La Pet Therapy

di Serena  Di Censi 

Abstract: Il termine Pet Therapy indica una serie complessa di utilizzi del rapporto uomo-animale in campo medico e psicologico. La presenza di un animale migliora da un punto di vista psicologico la vita dell’individuo, diminuendo la solitudine e la depressione, agendo da supporto sociale, dando un impulso alla cura di se stessi e diventando una fonte di attività quotidiane significative. Gli animali possono diminuire l'ansia e predisporre una stimolazione del sistema nervoso ma non solo; recenti studi si sono occupati del problema della selezione degli animali, al fine di individuare le caratteristiche che questi ultimi devono avere.

Keywords: pet-therapy, rapporto uomo-animale, Animal-Assisted Activities, Animal-Assisted Therapy.

 

La Pet Therapy

Fin dall'antichità gli animali da compagnia hanno sempre rivestito un importante ruolo affettivo; questo rapporto complesso e delicato si sta di recente rivalutando, sta trovando una strutturazione metodologica e impieghi terapeutici mirati a specifiche psicopatologie.

A questa nuova realtà del rapporto uomo-animale e alla risposta da parte della medicina e della ricerca di base è stato dato il nome di Pet Therapy, ovvero l'utilizzo terapeutico degli animali da compagnia.

Fu lo psichiatra infantile Boris Levinson, a coniare il termine "Pet Therapy", per descrivere l'uso di animali da compagnia nella cura di malattie psichiatriche (Levinson, 1962).

Levinson aveva notato come alcuni dei propri pazienti, bambini con serie difficoltà di relazione e di comunicazione interpersonale, stabilissero con sorprendente facilità legami affettivi e cognitivi con il proprio cane. La presenza dell'animale aiutava il bambino ad abbassare le proprie barriere emotive, fornendo un interessante spunto di comunicazione tra paziente e terapista.

Con il termine Pet Therapy si indicano due categorie di terapie:

  • quelle dirette a soggetti con patologie, il cui scopo è di eliminare uno stato di malattia o ridurne gli effetti negativi sulla salute del paziente;
  • quelle finalizzate a migliorare la qualità della vita e lo stato generale di benessere. Peculiarità di tale scienza è l'uso della relazione con l'animale come soggetto dotato di una propria sensibilità, che si fa co-protagonista dell'azione terapeutica, in una relazione interattiva estremamente ricca e complessa. Ha effetti positivi se praticata nelle scuole, nelle carceri, ospedali, case di cura, comunità di recupero e con soggetti portatori di handicap.

L’animale usato in terapia è un “acceleratore di relazioni umane”; è stato dimostrato che la presenza di un animale migliora, dal punto di vista psicologico, la vita dell'individuo, diminuendo solitudine e depressione, agendo da supporto sociale, dando impulso alla cura di se stessi e diventando una fonte di attività quotidiane significative (Friedmann, 1990).

Gli animali possono diminuire l'ansia e abbassare lo stress divenendo una fonte di contatto piacevole, una visione rilassante e una percezione di sicurezza e tranquillità, aumentando autostima, autocontrollo, indipendenza ed autonomia. Le ricerche degli ultimi trent'anni hanno dimostrato che gli individui possono sperimentare immediati effetti positivi a livello fisiologico semplicemente toccando un animale, in paricolar modo un cane (Jennings, 1997).

Da diversi studi emerge che accarezzando un cane si abbassa la pressione sanguigna (Vormbrock, Grossberg, 1988), diminuisce la frequenza cardiaca e la respirazione rallenta (Lynch, Fregin, Mackie, Monroe, 1974).

Avere un cane può avere un effetto cuscinetto nei confronti degli eventi stressanti di vita (Siegel, 1990). Studi longitudinali hanno rilevato che avere un cane può aumentare la sopravvivenza nelle persone con gravi malattie come infarto miocardico o grave angina (Friedmann, Thomas, 1995).

La Pet Therapy non è invasiva, è una co-terapia dolce che cerca di migliorare l'esistenza delle persone armonizzandosi con le condizioni socio-sanitarie già esistenti, inserendosi quindi in un ben definito progetto educativo. La Pet Therapy richiede sempre un adeguato progetto educativo-riabilitativo che risponda alle esigenze di ogni singolo caso. Per una sua corretta applicazione è necessario avvalersi di numerose figure professionali, ciascuna con competenze specifiche, le quali andranno a costituire un'équipe di lavoro di carattere multidisciplinare. Per ogni intervento occorre sviluppare un programma terapeutico che coinvolga diverse figure professionali: il medico, lo psicologo e il pedagogista valutano, con la consulenza del pet partner e dell'educatore, come la relazione con gli animali possa essere utile. Compito del pet partner e dell'educatore è selezionare l'animale, controllarne lo stato di salute e valutare se è adatto nel tempo per il compito affidatogli; il contributo del fisioterapista è importante se il paziente presenta handicap fisici; l'addestratore deve preparare l'animale nel caso in cui venga impiegato per sopperire particolari disturbi psicofisici; l'educatore deve fare da guida ad entrambi i protagonisti durante tutto il percorso.

