Peer Education

di Carla Bordoni, Brunella Filigonio, Alessandra Orsi, Lorena Toller

Abstract: Il progetto di peer education è stato realizzato in un liceo classico di Roma nel corso dell'anno scolastico 2008. Alcuni giovani con determinate caratteristiche sono stati scelti al fine di essere formati come facilitatori, rispetto ai loro compagni, delle relazioni all'interno del gruppo classe, per favorire la socializzazione e la valorizzazione delle risorse di ciascuno. La peer education è una strategia efficace per promuovere la salute psico-fisica e prevenire il disagio giovanile. Il percorso è stato strutturato per far acquisire e sviluppare alcune competenze e abilità (life skills), che rendessero i ragazzi più capaci di affrontare difficoltà e cambiamenti.

Keywords: Peer education, life skill, empowerment.

Nei mesi di marzo, aprile e maggio di quest'anno abbiamo realizzato, in qualità di counsellor, all'interno del Liceo Classico "Pilo Albertelli" di Roma, un progetto di Peer Education che ha visto coinvolti 14 ragazze e 8 ragazzi, scelti nelle classi V ginnasio e I liceo e suddivisi in due gruppi,  seguiti rispettivamente da una coppia di operatrici. Gli incontri sono stati sei, di due ore ciascuno, per ogni gruppo e si sono svolti di pomeriggio in orario extra scolastico, con un incontro finale, dove c'è stata la partecipazione e il coinvolgimento di entrambi i gruppi, per una sorta di "sperimentazione" dei ragazzi in merito alle competenze acquisite.

Partendo dal presupposto che l'educazione tra pari o Peer education possa essere considerata una strategia efficace per promuovere la salute psico-fisica degli adolescenti e per la prevenzione del disagio attraverso forme di educazione diversa da quella tradizionale, il progetto ha avuto lo scopo di formare dei peer educator. Si è cercato, cioò, di coinvolgere alcuni allievi nel processo insegnamento/apprendimento, facendoli agire come facilitatori delle relazioni, più esperti dei loro compagni, assumendo il ruolo di "agenti di cambiamento" presso i loro pari,  al fine di favorire la socializzazione all'interno del gruppo classe, valorizzare le capacità e gli interessi di ciascuno e eventualmente contribuire a ridurre il tasso d'evasione scolastica. La Peer education  è, infatti, "l'insegnamento o lo scambio di informazioni, valori o comportamenti tra persone simili per età o stato" ed è dunque un modo per diventare protagonisti consapevoli della propria formazione, contribuendo  a realizzare  uno degli obiettivi fondamentali dell'educazione scolastica: costruire e rafforzare il senso di efficacia personale e collettiva. La ricerca scientifica sugli effetti dell'autoefficacia, in particolare, ha messo in evidenza che le persone dotate di una certa fiducia nelle proprie capacità sanno misurarsi con compiti difficili, non si scoraggiano di fronte alle difficoltà, riuscendo anzi ad affrontarle in maniera costruttiva, magari intensificando gli sforzi. Il senso di autoefficacia, in altre parole, rappresenta un elemento importante e talvolta decisivo nel condizionare lo sviluppo di tutta una serie di abilità, indicate solitamente con l'espressione life skills (competenze di vita): la capacità di prendere decisioni e di risolvere problemi, il pensiero creativo, la capacità di critica, la comunicazione efficace, la capacità di relazionarsi con gli altri, l'autoconsapevolezza, l'empatia, la gestione delle emozioni, l'essere in grado di fronteggiare lo stress. Si tratta di capacità assolutamente necessarie ad affrontare la vita e lo stesso mondo del lavoro, ma che non sempre vengono percepite come "materie d'insegnamento".

Gli incontri con il gruppo dei peer educator sono stati da noi strutturati per far acquisire ai ragazzi scelti come futuri facilitatori un maggior potere personale (empowerment) e la capacità di riconoscere l'empowerment di gruppo, attraverso lo sviluppo di competenze e abilità (life skills), che potessero mettere in grado ciascuno di loro di affrontare le difficoltà e i cambiamenti con maggiori risorse.

Il percorso ha avuto quindi l'obiettivo di:

  • Aiutare i ragazzi a sviluppare una maggiore autostima, fattore centrale di un buon adattamento socio-emotivo, e una migliore collaborazione e interazione reciproca.
  • Incrementare l'assertività come modalità di una comunicazione efficace. Lo sviluppo di un comportamento assertivo consente, infatti, di relazionarsi in modo più positivo con se stessi e con gli altri, permette di riconoscere le emozioni, di comunicare gli stati d'animo, di apprezzare se stessi e gli altri.
  • Potenziare, di conseguenza, le abilità comunicativo-relazionali.
  • Sviluppare la capacità di saper gestire e risolvere i conflitti attraverso il problem solving, una tecnica utile al fine di sapere cosa occorra fare per risolvere un problema o affrontare una situazione difficile, tenendo conto di tutte le alternative possibili, consentendo in situazioni di conflitto di giungere ad un compromesso attraverso la negoziazione. L'abilità e il successo nella soluzione di problemi, infatti, oltre a diminuire lo stato di disagio accresce la competenza, il senso di autoefficacia e di autocontrollo emozionale. Di conseguenza migliora l'autostima.

