Le competenze del terapeuta ad approccio integrato

Boswell J. F., Nelson D. L., Nordberg S. S., McAleavey A. A., & Castonguay L. G. (2010). Competency in integrative psychotherapy: perspectives on training and supervision. Psychotherapy Theory, Research, Practice, Training, 47(1), 3–11.

Recensione a cura di Florinda Barbuto e Alessia D'Acunti.

 

Il numero di psicoterapeuti che identifica il proprio orientamento nell'approccio integrato è in continua crescita, eppure sono ancora pochi i programmi di formazione in psicoterapia che prevedono lo sviluppo di una pratica integrata.

Boswell, Nelson, Nordberg, McAleavey e Castonguay (2010) della Pennsylvania State University, hanno recentemente pubblicato un articolo su questo tema, evidenziando gli elementi principali della psicoterapia integrata e specificando come questa possa essere appresa durante la formazione e la supervisione clinica.

L’approccio proposto da Boswell, Nelson, Nordberg, McAleavey e Castonguay  è  basato sull'integrazione assimilativa e sui fattori comuni. Gli autori cercano quindi di identificare i fattori terapeutici comuni e i principi di cambiamento trasversali ai vari approcci e, partendo da un orientamento principale di riferimento, assimilano tecniche di altri orientamenti (Castonguay, Reid, Halperin, & Goldfried, 2003; Messer, 2001). Ad esempio, partendo da un approccio umanistico, si possono integrare delle tecniche cognitivo-comportamentali compatibili, rimanendo comunque nella cornice teorica dell'orientamento.  

Le componenti essenziali della "competenza integrata"

Secondo gli autori, la facilitazione del processo del cambiamento può essere considerata la competenza di base della psicoterapia. Goldfried (1980) ha individuato cinque fattori comuni che rappresentano cinque processi specifici del cambiamento:

  • promuovere un'aspettativa di utilità del percorso terapeutico;
  • stabilire un'alleanza terapeutica ottimale;
  • facilitare la consapevolezza del cliente;
  • fornire esperienze correttive;
  • promuovere una continua prova di realtà.

Questi processi possono essere promossi in modi diversi e con diversa efficacia dai differenti orientamenti. Ogni approccio, generalmente, è più centrato su alcuni processi e meno su altri. Ad esempio le tecniche rogersiane possono stimolare una solida alleanza (Castonguay & Beutler, 2006), mentre l'uso degli homework, tipico della terapia comportamentale ma estraneo alla terapia rogersiana, può fornire un'esperienza correttiva (Nelson, Castonguay, & Barwick, 2007). Inoltre, la ricerca clinica dimostra che possono esserci delle tecniche funzionali per una data coppia paziente-terapeuta, ma inefficaci per un'altra.

Secondo gli autori, quindi, la competenza principale del terapeuta ad approccio integrato riguarda la comprensione del cambiamento all'interno e all'esterno della propria cornice di riferimento primaria, unita alla conoscenza di un vasto repertorio clinico.

Un terapeuta ad approccio integrato competente è consapevole del processo di cambiamento che sta facilitando e delle caratteristiche del cliente che influenzano la scelta delle tecniche da utilizzare. Ad esempio, un cliente con un alto livello di reattanza potrebbe non trarre beneficio da una tecnica cognitiva come il dialogo socratico, ma potrebbe rispondere bene ad una tecnica umanistica come la riflessione empatica (Beutler et al., 1991). È importante, quindi, che il professionista sappia riconoscere questi aspetti e sia aggiornato e informato sulle evidenze empiriche riscontrate dalla ricerca, in modo da adattare le tecniche e le modalità terapeutiche al cliente con cui è in relazione.

Anche la capacità di stabilire una buona alleanza terapeutica è un elemento essenziale per un terapeuta ad approccio integrato, vista l'importanza riconosciuta a questo fattore dai vari orientamenti teorici e dalla ricerca scientifica. Secondo gli autori l'alleanza non va semplicemente promossa, ma anche costantemente valutata. Un terapeuta deve saper riconoscere e fronteggiare le inevitabili rotture della relazione utilizzando i contributi sul tema apportati dai diversi approcci.