A seguito del sempre maggiore interesse sviluppatosi in questo campo è stato ipotizzato di sostituire il termine Pet Therapy con quello più adeguato di ''Animal-Assisted Activities'' ed ancora ''Animal-Assisted Therapy''.

All'interno quindi del termine generico Pet Therapy si ravvisano differenti tipologie di intervento:

  • le AAA (Animal-Assisted Activities), attività condotte con il supporto di animali; interventi di tipo ricreativo e/o terapeutico, che hanno la finalità di migliorare le qualità della vita. Sono quei casi in cui il paziente si trova in condizioni di segregazione quali la detenzione, il ricovero ospedaliero, la degenza in casa di riposo.
  • le AAT (Animal-Assisted Therapy), veri e propri trattamenti terapeutici, da affiancare ad altre cure, rivolti a persone con problemi fisici e/o psichici; in questi casi viene stabilito un protocollo individualizzato che prevede la scelta dell’animale adatto in base allo scopo da raggiungere, ed il sostegno di un team specializzato (Giusti, La Fata, 2004).

Gli interventi AAA/AAT agiscono positivamente perchè favoriscono (Ballarini, 2003):

  • l'attività ludica, il divertimento e non raramente il ridere, che spesso s’instaura nel rapporto uomo-animale. Quando un ammalato gioca con un gatto, o ride per come si comporta un cane aumenta le sue possibilità di difesa e quindi di guarigione (Francescato, 2002)
  • la socializzazione, favorendo i contatti inter-personali, offrendo spunti di conversazione, di ilarità e di gioco, l'occasione, cioè, di interagire con gli altri;
  • l'aumento del senso di responsabilità, poichè l'animale domestico non è in grado di badare da solo a sè stesso, ha bisogno di essere accudito e questo implica un'assunzione di responsabilità;
  • la comunicazione, sia di tipo verbale che non verbale; il tutto è reso possibile grazie alla capacità degli animali di relazionarsi all’uomo con un linguaggio pre-simbolico che è lo stesso utilizzato dal “cervello emotivo” a cui fa capo la comunicazione analogica che nei soggetti con difficoltà cognitive è maggiormente utilizzato;
  • il contatto fisico, che consente l'abbassamento del battito cardiaco, il rallentamento della respirazione e un senso di sicurezza.

Le principali applicazioni degli animali nella prevenzione e cura delle malattie umane sono le seguenti:

  • manifestazioni d'ansia, poichè l'animale promuove un senso di sicurezza e tranquillità  soprattutto grazie al contatto fisico;
  • stati depressivi; il contatto con l'animale aiuta asuperare la solitudine, dato che l'animale può facilitare le relazioni interpersonali e il fatto di doverlo accudire aiuta a ritrovare una spinta all'azione;
  • eventi stressanti, il contatto con gli animalisvolgere la funzione di ammortizzatore in particolari condizioni di stress e di conflittualità e può rappresentare un valido aiuto per pazienti affetti da disturbo post-traumatico da stress, che invece di concentrare l'attenzione sui sintomi possono impegnarsi nella cura dell'animale;
  • infanzia e adolescenza. Con bambini affetti da autismo, psicosi infantili, iperattività, anoressia, difficoltà relazionali, con problemi familiari traumatici ma anche con bambini ricoverati in reparti pediatrici. Gli incontri con l'animale consentono di alleviare i sentimenti di disagio dovuti alla degenza, tanto da rendere più sereno il loro approccio con le terapie e con il personale sanitario. (Hoelscher, Garfat, 1993; Mallon, 1994)
  • anziani ospiti di case di riposo, che presentano psicopatologie gravi e disturbi del linguaggio, si è osservato che a periodi di convivenza con animali è corrisposto un generale aumento del buon umore, una maggiore reattività e socievolezza, contatti più facili con i terapisti;
  • soggetti che soffrono di alcune forme di disabilità, di ritardo mentale, pazienti psichiatrici e per i livelli di depressione su soggetti in carcere, poichè l'animale può stimolare la comunicazione verbale e non verbale, favorendo l'integrazione sociale e il recupero ed il mantenimentodi alcune funzioni motorie
  • pazienti affetti da malattie croniche o pazienti terminali, ad esempio soggetti oncologici sottoposti a chemioterapia. In questi casi i programmi AAA/AAT possono aiutare a superare gli stati depressivi, alleviando l'ansia e lo stress, aiutando il paziente a sentirsi utile (Orlandi et al., 2007).