Gli incontri hanno avuto come temi di volta in volta: la conoscenza reciproca, le relazioni interpersonali, la gestione delle emozioni, la comunicazione efficace, il problem solving.

La metodologia da noi utilizzata negli incontri è stata di tipo prevalentemente esperienziale, ispirata ai principi della psicologia umanistica e della psicologia gestaltica, secondo un approccio pluralistico integrato. Le tecniche usate per la formazione dei ragazzi, nelle diverse attivazioni del gruppo, sono state: il circle-time, il brain-storming, il role-play, le drammatizzazioni e i giochi interattivi, proprio per favorire la conoscenza reciproca, la comunicazione e la cooperazione all'interno del gruppo.

L'ultimo incontro, che ha visto la partecipazione dei due gruppi insieme, ha avuto la forma di una verifica conclusiva, nella quale mettere alla prova i ragazzi facendo loro sperimentare il ruolo di conduttori o agevolatori di una discussione, misurando cosè le loro capacità di comunicazione e di conduzione di un gruppo. Infatti ciascun gruppo ha avuto la possibilità di proporre un'attivazione. E ambedue le attivazioni sono state molto creative e partecipate.

L'incontro è terminato con il consueto giro finale di feedback, utilizzando un gomitolo di lana, perchè rendesse visibili le relazioni interpersonali che si erano create, sia nuove che vecchie, e, in conclusione, con la compilazione di un questionario da parte dei ragazzi con le loro considerazioni sull'intero corso.

Riassumiamo brevemente alcune delle osservazioni dei ragazzi, tratte dal questionario:

"Interessante, coinvolgente costruttivo."

"Educativo, divertente, intimo."

"Consapevolezza, tranquillità, unità, maturità, complicità."

"Mettersi faccia a faccia e sciogliersi è la cosa migliore e sperimentata maggiormente."

"Il tema che mi ha più coinvolto è stato quello delle barriere della comunicazione perchè riflettendoci ho capito che posso migliorare nel comunicare e nell'ascoltare gli altri."

"Tema molto interessante: gli ostacoli della comunicazione, perchè ritengo che al giorno d'oggi di ostacoli ce ne siano fin troppi."

"L'incontro che aveva come tema la rabbia è stato il più interessante perchè ho scoperto che sotto la rabbia ci sono tante altre emozioni."

"Vorrei approfondire questi temi perchè mi aiutano a crescere."

"Metterà in atto il mio nuovo modo di ascoltare, comprendere e vedere le cose."

"L'incontro sulle emozioni è stato fondamentale perchè mi ha insegnato ad essere più trasparente."

"Utilizzerò quanto appreso per colmare le divergenze che spesso ci sono nella mia classe."

"Consiglierei a tutti di partecipare."

"L'incontro sulle emozioni è stato il più interessante perchè sono riuscita a parlare di un fatto personale di cui non parlo spesso e sono riuscita a parlare controllando la rabbia."

"Mi ha emozionato conoscere gli altri ragazzi in così poco tempo e cosi bene cioè come se li conoscessi da sempre."

"Utilizzerò quanto appreso riportando alcune situazioni nel mio gruppo classe."

"Mi è piaciuto molto l'ultimo incontro perchè eravamo tutti insieme, ci siamo confrontati ed è venuto fuori che le emozioni suscitate dal percorso sono le stesse."

"Mi ha molto interessato l'incontro sull'ascolto attivo e passivo per cercare di sviluppare al meglio le mie capacità di ascolto e di attenzione."

Le interessanti considerazioni fatte dai ragazzi rappresentano per noi la migliore testimonianza dell'efficacia degli incontri, che hanno offerto loro uno spazio per sperimentare e affinare alcune capacità,  migliorando così  l' autostima e la fiducia in se stessi e negli altri, tappe queste necessarie all'acquisizione di un maggior empowerment personale e di un accresciuto  senso di autoefficacia. I ragazzi hanno mostrato  grande interesse per i temi trattati, coinvolgimento e partecipazione alle attività proposte e soprattutto hanno rivelato un enorme bisogno di essere ascoltati, di confrontarsi reciprocamente,  di condividere pensieri ed emozioni all'interno del gruppo dei pari, risorsa questa importante da valorizzare e riattivare nella scuola al fine di promuovere la salute psico-fisica degli adolescenti.

Bibliografia

Boda G. (2001), Life Skill e peer education è Strategie per l'efficacia personale e collettiva, La Nuova Italia, Milano.

Croce M. (a cura di), Gnemmi A. (2003), Peer Education � Adolescenti protagonisti nella prevenzione, Franco Angeli, Milano.

Dalle Carbonare E., Ghiottoni E., Rosson S. (2004), Peer Education, istruzioni per l'uso, Franco Angeli, Milano.

Marmocchi P., Dall'Aglio C., Zannini M. (2004), Educare le life skills � Come promuovere le abilità psicosociali e affettive secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, Erickson, Trento.

Pubblicato il 02/10/2008 alle ore 16:56

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