Sessualità e disabilità

Di Lelio Bizzarri

Abstract: L’articolo presenta l’esperienza del corso “Affettività, sentimenti e percorsi di educazione sessuale nelle persone con disabilità – Incontri Possibili”, attuato dalla Cooperativa ASPIC. Il diritto ad una sessualità piena e matura, proprio di ogni individuo adulto, viene espresso attraverso l’esperienza degli operatori, dei genitori e dei ragazzi disabili che hanno partecipato al corso. Questo percorso testimonia l’esistenza di un processo sociale che punta alla realizzazione olistica delle persone con disabilità.

Keywords: sessualità, disabilità, affettività, educazione sessuale. 

 

Incontri Possibili

Dopo la fortuna esperienza condotta in collaborazione con la Delegata alle Politiche per l’Handicap della Provincia di Roma Tiziana Biolghini, nel 2006-2007, la Cooperativa ASPIC anche nel 2009  ha promosso e condotto, con il patrocinio dell’Assessorato ai Servizi Sociali e alla Famiglia della Provincia di Roma, la seconda edizione del corso “Affettività, sentimenti e percorsi di educazione sessuale nelle persone con disabilità – Incontri Possibili”.

Incontri possibili appunto, questa era la sfida, l’interrogativo: è possibile far dialogare genitori, operatori e persone con disabilità sul tema della sessualità? È possibile che da questo dialogo sortisca uno svelamento autentico di emozioni e sentimenti? Sarà possibile costruire una zona franca nella quale genitori, figli e operatori possano ricercare e trovare un’empatia reciproca pur partendo da assunti ed esperienze diverse e in parte divergenti?

Il diritto di amare e di essere amati

La risposta è “sì è possibile” e seppur in maniera iniziale, lo abbiamo realizzato.

Abbiamo visto genitori mettersi in gioco, rievocare i ricordi della loro adolescenza e dei primi amori, li abbiamo visti tornare ragazzi per immedesimarsi nei panni dei loro figli, comprendendone il desiderio e lo sgomento verso la vita, l’amore e la sessualità. Alcuni si sono commossi, altri arrabbiati per le difficoltà dei figli e per gli amori che nascono e dopo un po’ finiscono, per le delusioni inevitabili a cui a tutti andiamo incontro. Eppure hanno anche saputo recuperare la speranza. Si sono guardati negli occhi tra genitori e si sono dati coraggio a vicenda. Il coraggio che serve per fare un passo indietro e lasciare che il proprio figlio metta in campo le sue risorse e persegua i propri desideri.

Abbiamo rilevato il profondo afflato umanistico degli operatori che fanno appello alle loro esperienze e alle loro emozioni nel prendersi cura dei loro utenti. Li abbiamo sentiti interrogarsi appassionatamente sui dilemmi esistenziali ed etici di cui si compone la quotidianità della loro professione e ricercare soluzioni possibili dopo aver rilevato un diritto inalienabile di questi giovani uomini e giovani donne disabili… il diritto ad amare ed essere amati. Li abbiamo visti confrontarsi appassionati con i genitori, dire: “dobbiamo stare vicino a questi ragazzi, incoraggiarli, spronarli… non permettere che si chiudano solo perché ad una certa età le cose diventano più difficili” e a loro volta rivolgere questo messaggio direttamente ai ragazzi incoraggiandoli a desiderare, scegliere e tentare! Alcuni hanno detto semplicemente: “Io ce l’ho fatta, potete farcela anche voi!”. Abbiamo visto questi operatori prendersi cura di loro stessi, prendendosi cura degli altri, darsi speranza, dandola agli altri.

Infine i ragazzi. Ci hanno insegnato a tutti, conduttori del corso compresi, il valore del silenzio, del vuoto, dell’osservazione e dell’ascolto. Il vuoto, quello fertile, che è il tempo che è necessario concedere per rintracciare i desideri, senza adeguarsi passivamente a quelli di mamma, papà o dell’operatore. Il silenzio che è difficile tollerare, ma che è l’imprescindibile postura di chi vuole attendere che un pensiero maturi, un emozione emerga e una speranza si realizzi. L’osservazione e l’ascolto che sono strumenti indispensabili per ricercare l’empatia profonda anche di ciò che a volte sembra incomprensibile, l’empatia che è possibile trovare al di là di ogni preconcetto, di ogni teoria e di ogni interpretazione.

Purtroppo non possiamo dire cosa sarebbe stato questo corso se avessero potuto partecipare anche ragazze disabili, quale contributo avrebbero potuto dare ai loro coetanei e a tutti noi. Non possiamo che sentirci un po’ tristi e un po’ handicappati, pensando che ancora oggi per le ragazze disabili il diritto alla sessualità è meno diritto rispetto ai loro pari di genere maschile. D’altra parte questo pensiero malinconico ci rimanda subito al desiderio e all’entusiasmo di rinnovare la sfida di costruire una nuova edizione del corso, nella speranza di poterla arricchire di nuovi spunti.

Una sessualità piena

Siamo coscienti di quanto ci sia da fare affinché le persone, tutte e non solo quelle disabili, si riapproprino di una sessualità piena, matura, consapevole e foriera di felicità. Siamo altresì consapevoli che per gli uomini e le donne disabili questo percorso è ancora più arduo. Nonostante tutto, non possiamo non rilevare che da anni nel nostro paese si è avviato  un processo sociale, che punta alla realizzazione olistica delle persone con disabilità e che passa per l’opera pionieristica di singoli così come per l’intento costruttivo delle Istituzioni e/o delle associazioni del settore. Un processo sociale nel quale come Cooperativa ASPIC vogliamo confluire e al quale stiamo dando il nostro contributo significativo.

Pubblicato il 12/06/2009 alle ore 15:32

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