: l’essere umano è naturalmente empatico, prova gioia nel dare e nel ricevere, la violenza è frutto di apprendimenti trasmessi dalla cultura. Esistono alcune forme di comunicazione e di linguaggio che alienano dallo stato naturale di empatia e che influenzano il nostro dare e ricevere “dal cuore”, alimentando la violenza nei confronti degli altri e di noi stessi.

La Comunicazione Non Violenta si basa su abilità di linguaggio capaci di aprire un canale comunicativo autentico che rinsalda il nostro “essere umano” anche quando la situazione attorno a noi diventa difficile da vivere.

comunicazione non violentaLa ricerca di connessione tra gli individui è al centro di questo approccio rivoluzionario: relazioni amorevoli nelle quali i singoli bisogni vengono riconosciuti reciprocamente, salvaguardati e soddisfatti attraverso il dare del cuore, con la consapevolezza di contribuire anche al benessere altrui.

Donare con il cuore offre un beneficio sia a chi compie l’azione donativa, sia a chi la riceve: donare amore dà amore.

Un metodo di comunicazione assertivo che può essere utilizzato in tutti gli ambiti della vita, applicabile nella soluzione di ogni tipo di conflitto ad ogni livello questo si manifesti.

Un approccio rivoluzionario verso una qualità di vita, mediata da una profonda comunicazione con sé e con gli altri; una connessione tra individui che accompagna verso la reciproca soddisfazione.

La Comunicazione Non Violenta

La CNV è “luogo comunicativo” vivificante nel quale è necessario imparare una lingua nuova, dove le parole sgorgano dall’umanità di ogni essere umano, sotto forma di sentimenti e bisogni; uno spazio nel quale è importante capire con il cuore e, attraverso l’ascolto dei propri bisogni e desideri, è possibile procedere verso il rispetto reciproco nelle relazioni.

Solo arrivando al cuore di noi stessi è possibile connettersi con l’altro. Capire ciò che ci succede, provare empatia verso di noi e accogliere i vissuti senza giudizio, ci permette di fare spazio all’altro e ai suoi vissuti. Da questo contatto con l’energia del cuore scaturisce la gioia di dare e di ricevere arricchendo la propria esistenza e quella di chi incontriamo nel corso della nostra vita.

comunicazione non violentaUn viaggio interessante in una terra sconosciuta nella quale le relazioni sono importanti, dove ci si prende cura della propria benevolenza e di quella altrui. Percepire l’altro senza alcuna forma di pre-giudizio sperimentando la possibilità di affermare se stessi, senza schiacciare l’altro, senza aggredire. Dove è possibile esprimersi sostituendo “reazioni abituali” a “consapevolezze”, frutto di ciò che si sente e si vuole.

È la strada per so-stare nel conflitto, gestirlo e risolverlo, arricchendo la vita di tutti. Una vera prospettiva ecologica nella quale è possibile utilizzare la propria energia PER l’altro (essere con l’altro) e non CONTRO l’altro. La possibilità di lasciarsi alle spalle la dinamica io vinco-tu perdi, l’attacco e il controattacco per andare verso le nostre emozioni e il soddisfacimento dei nostri bisogni più profondi.

Le quattro componenti della Comunicazione Non Violenta.

Per poter esprimere cosa proviamo e ciò di cui necessitiamo per sentirci meglio, Marshall B. Rosenberg ha dato vita ad un processo costituito da quattro fasi attraverso le quali è possibile dare voce a questa nuova modalità comunicativa: osservazione delle azioni, i sentimenti che si provano in relazione a quanto si osserva, i bisogni che sono alla base dei sentimenti, le richieste che vogliamo formulare in modo efficace in connessione con bisogni e desideri per rendere la vita più ricca.

1 - Osservazione delle azioni

osservareÈ di fondamentale importanza osservare quanto succede in modo"neutro", limitandosi a descrivere quanto accade, senza interpretazioni, valutazioni, giudizi, opinioni o altro (“quando io vedo, sento, etc..). Ad esempio un conto è dire “sei il solito disordinato”, dove oltre l’affermazione è insito il giudizio, un altro è affermare “sono due settimane che non metti in ordine il garage”, dove ci si riferisce esclusivamente ad un fatto rilevato oggettivamente. È bene, pertanto, domandarsi ad esempio “che cosa ho visto - ho sentito io?” “che cosa ha visto - sentito l’altro?”

