Panico da elezioni

Partecipazione politica e benessere

di Alessia D'Acunti

Abstract: La situazione italiana di incertezza politica contribuisce allo sviluppo di disagio psicologico nei cittadini, tra cui si registra un declino della partecipazione politica e l'assunzione di obiettivi individualistici. L'ottica individualistica, però, ci priva della fruizione dei servizi e delle risorse della comunità. In contrapposizione, la partecipazione alla vita politica e sociale rappresenta lo strumento per costruire il proprio benessere attraverso l'impegno verso il bene comune.

Keywords: partecipazione, benessere, Internet, glocalizzazione, comunità.

 

Panico da elezioni

L'EURODAP, Associazione Europea Disturbo da Attacchi di Panico, ha pubblicato sul suo sito i risultati di un sondaggio pre-elettorale in cui l'80% dei soggetti intervistati ha dichiarato di sentirsi a disagio per la situazione italiana di incertezza politica. Nell'articolo è riportato che "per due italiani su tre l'attuale situazione socio-politica del Paese sta sviluppando un disagio psicologico che può esternarsi in vario modo, con depressione, ansia generalizzata, panico".

Le elezioni sono passate e tutti ne conosciamo i risultati, ma sembra difficile effettuare una previsione sui futuri effetti della nuova situazione politica sul benessere psicologico degli italiani. C'è chi manifesta il proprio entusiasmo e chi la propria delusione, chi si sente rinfrancato dalla speranza di un futuro più sereno e chi si prepara al peggio. Il fattore comune tra i due poli è, però, la percezione di un'attuale condizione di confusione e instabilità. Da anni si denuncia da più parti un continuo discostamento dei cittadini dalla vita politica o, secondo un altro punto di vista, un allontamento dei politici dai propri concittadini. Già da tempo diversi autori denunciano il declino della partecipazione politica e della presenza democratica attiva (Sciolla, 2004). Come riporta Gelli (2005), negli anni Novanta vengono meno anche le forme più convenzionali di partecipazione politica, a causa anche della caduta delle grandi ideologie e della crisi dei partiti. Putnam (2000) notifica il declino del capitale sociale a favore dell'individualismo crescente che mina la competenza a convivere. Eppure, non si può pensare al benessere individuale come elemento scisso dal benessere collettivo: una comunità competente è in grado di fornire servizi, sostegno e risorse ai propri cittadini, ma sono i cittadini stessi che fondano la comunità e fanno sì che essa sia competente. A livello logico, questa relazione sembra evidente, ma nella realtà quotidiana può essere difficile vedere la connessione tra il proprio benessere e quello collettivo: pensare a se stessi sembra più che sufficiente e si dimentica che ognuno di noi contribuisce a costruire il contesto in a cui appartiene. L'ottica individualistica ci priva della fruizione dei servizi e delle risorse della comunità, perché non contribuisce a creare comunità. La partecipazione alla vita politica e sociale, in questo senso, diventa lo strumento per costruire il proprio benessere attraverso l'impegno verso il bene comune.

E' difficile fornire una definizione esaustiva del termine partecipazione, perché si tratta di un concetto complesso, ambiguo, multilivello (De Piccoli, 2005; Fedi, 2005) e trasversale a diverse discipline, quali sociologia, psicologia, scienze politiche ed economiche (Mannarini, 2005). Come elemento multivello, è stato analizzato attraverso le sue diverse dimensioni: componenti individuali (ad esempio: autoefficacia e autostima), intragruppo (ad esempio: stereotipi verso l'out-group) sociali e collettive (ad esempio: coesione sociale, norme e valori) (Wandersman e Florin, 2000), ma può anche declinarsi in diverse forme e modelli, che presuppongono livelli diversi di impegno e coinvolgimento che vanno dal semplice "far presenza" fino al coinvolgersi nei processi decisionali e gestionali (Cicognani, 2005). Angela Fedi (2005) ha condotto una ricerca che sottolinea la complessità del costrutto anche nella definizione comune del termine. L'autrice ha intervistato dei soggetti attivi in associazioni di volontariato, associazioni culturali, gruppi di promozione e recupero del territorio e partiti politici, con i due obiettivi di indagare la declinazione dei significati soggettivi attribuiti al concetto di partecipazione e rilevare differenti significati del concetto in relazione a diversi contesti. Come previsto, la partecipazione non è emersa come un nucleo tematico unico ed univoco, ma presentava notevoli differenze in relazione ai contesti culturali e territoriali.

In psicologia di comunità il concetto di partecipazione assume un ruolo molto rilevante. Nel lavoro di comunità la partecipazione è considerata contemporaneamente come il processo, il risultato e uno dei fini degli interventi finalizzati a promuovere lo sviluppo sociale e l'empowerment (Cicognani, 2005). L'empowerment è un costrutto multilivello che, a livello psicologico-individuale, è in grado di esprimere la capacità di controllare la propria vita e acquisire potere decisionale partecipando attivamente alla vita comunitaria, aumentando il proprio grado di consapevolezza e la capacità di influenzare l'ambiente (Kiefer, 1982), mentre a livello politico-socialie, si riferisce allo sviluppo del senso di efficacia collettiva e al potere che gli individui ritengono di esercitare sulle istituzioni (Francescato, Tomai e Ghirelli, 2002).