Infine, secondo gli autori, è importante che un terapeuta ad approccio integrato sappia formulare una diagnosi, concettualizzare il caso clinico e pianificare il trattamento all'interno di un approccio multidimensionale. L'attenzione del terapeuta non deve fermarsi al sintomo, ma a tutto ciò che può essere utile per una buona riuscita del trattamento.

Il processo di supervisione in psicoterapia integrata

Da una prospettiva integrata, una supervisione competente include sia l'abilità che il desiderio di richiedere e fornire prospettive multiple (Norcross & Halgin, 2005). Il metodo promosso da Boswell, Nelson, Nordberg, McAleavey e Castonguay invita i colleghi in supervisione a formulare il caso partendo da un singolo approccio, per poi integrare le tecniche di altri approcci. In questo modo è possibile superare le limitazioni dell'orientamento di riferimento. Le tecniche da integrare vanno scelte con cura, basandosi sulle informazioni ottenute dalla ricerca empirica e dall'osservazione clinica.

Per illustrare al meglio il loro approccio alla supervisione clinica integrata, gli autori riportano un caso.

Una professionista aveva preso in carico una cliente con un Disturbo d'Ansia Generalizzato durante un tirocinio in psicoterapia cognitivo-comportamentale. La terapeuta e la paziente avevano già utilizzato con successo delle tecniche di ristrutturazione cognitiva, lavorando sulle convinzioni irrazionali della cliente. Malgrado la cliente fosse riuscita a consapevolizzare le sue convinzioni irrazionali, non riusciva a sradicare le sensazioni e le emozioni che le accompagnavano.

Per sbloccare l'empasse, il supervisore ha proposto una tecnica esterna alla terapia cognitivo-comportamentale: la tecnica gestaltica delle due sedie. La nuova tecnica avrebbe rappresentato una strategia diversa per ristrutturare il sistema di credenze della cliente. In questo modo la terapeuta avrebbe potuto aiutarla a sentire e spiegare le tendenze che sembravano battersi in lei: il razionale e l'irrazionale o, con una terminologia più umanistica, la parte cognitiva e quella emotiva.

Conclusioni

In conclusione, secondo gli autori, un approccio integrato richiede una buona conoscenza delle teorie del funzionamento umano e del cambiamento, oltre che un continuo aggiornamento sui risultati della ricerca in psicoterapia. Un buon terapeuta ad approccio integrato dovrebbe essere consapevole dei limiti del suo approccio primario ed avere la flessibilità di rivolgersi ad altri approcci.

Bibliografia

Beutler, L. E., Engle, D., Mohr, D., Daldrup, R. J., Bergan, J., Meredith, K., & Merry,W. (1991). Predictors of differential response to cognitive, experiential and self-directed psychotherapeutic procedures. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 59, 333-340.

Castonguay, L. G., & Beutler, L. E. (Eds.). (2006). Principles of therapeutic change that work. New York: Oxford University Press.

Castonguay, L. G., Reid, J. J., Halperin, G. S., & Goldfried, M. R. (2003). Psychotherapy integration. In G. Stricker & T. A. Widiger (Eds.), Comprehensive handbook of psychology (Vol. 8, pp. 327–345). New York: Wiley.

Goldfried, M. R. (1980). Toward the delineation of therapeutic change principles. American Psychologist, 35, 991–999.

Messer, S. B. (2001). Introduction to the special issue on assimilative integration. Journal of Psychotherapy Integration, 11, 1–4.

Nelson, D. L., Castonguay, L. G., & Barwick, F. (2007). Directions for the integration of homework in practice. In N. Kazantzis & L. L’Abate (Eds.), Handbook of homework assignments in psychotherapy: Research, practice, prevention (pp. 425–444). New York: Springer.

Norcross, J. C., & Halgin, R. P. (2005). Training in psychotherapy integration. In J. C. Norcross & M. R. Goldfried (Eds.), Handbook of psychotherapy integration (2nd ed., pp. 439–458). New York: Basic Books.

Pubblicato il 07/06/2010 alle ore 22:39

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