2 - Espressione dei Sentimenti

esprimere sentimentiPrendere consapevolezza dei sentimenti che si provano durante l’osservazione delle azioni (“mi sento… triste, frustrato, felice, confuso”). Una domanda da porsi potrebbe essere “quali sono i sentimenti che provo vedendo… ascoltando…?” “quali sono i sentimenti che prova il mio interlocutore?”.

Nella CNV nel termine “sentimenti” sono compresi le sensazioni fisiche, le emozioni, e i sentimenti. Ogni giorno proviamo una grande varietà di stati d’animo con connotazioni diverse, ed è bene ampliare il proprio vocabolario dei sentimenti con tante tinte in grado di colorare le personali gradazioni emotive della vita.

I sentimenti ci informano sui nostri bisogni inappagati: sono i bisogni che danno vita ai sentimenti. Un sentimento spiacevole è il segnale di un bisogno che non è stato ascoltato e soddisfatto.

Un grave errore è attribuire agli altri la responsabilità dei nostri sentimenti; l’origine del dolore è nel bisogno non soddisfatto e non nelle azioni di altri. Queste possono “favorire” i nostri sentimenti, ma non ne sono la causa. La causa si trova in noi, nei nostri pensieri e nel modo in cui percepiamo certe situazioni.

Nell’esprimere i propri stati d’animo e pensieri, spesso si usano parole che in realtà nascondono giudizi impliciti. Ad esempio dire “non mi sento considerato da mia moglie” indica un giudizio verso il comportamento di mia moglie e ciò che dovrebbe fare, aprendo così le porte anche ad un possibile conflitto.

3 - Espressione dei Bisogni 

parlarePrendere consapevolezza dei bisogni che si nascondono dietro ai sentimenti è la “punta di diamante” di questo processo comunicativo.

I bisogni nella comunicazione non violenta sono al servizio della vita e si collocano su un piano generale, comune a tutti gli essere umani. Riconoscere i propri bisogni e soddisfarli chiarisce la propria realtà interiore: ciò che provo e ciò di cui ho bisogno. Utilizzare un linguaggio che nega la responsabilità personale ci impedisce di essere responsabili dei nostri pensieri, sentimenti e comportamenti.

Ad esempio: “ho bisogno di tranquillità” e non “ho bisogno che tu stia tranquillo”; “sono arrabbiato perché non percepisco più il senso di vicinanza” e non “sono arrabbiato perché mi hai abbandonato”.

Nel processo empatico è fondamentale ricercare il bisogno che ha dato vita a quel sentimento - “quali sono i bisogni che sottostanno questo sentimento?”. Ad esempio di fronte ad una sensazione: “Sono confuso” è necessario chiedersi: “quali bisogni si nascondono dietro alla confusione che provo?” “Quale bisogno insoddisfatto vuole emergere dietro la confusione?”. Può/potrebbe essere il bisogno di comprensione, di chiarezza, di appartenenza, etc.

In questa nuova forma espressiva, i bisogni sono considerati universali e simili: avere gli stessi bisogni altrui facilita la comprensione reciproca.

È importante separare i bisogni dalle strategie. Mentre i primi si somigliano, le strategie - per appagare i bisogni - sono personali. Se dico “domenica ho bisogno di riposare” indico un bisogno, ma se dico “domenica voglio andare al mare” indico la strategia per soddisfare il mio bisogno di riposo.

4 - Formulazione delle Richieste

donneE' importante formulare una richiesta in modo efficace - “vorrei che tu”, attraverso la quale si dichiara in modo concreto ciò che vorremmo domandare agli altri per rendere la nostra vita più ricca (“cosa desidero di preciso per soddisfare questi bisogni? “cosa vorrei che l’altro facesse di concreto per soddisfare i miei bisogni?).

Le richieste devono rispettare sei criteri: devono rivolgersi a una persona specifica; devono riguardare il presente; devono essere concrete; devono essere espresse in forma positiva; devono essere realizzabili; devono lasciare la possibilità di scelta. Es. “per favore, puoi bussare alla mia porta prima di aprire?” e non “vorrei che tu rispettassi di più la mia vita privata”.

Nella richiesta c’è sempre il riconoscimento dei bisogni dell’altro; se è priva dell’espressione dei sentimenti e del bisogno sottostante può arrivare come una pretesa. Inoltre, c’è una linea di confine che separa ulteriormente la richiesta dalla pretesa: nella richiesta è contemplata la possibilità di chi ascolta di rifiutare quanto gli si chiede, senza paura di sanzioni.

L’assertività e l’empatia

ascoltareLa Comunicazione Non Violenta è caratterizzata, oltre che dalle quattro tappe viste in precedenza, da due parti: l’assertività e l’empatia.