Se definiamo la partecipazione sociale come l'impegno e la responsabilità del singolo in un progetto dall'obiettivo collettivamente determinato (Wandersman, Florin, 2000), rendiamo evidente la connessione tra individuo e comunità soggiacente al concetto di partecipazione: una comunità competente e con un elevato senso di comunità stimola forme di partecipazione, che a loro volta rinforzano il senso d'appartenenza e di coesione (De Piccoli, 2005). La partecipazione alla vita locale, politica e sociale, è quindi uno strumento della collettività, che passa attraverso l'impegno del singolo, per creare aree di convivenza, in cui il fine è il benessere comune. Sembra che negli ultimi anni si stia creando (o ri-creando) una tendenza al localismo che comprende queste caratteristiche. In un mondo sempre più globale, però, la partecipazione non si limita alla comunità locale: Internet ha aperto nuovi spazi di partecipazione politica e sociale grazie alla capacità di mettere in comunicazione in modo economico e veloce un gran numero di persone anche territorialmente e culturalmente distanti tra loro. Lo scambio paritario di informazioni permette di rendere di interesse globale ciò che accade nel locale e di attivare forme di azione locali per argomenti di interesse globale, producendo quella che Hampton e Wellman (2000) hanno chiamato "glocalizzazione", cioè la compenetrazione, favorita da Internet, tra dimensione globale e dimensione locale del coinvolgimento sociale. La Rete si configura come la nuova frontiera della partecipazione, in grado di promuovere e favorire azioni collettive su temi di rilevanza locale e su grandi temi sociali. Ne sono un esempio i movimenti new global (Gelli, 2005), ma anche i movimenti minori, come La Libera Rete Civica del Nord Est di Roma, dove per rete civica si intende "un servizio telematico locale che mette a disposizione dei cittadini informazioni fornite dalle autorità locali, da imprese o da organismi sociali e da associazioni di cittadini stessi, permettendo a tutti i membri della comunità urbana che siano in possesso di un modem di partecipare a discussioni pubbliche su temi locali o comunicare per posta elettronica con altri membri della comunità" (RUR/CENSIS, 1996).

Forse la partecipazione politica non sta scemando, ma sta cambiando la sua forma: i cittadini si allontanano dai grandi partiti per inserirsi in reti paritarie in cui non si perseguono "ideologie" comuni, ma "obiettivi" comuni, spesso concreti, verificabili e locali, riconducibili però a finalità generali di difesa e promozione del bene comune (ambiente, diritti, energia, ecc..).

Bibliografia

Cicognani E. (2005). Partecipazione sociale: quali benefici per gli adolescenti? Psicologia di Comunità, 2, 89-100.

De Piccoli N. (2005). Sulla partecipazione. Psicologia di Comunità, 2, 27-36.

Eurodap (2008) Sfiduciati dal clima socio-politico: due terzi degli italiani depressi. Consultabile online all'indirizzo: http://www.eurodap.it/newsEventi/SfiduciaPolitica.aspx

Fedi A. (2005). "Partecipare significa..." l'immagine della partecipazione tra i militanti dell'azione collettiva, Psicologia di Comunità, 2, 55-66.

Francescato D., Tomai M., Ghirelli G. (2002). Fondamenti di psicologia di comunità. Principi, strumenti, ambiti di applicazione, Carocci, Roma.

Gelli B. (2005). Comunità ideale e partecipazione. Psicologia di Comunità, 2, 13-26.

Hampton K. N., Wellman B. (2000). Examining community in the digital neighbourhood: Early Results from Canada's wired suburb. Pp. 475-492 in Digital Cities: Technologies, Experiences, and Future Perspectives, Springer-Verlag, Berlin.

Kiefer C. H. (1982). The emergence of empowerment: the development of participatory competence among individuals in citizen organization, Division of Community Psychology Newsletter, n. 2, pp. 13-14.

Mannarini T. (2005). Di che cosa parliamo quando parliamo di partecipazione? Una rassegna degli articoli pubblicati tra il 1996 e il 2004 nelle riviste scientifiche internazionali di psicologia di comunità.Psicologia di Comunità, 2, 37-54.

Putnam R. D. (2000). Bowling Alone. Simon & Schuster, New York.

RUR/CENSIS (1996). Rapporto di ricerca: le città digitali italiane, presentato al convegno nazionale 'MUNICIPIA. Una rete per la qualità urbana' tenutosi il 6 Giugno 1996 presso la Fondazione San Carlo di Modena, disponibile online all'indirizzo: http://www.rur.it/iniziat/rapporto.htm.

Sciolla L. (2004). La sfida dei valori. Bologna: il Mulino.

Wandersman A., Florin P. (2000). Citizen participation and community organization. In Rapaport J., Seidman E. (Eds) Handbook of community psychology. New York: Kluwer Academic/Plenum Publishers, 247-272.

Pubblicato il 08/05/2008 alle ore 09:56

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