Gli animali impiegati nei progetti di AAA/AAT sono i più disparati (cani, gatti, conigli, etc.) e vengono scelti a seconda delle caratteristiche dell'utenza da trattare e degli obiettivi che si vogliono raggiungere. È importante che, qualunque animale si scelga, abbia un temperamento equilibrato e mansueto.

I cani offrono un legame affettivo con stabilità e dedizione indiscutibile, condizione fondamentale nei casi di trattamento di soggetti che presentano disturbi psicopatologici gravi (Perris, 1992; Arnold, 1995). A tal riguardo, in letteratura è possibile trovare molti esempi di studi condotti su pazienti istituzionalizzati che sottolineano e dimostrano l'effetto positivo della terapia assistita con cani (Hoffman, 1991; Zisselman et al., 1996)

I volatili canori e gli asini, per la loro mansuetudine, sono indicati per i soggetti aggressivi.

I felini hanno virtù ansiolitiche da cui possono trarre benefici cardiopatici ed ipertesi. Per correggere i disordini del movimento ed aiutare i soggetti affetti da patologie neurologiche e muscolari, da lesioni traumatiche cerebrali, da sclerosi multipla e per bambini con paralisi cerebrale si è rivelata molto utile la riabilitazione equestre. L'ippoterapia, grazie al rapporto che si stabilisce tra cavaliere e cavallo, produce un senso di indipendenza, aumenta l'autostima e accresce la fiducia in se stessi.

Infine, grazie alla loro giocosità, i delfini sono un ottimo ausilio nella cura dei bambini autistici, favorendo una migliore apertura al mondo esterno e le capacità comunicative, nelle persone con disturbi della sfera affettiva. Poiché i delfini comunicano con i suoni e movimenti del corpo, riescono a comprendere molto bene il linguaggio del corpo umano, captandone le necessità. Possono essere utilizzati gli acquari, soprattutto per soggetti fobici ed affetti da empatia con il mondo animale.

I programmi AAA o AAT non si possono applicare nei casi di zoofobia, ipocondria, psicosi maniacali e malattie mentali gravi, casi in cui i pazienti potrebbero sfogare la loro aggressività sugli animali con gravi conseguenze.

Molto importante è il tema della verifica dell'efficacia di questo tipo di interventi (Brasic, 1998).

Le difficoltà che si incontrano nel valutare questo tipo di terapia sono assimilabili a quelli riscontrati nella ricerca in psicoterapia; in primis la complessità dei disegni sperimentali e, in secondo luogo, la difficoltà nella valutazione dei cambiamenti e miglioramenti a lungo termine, piuttosto che i risultati macroscopici ed immediatamente evidenti. Tuttavia si ritrovano in letteratura studi in doppio cieco che dimostrano come soggetti gravi traggono vantaggio dalla terapia assistita con animali (Draper et al., 1990).  Gli effetti generali, validi per tutti i tipi di patologie, riguardano essenzialmente la riduzione dei livelli di stress ed il miglioramento delle possibilità di attaccamento sul piano affettivo cognitivo (Siegel, 1993).

Bibliografia

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Draper R. J., Gerber G. J., Layng E. M. (1990), Defining the role of pet animals in psychotherapy, Psychiatric Journal of the University of Ottawa. 15, 3, 169-172.
Francescato D. (2002), Ridere è una cosa seria.  L'importanza della risata nella vita di tutti i giorni. Mondadori, Milano.
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Friedmann E., Thomas S. A. (1995), Pet ownership, social support, and one-year survival after acute myocardial infarction in the Cardiac Arrhythmia Suppression Trial (CAST), American Journal of Cardiology, 76, 1213–1217.
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Orlandi M., Trangeled K., Mambrini A., Tagliani M., Ferrarini A., Zanetti L.(2007), Pet therapy effects on oncological day hospital patients undergoing chemotherapy treatment, Anticancer Ree, 27, 4301-4303.
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Vormbrock J. K., Grossberg J. M. (1988), Cardiovascular effects of human–pet dog interactions, Journal of Behavioral Medicine, 11, 509–517.
Zisselman M. H., Rovner B. W., Shmuely Y., Ferrie P. (1996), A pet therapy intervention with geriatric psychiatry inpatients, American Journal of Occupational Therapy. 50, 1, 47-51.

Pubblicato il 10/04/2008 alle ore 10:40

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