L’assertività è l’espressione sincera di sé. Essere sinceri è la possibilità di poter esprimere i propri sentimenti, senza giudizi.

È di fondamentale importanza imparare ad esprimere e a sostenere il nostro sentire, assumendocene la responsabilità invece di lanciare accuse.

L’empatia o l’ascolto rispettoso per Rosenberg è “la capacità di ascoltare e di accogliere l’altro, i suoi sentimenti e suoi bisogni, senza volerlo condurre da qualche parte e senza ricordo del passato” (Marshall B. Rosenberg) . Vedere l’altro come un essere umano con il quale si desidera avere una relazione nutriente.

Quando ci si relaziona con l’altro con empatia e sincerità si è in grado di parlare veramente di sé, si ha la possibilità di dire in modo maturo ciò che si sente in un linguaggio che facilita la comprensione reciproca.

Cercare di comprendere l’altro, i suoi sentimenti e i suoi bisogni può smorzare il conflitto; facilita l’abbassamento delle difese e apre nuovamente al dialogo.

La CNV in pillole

comunicazione nonviolentaLa Comunicazione non violenta non è solo un processo innovativo di comunicazione, una tecnica, è qualcosa di più: un modo di stare al mondo, una filosofia di vita, finalizzata a rimanere connessi con se stessi e con gli altri. È la possibilità di dare e ricevere con gioia, ritrovando la nostra naturale empatia. Osservare quanto accade senza giudicare, riflettere su ciò che sentiamo e su ciò di cui abbiamo bisogno, esprimendo con chiarezza ciò che vogliamo senza pretendere, sono le strade da percorrere per vivere questa nuova disposizione interiore: una danza empatica con comuni intenzioni, che arricchisce e trasforma le nostre vite colorandole di genuinità, rispetto e fiducia.

Bibliografia

  • Giusti E., Locatelli M. (2007), Empatia integrata. Analisi umanistica del comportamento motivazionale nella clinica e nella formazione, Sovera Edizioni, Roma.
  • Giusti E., Testi A. (2006 ), L'assertività. Vincere quasi sempre con le 3 A, Sovera Edizioni, Roma.
  • Marshall B. Rosenberg (2003), Le parole sono finestre (oppure muri). Introduzione alla Comunicazione Nonviolenta, traduzione di M. Rossi, Centro Esserci Edizioni, Reggio Emilia.
  • Rust S. ( 2016), Quando la giraffa balla con il lupo, La comunicazione non violent in 4 passi, Macro Edizioni, Cesena.

roberta manca Roberta Manca. Psicologa, Psicoterapeuta formata presso la Scuola di Specializzazione ASPIC, Educatore Professionale, Counselor per l’Età Evolutiva, Mediatore Familiare in formazione e Formatore. Ha partecipato al Master in Sessuologia Clinica. Specializzata in dinamiche di coppia e nel sostegno genitoriale, è esperta nei temi inerenti l’infertilità e la procreazione medicalmente assistita, si occupa di sostegno alla genitorialità biologica e adottiva. Docente in tema di resilienza, affidamento ed adozione presso l'ASPIC e del modulo "La comunicazione efficace nella mediazione dei conflitti relazionali” nel Master Annuale in Counseling Psicologico e Tecniche di Coaching ASPIC.

Inoltre è specializzata all’Università Cattolica Sacro Cuore di  Roma sulla dipendenza da Internet e Gioco D’azzardo, ritiro sociale e cyberbullismo. Ha preso parte, inoltre, al corso di perfezionamento in Psico-Oncologia. Da diversi anni conduce gruppi di empowerment al femminile e di drammaterapia. Collabora con il sito Aspic www.curarsi da soli presso il Servizio di Pronto Soccorso Telefonico. Da gennaio 2016 gestisce lo sportello di ascolto all’interno del progetto “Diamoci una mano”, in collaborazione con la diocesi di Roma. 

Referente dei gruppi di lavoro ASPIC PSICOLOGIA PER LA COPPIA e  ASPIC PSICOLOGIA PER LA FAMIGLIA. Afferisce al Centro d'Ascolto Psicologico (C.A.P.) Gratuito di ASPIC PSICOLOGIA.

Info e contatti

Per partecipare ai gruppi di lavoro o per poter usufruire dei servizi dell'Associazione è possibile scrivere a info@aspicpsicologia.org oppure chiamare il numero 3274619868.

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Pubblicato il 09/05/2018 alle ore 10:38

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